Martedì, 22 Agosto 2017
Domenica 18 Aprile 2010 22:52

Liturgie inculturate: autonomia e comunione

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Ogni popolo ha la necessità e il diritto di esprimere la fede secondo le proprie categorie culturali. Ciò vale anche per i gruppi umani nero-africani.

Le culture nero-africane sono note per la loro esuberanza esistenziale e per la loro propensione a esprimere la gioia di vivere in celebrazioni festose, esultanti, gioiose ed entusiaste, in cui la danza costituisce uno dei tratti specifici. Tale esuberanza è il tratto che le distingue maggiormente dalle culture occidentali dei missionari che hanno portato il messaggio di Gesù di Nazaret al continente. Una differenza - ontologica, culturale e religiosa - che rende urgente il gigantesco compito che gli africani hanno di riappropriarsi del dato rivelato e di riesprimerlo secondo le risorse del loro spirito più autentico. 


Il teologo nigeriano Elochukwu Eugene Uzukwu, missionario spiritano, è conosciuto a livello internazionale per le sue riflessioni su questa urgenza di promuovere nel continente celebrazioni liturgiche, in particolare quelle eucaristiche, inculturate e vive tali da diventare luoghi privilegiati di speranza e di rinascita che consentano ai cristiani di attingere alle loro più profonde risorse culturali, antropologiche e religiose, per vivere in un contesto di gioia e di rendimento di grazie la salvezza offerta da Dio nel mistero pasquale della morte e risurrezione di Gesù Cristo. 


Nel suo studio intitolato "Liturgia e inculturazione - Celebrazioni eucaristiche creative", pubblicato in Percorsi di teologia africana di Rosino Gibellini (Queriniana, 1994), Uzukwu analizza le vicende, gli scogli e i malintesi che hanno caratterizzato il percorso d'inculturazione della fede cristiana nelle chiese africane post-coloniali. La sua analisi verte in particolare sulle due più grandi chiese del continente: quella della Nigeria e quella dell'Rd Congo. 


Le differenze di approccio e di giudizio tra le conferenze episcopali delle due nazioni in termini di inculturazione liturgica mettono in evidenza le diversità teologiche e politiche tra l'Africa anglofona - più reticente nei confronti dell' esuberanza emotiva, carismatica e gestuale delle celebrazioni africane - e l'Africa francofona, dove personalità del calibro del Card. Joseph Malula, arcivescovo di Kinshasa dal 1965 al 1989, non hanno esitato a iniziare un braccio di ferro, intransigente ed energico, con le autorità della curia vaticana per vedersi riconosciuto il diritto di celebrare l'Eucaristia secondo le sensibilità culturali e religiose locali. Contrariamente all'atteggiamento ambiguo e poco entusiasta dei vescovi nigeriani, i vescovi congolesi hanno lottato per il riconoscimento di un rito zairese della messa in sintonia con le istanze, le attese e i valori culturali del popolo congolese. A tutt'oggi, la chiesa dell'Rd Congo è la sola a celebrare l'Eucaristia secondo un rito locale approvato dalle autorità ecclesiastiche di Roma. Tuttavia, altre chiese africane - quali quelle del Camerun, della Costa d'Avorio o del Burkina Faso - hanno fatto passi in avanti nel processo di adattamento liturgico.
Nel suo libro A Listening Church. Autonomy and Communion in African Churches (1996), Uzukwu riflette sulle condizioni di possibilità (teologiche e politiche) di un' autonomia e di una democratizzazione delle chiese africane nella dinamica di una ecclesiologia di comunione e di corresponsabilità promossa dal 1° Sinodo africano (1994), e perora la causa della ricostruzione delle società e delle chiese africane sui valori della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

di Benoît Awazi Mbambi Kungua
Dossier Nigrizia


Chi è

Benoît Awazi Mbambi Kungua, nato nel 1970 a Kasongo (Rd Congo), è autore di Panorama de la théologie négro-africaine contemporaine (L'Harmattan, Parigi 2002 - un lavoro dedicato all'area francofona, una sintesi del quale è approdata anche in un dossier di Nigrizia: 2/06), di Donation, saturation et compréhension - Phénoménologie de la donation et phénoménologie herméneutique: une alternative? (L'Harmattan, Parigi 2005), di Le Dieu Crucifié en Afrique. Esquisse d'une Christologie négro-africaine de la libération holistique (L' Harmattan, Parigi 2008), di Panorama des théologies négro-africaines anglophones(L'Harmattan, Parigi 2008 - sui teologi africani di espressione inglese) e di numerosi articoli apparsi su riviste di settore, come Nouvelle Revue Théologique, Theology Digest, Weltmission Heute. Laureatosi alla Sorbona, ha ottenuto un dottorato in teologia all'Università "Mare Block" di Strasburgo con una tesi su "Dio crocifisso in Africa". Dopo aver insegnato in Francia, a Poitiers e a Parigi, vive oggi in Canada.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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