Lunedì, 23 Ottobre 2017
Martedì 01 Marzo 2005 14:01

Ma la notte Parte 1/4

Valuta questo articolo
(0 voti)

Ma la notte

· Giovani che scandiscono le loro giornate con un interrogativo: è qui la festa? · Non è questo un segno del disimpegno con il quale si educano le nuove generazioni? · Ma la nostra festa, quella vera, non deve finire, non finirà: perché noi siamo "la festa".

Prima parte

(L'immagine della notte)

Poche immagini hanno stimolato la
fantasia e la ricerca come quella della notte. Punto d'incontro del
mistero per eccellenza, recinto nel quale si confinano le paure più
antiche, terreno in cui prendono corpo e si materializzano i sogni,
traguardo ambito di ogni saggezza per chi aspetta consiglio, palestra
di sfida per chi decide di osare oltre le soglie del lecito, incubo
insuperabile per gli ammalati e gli agonizzanti, momento di riflessione
e contemplazione per chi, travolto dai ritmi del giorno, non sa trovare
altri attimi per fare deserto dentro di sé. Tutte le scienze si sono
imbattute prima o poi nello studio e nell'esplorazione della notte,
fino a dare, appianandone le spigolosità più antiche, e più
frequentate, immagini e spiegazioni razionali che hanno finito col
togliere fascino e mistero al fenomeno più vecchio dei tempi. La
fantasia popolare, poi, ha riempito l'immaginario comune di figure e di
proverbi, tanto da rendere per luoghi comuni e impoverita della sua
primitiva incisività, il senso più profondo della notte… "Peggio che
andar di notte, lavoro fatto di notte non val tre pere cotte; farsi
notte avanti sera; la notte porta consiglio; ogni cuffia è buona per la
notte…".

In questa ultima generazione, fra le tendenze che
hanno trasformato i costumi, c'è quella che si adagia sul ribaltamento
dei tempi. A macchia d'olio, i nostri giovani - tanto per usare un
altro luogo comune - scambiano il giorno con la notte. Iniziano a
divertirsi esattamente nel momento in cui la generazione che li ha
preceduti andava a riposare e lasciano ben intendere che, sui tempi e i
modi di gestire la loro festa, non gradiscono interferenze. I ritmi, le
parole e i motivi delle loro canzoni sono così entrati a far parte del
quotidiano, quasi un intercalare, che ormai può definirsi uno stile. E
non avremmo mai fatto un esame di coscienza se questo loro "distrarsi"
non fosse stato portatore dei lutti e dei dolori che riempiono le
cronache del dopo-discoteca. Ma noi adulti, così pieni di
responsabilità e saggezza, prima di abbandonarci a sterili invettive
contro la società malata, cosa facciamo perché l'alternanza del giorno
e della notte sia per tutti un'occasione di festa da conciliare con la
garanzia di serenità?

GIOVANNI SCALERA

Psicologo – Siena

da "Famiglia domani" 1/2000

Ultima modifica Giovedì 05 Maggio 2005 11:13

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito

news