Giovedì, 25 Aprile 2019
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Sabato 26 Giugno 2004 11:29

2) Il peccato Gen 2-3

L’UOMO: LIBERTA’ FERITA E LIBERTA’ DONATA
don Marino Qualizza



A. 2. Il peccato : Genesi 2-3


Come sa chi ha letto la Bibbia, del peccato si parla nel capitolo terzo della Genesi; ma per comprenderne la portata e valutarne le conseguenze è necessario collegarlo al secondo capitolo, dove non si parla di peccati, ma del progetto di Dio nei riguardi dell’umanità. Infatti, il peccato non fa parte del progetto di Dio, come qualcuno potrebbe pensare e di fatto ha anche pensato nel corso dei secoli. Alcuni, colpiti dalla diffusione e dalla forza del male e del peccato, hanno pensato di collegarlo in qualche modo a Dio, rendendolo responsabile di questa tragica situazione. La risposta della Bibbia è molto chiara al proposito: Dio ha creato gli uomini e li ha collocati in un posto ideale, nel giardino dell’Eden (2, 8). Ed a scanso di equivoci e di interpretazioni fantasiose, che mai sono mancate, si dice che l’uomo è stato posto in questo giardino, perché lo lavorasse e lo custodisse (2,13).



 2.a. Il progetto di Dio

Nessuna concezione romantica o arcadica, ma la coerenza con quanto si legge in Genesi 1: Dio lavora e crea e l’uomo è chiamato a partecipare a questo lavoro di Dio, portando a compimento l’opera della creazione. Del lavoro dunque, qui si dà una valutazione oltremodo positiva, perché esso viene associato al lavoro di Dio nella conservazione del creato. Tutti i discorsi che una volta si facevano, indulgendo alla fantasia, di un mondo irreale, perché libero dall’impegno di una vita degna di Dio, vanno abbandonati, appunto perché sono parto di fantasia e non corrispondono al contenuto del messaggio biblico.Ciò che resta è la nobiltà di una vita, fondata sul duplice valore del lavoro e della famiglia. Infatti il capitolo secondo termina con il richiamo alla famiglia. Si parla infatti della creazione della donna, perché il progetto di Dio sull’umanità sia completato. Senza la donna non c’è la normalità dell’esistenza umana, fondata appunto sulla famiglia.



2. b. Dio impegna gli uomini

Ma  questo progetto di Dio, così bello e armonioso, non si realizza automaticamente, per inerzia. Agli uomini vengono poste delle regole, viene indicato un criterio, che può essere anche considerato come limite e quando viene sentito come tale, allora cominciano i dubbi e i sospetti. <<Il Signore diede questo comandamento all’uomo:”Di tutti gli alberi del giardino tu puoi mangiare; ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiarne, perché nel giorno in cui tu te ne cibassi, dovrai certamente morire”>> (2, 16-17). È posta qui in evidenza una verità fondamentale dell’esistenza umana: la sua creaturalità, che non gli permette di essere fonte autonoma di ciò che è bene e di ciò che è male; cioè l’uomo non crea le regole morali, ma le trova.
Da qualcuno o meglio da tutti, questo è sentito come un limite o meglio ancora, come una limitazione. Il sentire questo non è nulla di sbagliato, ma può essere la fonte dei sospetti e dei dubbi nei riguardi di Dio. È così che si insinua la tentazione. In Genesi 3 essa è descritta in modo psicologicamente straordinario. Il cuore della tentazione, che questa volta viene dall’esterno – il serpente, da sempre simbolo ambiguo di vita e di morte – sta nella affermazione centrale che tutto spiega: <<Voi non morirete affatto! Anzi, Dio sa che nel giorno in cui voi ne mangerete, si apriranno i vostri occhi e diventerete come Dio, conoscitori del bene e del male>> (3, 4-5).



