Martedì, 17 Ottobre 2017
Martedì 01 Marzo 2005 14:07

I segnali di disagio nelle varie età

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Per noi adulti è spesso difficile comprendere i segnali di disagio che i bambini e i ragazzi manifestano... quante volte alla domanda di rito "come stai?" il bambino risponde bene anche quando è visibilmente agitato, in imbarazzo o comunque in 
difficoltà? Probabilmente sempre. Non è infatti nella comunicazione 
verbale intenzionale che si possono rintracciare questi segnali ed è
 per ciò che il comportamento risulta un osservatorio privilegiato.

 

Per noi adulti è spesso difficile comprendere i segnali di disagio che i bambini e i ragazzi manifestano.

Vi sono sicuramente almeno due motivi
 alla base di questo fenomeno: il primo, vi è una tendenza generale a 
negare la sofferenza nella giovane età, perché pensiero inconcepibile e 
troppo doloroso; il secondo, le manifestazioni che i piccoli mostrano
 non sono equivalenti ai segnali degli adulti, questo anche perché i
bambini spesso non hanno la consapevolezza di sperimentare una
 situazione di disagio interiore - quante volte alla domanda di rito "come stai?" il bambino risponde bene anche quando è visibilmente agitato, in imbarazzo o comunque in 
difficoltà? Probabilmente sempre. Non è infatti nella comunicazione 
verbale intenzionale che si possono rintracciare questi segnali ed è
 per ciò che il comportamento risulta un osservatorio privilegiato.

Il disagio potrebbe essere definito come uno 
stato emotivo, che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti
 disfunzionali che non permettono al soggetto di vivere adeguatamente le 
attività di gruppo, di apprendere con successo a scuola,
 utilizzando il massimo delle proprio capacità cognitive, affettive e 
relazionali. Il disagio è sempre il risultato dell'interazione tra 
variabili relative al soggetto e variabili relative al contesto in cui
 il soggetto è inserito.

In linea generale, i segnali di disagio variano in funzione dell'età e della personalità. Così
 ad esempio, il sentimento dominante di tutti i bambini che assistono
 continuamente ai litigi dei genitori, in una situazione quindi di 
conflitto aperto, è quasi sempre l'angoscia.

Se i bambini in questione sono piccoli questa prenderà la forma prevalente di sintomi somatici (cioè che esprimono attraverso il corpo) quali mal di pancia, mal di testa, dolori di varia natura, difficoltà a mangiare e a dormire.

I bambini più grandi invece che incominciano 
a riflettere su quanto sta accadendo reagiscono alla sofferenza con il 
senso di colpa, credendo cioè di essere responsabili delle tensioni
 familiari. I segnali comuni di questo disagio sono più legati al comportamento
 esterno: insuccessi scolastici, disinteresse verso i pari e il gioco, 
tristezza, chiusura in se stessi o all'opposto manifestazioni 
aggressive.

La scuola rappresenta senza dubbio uno dei contesti 
più importanti per i bambini e i ragazzi è un luogo di esercizio e
 sperimentazione dei compiti evolutivi, cioè degli obiettivi e delle 
tappe che permettono il passaggio dall'infanzia all'età adulta.
 L'intreccio tra i compiti evolutivi e compiti scolastici talvolta 
risulta conflittuale e tormentato generando difficoltà di rapporto con 
lo studio e la vita scolastica. Si può considerare l'insuccesso
 scolastico come esito della combinazione di fattori ambientali ed 
individuali. Tra i primi si possono considerare: la struttura fisica 
della scuola (edifici degradati, mancanza di aule, laboratori e sussidi
 didattici, spazi verdi ecc.), l'atteggiamento degli insegnanti, il
 metodo di insegnamento, le modalità di coinvolgimento della classe nel 
suo insieme e degli studenti problematici al suo interno. Tra i
 fattori individuali, gli aspetti di vulnerabilità psicologica che più 
frequentemente si riscontrano sono: irrequietezza ed aggressività che 
caratterizzano i ragazzi che mostrano difficoltà a concentrarsi, 
iperattività, impulsività e scarsa tolleranza alle frustrazioni; paura
 della scuola che segnala la difficoltà di separarsi dalla sicurezza dai
 legami familiari per frequentare la scuola che diventa per questi
 bambini e ragazzi fonte di angoscia; la timidezza e la vergogna, che 
può esitare facilmente in inibizione.

Un ulteriore segnale di disagio è dato dalle "fughe": 
l'allontanamento da casa o da scuola avviene sempre in determinati 
periodi di crisi. Il bambino più piccolo può allontanarsi da casa in 
modo impulsivo in seguito ad una grande frustrazione per ricercare una 
via di uscita ad un problema che per lui è insolubile. Per 
l'adolescente l'azione è la forma di espressione privilegiata di 
conflitti e tensioni e la maniera più diretta si scaricare l'angoscia. 
La fuga da casa può allora diventare un modo di affrontare le 
difficoltà attraverso l'azione: trova una soluzione pratica ad un
problema che è di natura relazionale-emotiva.

Infine è necessario accennare ai segnali di allarme che i ragazzi manifestano. Sappiamo che l'adolescenza è legata al
 concetto di crisi e disagio in modo fisiologico: le trasformazioni del
 corpo e le pulsioni sessuali che nascono in questo periodo portano ad
 un senso di sé che si smarrisce. Il problema dell'identità è fortemente
 connesso al concetto di limite come confine. Il conflitto diventa 
l'elemento di individuazione e di maturazione della propria identità.

All'interno di questa cornice si inseriscono i segnali di allarme:
 comportamenti estremi che si correlano al tentativo di trovare confini 
interni attraverso condotte autolesive (come l'uso di sostanze,
 disturbo del comportamento alimentare, le sfide alla morte) e confini
 esterni attraverso comportamenti di devianza sociale (le bande 
giovanili).

Ultima modifica Giovedì 01 Agosto 2013 20:07

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