Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Martedì 01 Marzo 2005 14:05

Ma la notte Parte 4/4

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Ma la notte ...

Quarta parte

La festa siamo noi

È notte. Le luci e i suoni della
discoteca ipnotizzano un popolo di giovani che fa le corse con la luce
dell'alba per sfruttare ogni attimo di questa vita magica. Anche
un'altra parte di giovani, vinta dalla stanchezza della giornata, vive
la sua seconda vita: quella dei sogni. Passato il tempo della casa con
stanze comunicanti, ora, che i figli sono grandi, si vive in spazi
delimitati da porte, quasi sempre chiuse. Come si fa a resistere alla
tentazione di profanare quegli spazi ed entrare, ogni tanto e senza
svegliarli, per sussurrare loro la buona notte!?... Osservandoli in
silenzio, si potrebbero vedere i fantasmi della loro infaticabile
giornata che ancora ruzzano e si rincorrono in quelle teste
scapigliate, ora prodigiosamente calme. La vita dei figli resta
impressa nella mente dei genitori, per tutti gli episodi che,
caratterizzandola, danno ai ricordi un senso di gioia. La nostalgia dei
momenti passati, che viene a galla tutte le volte che uno dei due
inizia con "Ti ricordi quella volta...", è di sicuro fra i doni più
belli, anche se struggenti e graffianti, che il Signore ha messo
nell'animo dell'uomo.

Se qualcuno ha vissuto l'esperienza dei figli ai
campi-scuola, è impossibile che abbia dimenticato il momento che
prepara il rituale dei saluti. Ai lavori dell'ultimo giorno, in genere,
sono ammessi anche i genitori, ma ci vuol poco per accorgerci che, in
quel giorno, gli unici intrusi sono proprio loro. Chi si aspetta
un'accoglienza particolare e calorosa, quasi sempre si sbaglia: è
l'amore egoista e distratto dei figli. Nei ragazzi c'è un clima di
gioia e di euforia che la presenza degli adulti sicuramente disturba
perché loro, i giovani, sanno che quelli sono i momenti più preziosi,
quelli in cui, oltre a scambiarsi gli indirizzi, ci si possono dire
quelle cose che i ritmi e le paure della settimana non hanno permesso,
ma che ora, superando la barriera del pudore, e con tutta
l'immediatezza e la spontaneità che solo loro hanno, potrebbe
materializzarsi, come per miracolo, uscendo dal chiuso dei loro animi.
Qualche buontempone ha battezzato questo momento, definendolo come "la
festa delle grondaie" per sottolineare che alla fine, tutti, dai più
teneri ai più incalliti, si lasciano coinvolgere dal pianto. Ed è di
sicuro un pianto sincero perché quella separazione tanto straziante,
fin quando non sopraggiungerà la rassegnazione, la si continuerà a
credere temporanea.

Ma in quel clima così rumoroso e pieno di
imprevisti, alcune cose sembrano sottolineare quello che i giovani
hanno imparato a condividere: il senso della festa. In uno di questi
raduni, alcuni anni addietro, ho avuto la fortuna di ascoltare un canto
allelujatico particolarmente espressivo. Come non lasciarsi contagiare
dall'emozione clic i ragazzi vivevano!?... Le loro chitarre andavano al
massimo; le loro voci, perfettamente miscelate, si levavano come fumo
di incensi, mentre, con le mani intrecciate a corona sulle loro teste,
in un grande, unico abbraccio, si dondolavano cantando: "La nostra
festa non deve finire, non deve finire, e non finirà". E prima ancora
che avessi il tempo di commentare dentro di me, con scetticismo,
"finirà, finirà.., passerà come tutte le feste e lascerà il posto al
quotidiano...", è arrivata, dal loro canto, la risposta: "Perché la
festa siamo noi!". Impossibile negare che in ognuno di noi c'è qualcosa
di molto vecchio che sfugge alle comune analisi dove si danno
appuntamento messaggi intraducibili che non possono essere ridotti alla
voce del sangue, né alla astrazione delle metafore, ma sulla cui
essenzialità - bellezza e importanza capaci di perforare il buio dei
secoli - credenti e pagani si trovano d'accordo: il senso della
religiosità. I giovani, quando il loro entusiasmo è sano e trascinante,
sanno insegnare questo ed altro alle generazioni che li hanno cresciuti
e che ora non sanno rassegnarsi a fare da spettatore ai grandi
cambiamenti che la storia propone. Le nostalgie hanno sempre un sapore
amaro, ed ogni genitore le custodisce, portandole in sé con un
brandello dell'età giuliva dei figli. Ma quei giorni dal profumo
selvaggio e rinchiusi dentro un'anfora di creta, possono far sognare.
Forzare la strada per rivivere la giovinezza dei figli sarebbe come
cercare il canto melodioso nel nido ormai vuoto di un usignolo. La
gioia e la festa hanno sempre dei limiti segnati dal campo delle
emozioni tramontate o segrete delle quali sarebbe imprudente, oltre che
indiscreto, entrare. Anche per un genitore.

GIOVANNI SCALERA

Psicologo – Siena

da "Famiglia domani" 1/2000

Ultima modifica Domenica 08 Maggio 2005 18:10

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