 2. c. Il cuore della tentazione

Ecco il punto: voi diventerete come Dio! Qui è il cuore del problema ed anche la sua soluzione. Il peccato del primo uomo non è solo il primo peccato, ma è quello esemplare e specifico della creatura, di ogni creatura intelligente, perché solo gli essere intelligenti possono peccare. Esso viene posto all’origine della storia, non solo in senso cronologico, ma anche in senso teologico: ogni peccato umano, se è peccato, porta in sé questa connotazione fondamentale: il rifiuto di essere creatura e il desiderio di essere Dio. La storia umana è determinata da queste due scelte o aspirazioni umane. In tal senso la storia umana, in tutti i suoi risvolti, ha come spiegazione finale la natura religiosa dell’uomo, rifiutata o accolta.
Questa pagina biblica è dunque una pagina che si sta scrivendo continuamente, senza sosta. Qui non ci troviamo di fronte a verità arcaiche, ma alla fonte stessa dell’attualità, anche nei suoi aspetti più tragici. Genesi 3 è una delle pagine più attuali della Bibbia, non solo, ma della civiltà in assoluto. Infatti il rifiuto della creaturalità, cioè del fatto di essere creature e quindi di non avere in noi il fondamento dell’esistenza e della sua realizzazione, provoca in noi un senso di rivolta contro il Creatore. È un dato istintivo, che è non peccato se non quando diventa rifiuto. Non dobbiamo pensare che sia stato inserito in noi dopo il peccato. Perché questo renderebbe addirittura impossibile fisicamente il peccato. Questo dipende dal fatto che siamo creature limitate, perché creature. Ma questo limite è anche la nostra identità, che chiede di trovare in Dio il suo punto di riferimento, ed anche la sua attuazione. Diventare noi stessi nel cammino storico della nostra libertà, richiede proprio l’impegno della libertà e la scelta positiva di Dio, che si pone come indispensabile in ogni situazione. La nostra esistenza è determinata positivamente dalla scelta di Dio come lo spazio infinito della nostra libertà. C’è qualcuno a cui questa condizione non piace e la rifiuta; questo è il peccato.



2.d. Il peccato, rifiuto e pretesa

Ma c’è un secondo aspetto. Il rifiuto della nostra condizione di creature è accompagnato dal contemporaneo desiderio di essere come Dio. Le due cose si toccano e in pratica sono la stessa cosa. Le aspirazioni umane non possono essere limitate, ma sono infinite per se stesse. Si identificano con il desiderio di essere Dio stesso. Anche in ciò nulla di male, per sé, perché questo desiderio viene in noi da Dio stesso. E’ il segno che siamo sue creature, è il riflesso della nostra origine ed anche del nostro tendere a lui. Ma se si rifiuta la nostra creaturalità, il desiderio di essere Dio è vissuto in modo sbagliato ed irriverente: si vuole diventare dio a prescindere da lui, quasi sostituendosi a lui. È in pratica le negazione di Dio.
Vediamo allora, nuovamente, in questa pagina della Bibbia, qualcosa di estremamente profondo, serio e semplice ad un certo tempo. C’è solo da lamentare una certa dispersione della spiegazioni teologiche che fino al recente passato hanno allontanato l’attenzione dei credenti e non dalla semplice verità di questo testo, per sbizzarrirsi in ipotesi e motivazioni assolutamente fuori tema. Qui si gioca il tema formidabile della vera autonomia e libertà dell’uomo, di ogni uomo. La libertà umana si vive nella gioiosa accoglienza del nostro rapporto con Dio. E’ in questa luce che ci si apre alla prospettiva di un Dio che è Padre e non padrone, libertà e non dispotismo.



2.e. Luce sulla storia del mondo

Tornando al tema e ribadendo l’attualità di questa pagina biblica, vediamo anticipata in essa la storia dell’umanità, soprattutto del mondo occidentale, proprio quello più legato al mondo biblico. Proprio in Occidente, si è verificato un distacco progressivo da   Dio, a motivo della impostazione culturale di questo nostro mondo. In esso si è imposta una contrapposizione esclusiva, un aut aut assoluto che non promette nulla di buono: o Dio o l’uomo, questa è la pericolosa alternativa del mondo occidentale. Ed ha avuto la sua attuazione con i danni che ne sono seguiti. Perché se Dio e l’uomo sono in competizione, i risultati nella storia umana sono sempre e solo negativi, perché arrivano a questa assurda contrapposizione: quanto più si afferma Dio, tanto più si deprime l’uomo e viceversa.
Questa non è la visione biblica, ma il segno di quel peccato che divide e turba il cuore dell’uomo e la sua storia intera.



 2. f. L’uomo non è abbandonato da Dio

Il Dio della Bibbia è il Dio dell’armonioso incontro fra Dio e l’uomo. Dio come la forza che rende possibile la storia umana della libertà. Non un Dio invidioso della libertà umana, ma suo artefice. Il contrario è peccato, in quanto dà corso alla tentazione che mette in dubbio la verità di Dio e la bontà dell’inclinazione del cuore umano a lui. Ma non possiamo dimenticare un altro aspetto, che in Genesi 3  non è di poco peso. La storia umana non è segnata solo dal peccato e mai il peccato è stato l’unica forza che ha retto i destini dell’umanità. Dio non ha abbandonato gli uomini.la Bibbia lo registra in modo chiarissimo. <<Io porrò una ostilità fra te e la donna e tra il lignaggio tuo ed il lignaggio di lei: esso ti schiaccerà la testa e tu lo assalirai al tallone>> (3, 15)
La storia dell’umanità anche nel peccato, è guidata da una forza più grande, quella della bontà di Dio che si esprime nella misericordia e nel perdono. Questa forza ha sempre accompagnato gli uomini fino alla venuta di colui che il mondo ha aspettato come salvatore, il Cristo Signore.

