Martedì, 24 Ottobre 2017
Martedì 01 Marzo 2005 14:11

Riti nella società di oggi (Differenziando i caratteri)

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In questa nostra
 epoca, che qualcuno ha definito dell'individualismo di massa, il
 singolo individuo rischia di perdersi. E soprattutto chi sta crescendo. 
L’individualismo di massa propone un punto d'arrivo, una meta, che
 viene definito in vari modi, da benessere a ricchezza e potere, a vita
 tranquilla e senza pensieri. Ma questo obiettivo non basta a orientare.


Anche sostituendolo con termini più nobili e come si dice, valoriali,
 ci potremmo perdere. Ci mancherebbero delle scansioni, dei punti di
riferimento nell'itinerario che vogliamo e/o dobbiamo compiere. E
 questi punti di riferimento possono essere anche i miti ed i rituali
 della nostra quotidianità.

Ne abbiamo bisogno per crescere. Il passaggio dal
 giorno alla notte è un fatto quotidiano. E senza un piccolo rito della
sera - naturalmente anche della mattina - noi viviamo come se fossimo
 fuori del tempo comune a un’intera comunità, a una società e anche al
mondo. Siamo prigionieri dell'autoreferenzialità. Vuol dire riferirsi
 solo a sé stesso, ai propri umori, alle proprie voglie, senza badare se 
sono elementi di disagio per altri.

Tutti noi possiamo notare e vivere il
 disagio provocato da chi non si accorge nemmeno della differenza fra 
giorno e notte. Fa parte della piccola conflittualità urbana il chiasso
notturno dell'uscita dai cinema o dalle pizzerie, sotto la finestra di
 chi potrebbe, e vorrebbe, dormire; la televisione o la musica a tutto
volume, e tante altre forme di scarsa attenzione agli altri, e
all'implicito accordo sociale che pone la notte come tempo di riposo il
 giorno di attività. E questo indipendentemente dai comportamenti 
individuali; o meglio: intendendo che i comportamenti singoli tengano 
conto di ciò che è convenuto socialmente. L’individuo sociale ha bisogno di riti, che hanno un forte valore simbolico e aggregano una collettività. Le dittature si avvalgono dei riti e li impongono, pensando così di aggregare e
 sottomettere. Ci segnalano i rischi dei rituali come strumento di
potere e di controllo. Chi non partecipa si segnala automaticamente 
come sovversivo e deviante, e come minimo vive una solitudine che può
 essere dolorosa. Il consumismo utilizza i riti per imporre la
 sua logica che viene definita pervasiva, perché è capace di infiltrarsi
 in ogni piega della nostra vita. Lo scolaro deve avere un certo equipaggiamento, come l'automobilista. Le feste delle mamme e dei papà
 si insinuano nei sentimenti più autentici. Le feste religiose sono 
l'occasione per utilizzare le immagini simboliche allo scopo di vendere
 prodotti, e di suggerire visioni di rituali che sembrano meno validi se 
non c'è quel certo oggetto. I riti fanno vendere, e paradossalmente
rinforzano quello che abbiamo chiamato individualismo di massa. 
Insomma: riti e rituali sono sempre vicini a rischi e imposture.

Come uscire da questo problema, avendo affermato la 
loro importanza e nello stesso tempo segnalato la loro possibile
 strumentalizzazione? Chi ha delle responsabilità educative ha il dovere 
di comprendere bene la loro importanza e la loro funzione.

La proposta scout, che è parte importante
 dell'educazione attiva, si rivolge ad un gruppo eterogeneo; anche, ma
 non solo, perché è composto di persone di età diverse. Ma la diversità
è considerata una forza e una risorsa, per distribuirsi le 
responsabilità, per sviluppare le competenze originali di ciascuno, per 
tracciare un percorso e fare una strada che sia nello stesso tempo
 comune e individuale. Il singolo non è "condannato" all'individualismo 
di massa, ma è individuo sociale: originale con gli altri, ma senza gli
altri.

Il gruppo eterogeneo sta insieme anche grazie ai riti.
 Cresce come gruppo, e sa accogliere chi entra ed è più piccolo o più 
piccola, perché immediatamente è comprensibile l'organizzazione e la 
finalità di ogni incontro e di ogni azione, grazie alle "cornici" che 
sono i riti. Noi stiamo vivendo un'epoca di grandi movimenti di
 popolazioni. Dalla campagna alle città, ma anche viceversa. Da alcune 
parti del mondo ad altre. La società in cui viviamo è multietnica, 
e questo al di là delle singole leggi. Immaginiamoci di essere nei 
panni di chi arriva da un altro contesto, e deve cercare di comportarsi
 in maniera adeguata al nuovo ambiente in cui vive e vivrà.
 Comprenderemo in parte da ciò che viene detto, ma molto di più dalle
 comunicazioni informali. Andremo alla posta e capiremo se c'è l'usanza 
di disporci in una fila ordinata, vedendo che c'è proprio una fila
ordinata imiteremo. E i rituali ci potranno segnalare, molto più delle 
parole che potremmo anche non comprendere a pieno, ciò che potremo 
fare. I rituali sociali ci permetteranno di prevedere quando è 
opportuno fare certe cose, e come farle. Proprio grazie a questo, 
avremo una maggiore possibilità di sviluppare un nostro stile personale
e originale non minacciato dal trovarsi, senza saperlo, spianati e 
fuori posto. I riti sono importanti e dobbiamo sottrarli al rischio 
delle dittature e all'impostura del consumismo. La proposta scout può
 contribuire a questo. Non certo con la presunzione di trasformare la 
società in movimento scout. Ma certo sforzandosi di riscoprire al
 proprio interno l'autenticità dei riti. E impegnandosi, nella società
 civile, di riscoprirne l'utilità senza strumentalizzazioni.
 L’accoglienza e la strada insieme ne hanno bisogno.

Andrea Canevaro, Professore Ord. di Pedagogia Speciale, Direttore Dipartimento Scienze dell’Educazione, Univ. Bologna

 

Ultima modifica Lunedì 02 Dicembre 2013 08:59

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