Pubblicato in Teologia
Sabato 26 Giugno 2004 11:13

1) Bontà e creazione Gen 1

L’UOMO: LIBERTA’ FERITA E LIBERTA’ DONATA
don Marino Qualizza


A. 1. Bontà della creazione: Genesi 1


Il racconto biblico della creazione è il risultato di una lunga riflessione e soprattutto di una esperienza, alla cui origine e radice si trova la grande epopea raccontata nel libro dell’Esodo. E’ in questa luce infatti che si può parlare a ragion veduta della bontà della creazione. Qui si intrecciano due questioni: il racconto della creazione precede o segue l’esodo? E se lo segue in che modo questo è alla base della narrazione di Genesi 1?



1.a.  La fede biblica è storicamente determinata

La risposta a questa domanda importante è data dalla qualità della fede biblica. Essa non è il risultato di riflessioni filosofiche, importanti o meno, ma di una serie di eventi che hanno cambiato la storia dei credenti di cui ci parla la Bibbia. E il centro e il cuore della Bibbia è proprio l’esodo, cioè la liberazione dalla schiavitù. Essa è l’evento positivo che proietta una luce su tutta la storia e antecedente e successiva. Di più, è la storia nella quale i credenti hanno incontrato Dio in modo concreto e tangibile e ne hanno tratto la convinzione che la fede in Dio è esperienza e dono di libertà. E’ questa la grande verità su cui tutto si fonda e da cui promana quella luce che illumina tutti gli avvenimenti della storia, a cominciare dal suo inizio.
Ma in che modo i credenti sono arrivati tanto alla conoscenza di Dio come alla affermazione della bontà della creazione?  Semplificando al massimo le cose, possiamo dire così. Nel vivere la grande avventura della liberazione – essa è grande in sé, per quel  che contiene, i contorni letterari sono meno significativi- gli Ebrei e con essi tutti i credenti successivi, hanno scoperto due verità fondamentali e straordinarie allo stesso tempo: il Dio in cui credevano era più forte delle forze della natura, spesso avverse, e più forte dei poteri politici ostili, rappresentati dal Faraone.



1.b.   Il Dio della storia e del creato

Queste due verità acquisite per esperienza sono verità che trasformano il credente, perché trasformano la storia e cambiano il corso degli avvenimenti e collegano la fede in Dio alle vicende della storia, da cui Dio non è estraneo ed al creato, visto come il teatro delle vicende umane e divine. Il Dio che si manifesta nella storia degli uomini è anche colui che guida e governa questa storia in favore degli uomini, anche se in modo non sempre chiaramente percepibile. Ma nel caso dell’esodo questa percezione diventa evidente: il Dio dell’esodo è più potente dei principi di questo mondo e degli dèi ai quali si affidano questi principi. Dunque, la storia può avere un esito positivo, perché è nelle mani di Dio.
Ma questo Dio della storia e quindi legato alle vicende umane, è anche il Dio del creato ed è più forte delle potenze naturali, che spesso si manifestano come potenze ostili, tanto da mettere a repentaglio la vita umana. Il passaggio del Mare Rosso come viene epicamente evocato in Esodo 14-15,  segna un momento decisivo nella fede degli Israeliti. Se Dio può dominare le forze della natura, la spiegazione è una sola: egli ha fatto tutte queste cose e perciò gli obbediscono. Così la natura non è qualcosa di generico ed indistinto, ma è il creato, qualcosa che è stato fatto da chi ne ha il potere, cioè dall’Onnipotente.



1.c.   Dio vide e tutto era molto buono

A questo punto si inserisce in modo del tutto logico il racconto di Genesi 1, che termina con la famosa affermazione:<<Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco che era molto buono>> (1,24). Come sappiamo il racconto del primo capitolo della Genesi è articolato sul periodo di una settimana e termina con il sabato, a cui viene dato tanto rilievo, perché su di esso è basata tutta la vita di Israele, fino ai nostri giorni. In realtà questo riferimento al sabato e questo schema della settimana è un indizio importante dell’origine stessa del racconto biblico e quindi del suo significato.
Il contesto in cui è nato il racconto è la liturgia del tempio di Gerusalemme, scandita sul ritmo della settimana. Questa a sua volta è una fase lunare. In una sola proposizione abbiamo due verità importanti. Il racconto biblico è essenzialmente religioso, di una religiosità che riduce a orologi cosmici le divinità principali del mondo semitico: il sole e la luna. Si tratta dunque di una operazione di grande significato, tanto da costituire una autentica rivoluzione e culturale e religiosa. In essa appaiono nuovamente le note caratteristiche della fede biblica: il suo collegamento agli eventi della storia.



1.d. La liturgia come contesto del racconto biblico

Che il racconto della creazione si svolga in un contesto liturgico offre degli spunti interessanti. L’opera di Dio è la prima liturgia, il primo lavoro in favore dell’uomo. Infatti il racconto di Genesi 1 è contrassegnato al termine di ogni giorno con l’espressione: <<E Dio vide che era buono>>. Il lavoro di Dio, nella creazione è cosa buona ed è in favore degli uomini. Ma il lavoro di Dio diventa l’ispirazione del lavoro degli uomini. La liturgia divina diventa liturgia umana. In essa si coglie la bontà della creazione, perché questa, nel nostro mondo così com’è storicamente, non è tanto evidente. Ma dove la creazione è vissuta come liturgia e quindi come lode, là non ci sono dubbi sulla bontà della creazione: sulla bontà iniziale e sulla bontà finale.
Su questo punto c’è un’altra osservazione da fare. Il racconto biblico è religioso, quindi non ha nessuna intenzione scientifica, nel senso univoco che oggi ha assunto. Esula dalla intenzione biblica, la quale invece ha un’altra finalità molto più rilevante. Quando si dice racconto religioso, si vuole mettere in risalto un dato fondamentale: il mondo è tutto relativo a Dio e nel rapporto con lui trova consistenza e comprensione. L’aspetto religioso non è un’aggiunta alla realtà, ma è la verità profonda della realtà stessa. E non è neanche una diminuzione della libertà e dell’autonomia del creato, perché relazione non vuol dire limitazione, ma possibilità e concretezza stessa di vita.


1.e.   Religione e libertà

In verità, questo ultimo aspetto è fra i più delicati ed i più contestati nella cultura contemporanea, come se il rapporto con Dio fosse il principio di ogni limite e di ogni privazione della libertà. Al contrario, per la Bibbia proprio il rapporto con Dio costituisce il punto massimo della libertà, perché il rapporto con Dio è l’incontro con la libertà infinita. Dunque, la visione religiosa della Bibbia è affermazione eccezionale della dignità dell’uomo e del fondamento della sua libertà. In questa linea si impone nuovamente l’affermazione della bontà della creazione.
Inoltre, se il racconto della creazione è caratterizzato dal contesto  liturgico, ne consegue che la liturgia fondamentale per le creature umane sarà proprio la vita. Ed a ragion veduta. Il racconto di Genesi 1 raggiunge il suo vertice con la creazione dell’uomo e della donna. Essi sono l’immagine vivente di Dio e partecipano della sua signoria, tanto dominando da signori il mondo, quanto servendo la vita con la fecondità della loro unione. Inserendo in quest’opera tutte le altre opere umane, abbiamo l’indicazione di che cosa significhi fondamentalmente questa liturgia e di come essa sia legata alla vita, che qui si manifesta in tutta la sua bontà.



1.f.  Fede, estetica e contemplazione artistica

Infine, una annotazione sulla conclusione del racconto, che nella divisione attuale viene collocato all’inizio del secondo capitolo, ma in realtà fa parte del primo. Si tratta dell’origine del sabato. La storia tanto degli Ebrei come dei Cristiani, ne ha fatto una specie di tabù, per motivi chiaramente legati alla cultura del tempo passato. Non discutiamo di essa, ma cerchiamo di cogliere qualcosa di diverso. Il sabato può essere visto come il giorno della contemplazione estetica, il giorno della meraviglia, della ammirazione per quanto si è fatto. È dunque il giorno liberato dal ritmo di un lavoro che può opprimere ed è dedicato invece alla gratuità dell’estetica, dell’arte, della bellezza, della sensibilità. Non un giorno in cui è proibito qualcosa, ma un giorno in cui si pregusta la libertà definitiva, nella quale la dimensione della bellezza avrà una parte significativa. Anche questo si inserisce nel quadro della bontà della creazione, laddove si arriva alla contemplazione estetica, là si celebra la bontà del creato, della vita, dell’esistenza in tutti i suoi aspetti.

Pubblicato in Teologia
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