Venerdì, 18 Agosto 2017
Domenica 18 Aprile 2010 22:56

Teologie africane: il mondo degli spiriti

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iò che è invisibile gioca un ruolo fondamentale nelle cosmovisioni sottese alle culture subsahariane. Come emerge nella teologia spirituale della liberazione (Patrick Augustine Kalilombe) e nella pratica pastorale-terapeutica di liberazione-guarigione (Emmanuel Milingo).

Per Patrick Augustine Kalilombe, della congregazione dei Missionari d'Africa (conosciuti come "Padri bianchi") e vescovo di Lilongwe (Malawi) dal 1972 al 1979, è impossibile - e perfino insensato - riflettere sulle religioni africane senza riconoscere il ruolo fondamentale in esse svolto dal mondo degli spiriti. Dio, per l'africano, è veramente «il creatore del cielo e delle terra, di tutte le cose, visibili e invisibili». A esigere ciò è la visione olistica del mondo tipica delle culture africane, secondo cui il cosmo è una totalità organizzata non riconducibile alla mera somma delle parti visibili.

L’onnipresenza degli spiriti è condivisa da tutti e trasferita nell' organizzazione della vita sociale, religiosa e politica. Siamo lontani dai paradigmi dualistici, scientistici e materialisti che strutturano le società industrialmente avanzate dell'Europa e delle Americhe.

Nei suoi numerosi libri e articoli, Kalilombe si premura di mostrare il posto preponderante occupato dal mondo invisibile nei racconti eziologici, soteriologici, terapeutici ed escatologici dei gruppi umani africani.

Ogni discorso teologico che vuole essere serio deve allargarsi e inglobare gli atteggiamenti, i gesti, le credenze e le pratiche che strutturano la vita quotidiana degli africani di oggi. In caso contrario, non si capirà mai il perché del proliferare - turbinante e anarchico - delle decine di migliaia di chiese terapeutiche del risveglio sia in Africa che nella diaspora nera, dove i riti di guarigione e gli esorcismi - con tutte le possibili deviazioni che li accompagnano - sono legione. E si continuerà a non capire - e scomunicare - personalità come Emmanuel Milingo.

GUARIGIONI E ESORCISMI
Anche di recente, si è tornati a parlare dell'ex arcivescovo di Lusaka. Il 17 dicembre scorso, Emmanuel Milingo è stato dimesso dallo stato sacerdotale. Già nel 2001, si era trovato nella condizione di irregolarità dopo il matrimonio con Maria Sung. Si era poi posto a capo di alcune correnti per l'abolizione del celibato sacerdotale e il 24 settembre 2006, a Washington, aveva ordinato quattro vescovi - tutti sposati e appartenenti al movimento "Married Priests Now" -, senza mandato pontificio, incorrendo nella scomunica.

S'è trattato di una conclusione - spiacevole ma prevedibile - di un periodo di 25 anni caratterizzato da relazioni tumultuose e diffidenti tra il prelato africano e le autorità della Santa Sede. Lo scisma dell'ormai signor Milingo non deve provocare giudizi affrettati e unilaterali sull'insieme della sua opera pastorale e teologica. La sua fama internazionale non può lasciare indifferente nessun osservatore dell' Africa contemporanea, in particolare un teologo africano. Un lavoro di ricostruzione storica e di analisi teologica dei fatti salienti che hanno punteggiato il suo ministero pastorale e spirituale in quanto teologo, vescovo e guaritore-esorcista in Africa, Europa e America, deve costituire la preoccupazione maggiore di tutti coloro che sono impegnati a scrivere la storia del cristianesimo e delle molteplici trasformazioni che esso ha inevitabilmente subito nel suo incontro con i popoli africani.

Nato nel 1930 a Mnukwa, un villaggio della provincia orientale dello Zambia, Emmanuel Milingo viene educato dai genitori in un contesto culturale in cui coraggio, combattività e tenacia sono qualità ritenute indispensabili in un ragazzo. Dal 1944 al 1949, vive nel seminario minore "Santa Teresa" di Kasina. Nel 1949 entra nel seminario maggiore di Kachebere, tenuto dai Padri bianchi, e si dimostra uno studente brillante e ambizioso, particolarmente attratto dalle scienze umane. 


Divenuto sacerdote nell' agosto 1958, il 1° agosto 1969 è ordinato arcivescovo di Lusaka, a Kampala (Uganda) da Paolo VI. Primo vescovo africano a reggere l'arcidiocesi zambiana, si butta subito a capofitto nell' opera di africanizzazione della chiesa locale, non senza creare forti tensioni con il personale ecclesiale straniero, che ancora detiene il potere economico e canonico dell' arcidiocesi. Mons. Milingo si mostra subito un guaritore e un esorcista infaticabile, che libera la gente posseduta dagli spiriti cattivi. Ogni settimana ridona salute e serenità a centinaia di malati e altre persone vittime di potenze malefiche. Le sue sedute pubbliche di guarigione e l'effervescenza popolare che esse suscitano tra la gente delle periferie della capitale gli attirano presto aspre critiche da parte dei colleghi vescovi e del pronunzio apostolico. Anche quei missionari - e ce ne sono - che credono nell'urgenza dell'inculturazione del messaggio evangelico, sono perplessi. Da un lato, trovano che il suo carisma per le guarigioni sia un bell’esempio d'inculturazione; dall' altro, ritengono che il suo ministero riveli due grossi limiti: è tutto incentrato sul protagonismo dell' arcivescovo stesso (accusato di non curarsi della promozione di altri percorsi d'inculturazione) e si riduce quasi esclusivamente alla problematica malattia/demonio, ignorando le cause economiche, sociali e politiche dei mali sociali.

Le accuse - e le calunnie - giungono fino a Roma, orchestrate meticolosamente da una parte dell' episcopato zambiano, geloso del successo che Milingo ha presso gli strati più poveri della popolazione. Nel 1982 l'arcivescovo è chiamato precipitosamente dal Vaticano e nell' agosto 1983 è costretto a dare le dimissioni da vescovo di Lusaka. Lui commenta: «Non ho mai avuto una parola d'incoraggiamento dalla Conferenza episcopale, ma solo costante opposizione». In verità, non capisce dove stia il problema: Gesù non era pastore e anche guaritore? Perché esigere proprio da lui di scegliere tra le guarigioni e gli esorcismi e la pastorale?

Il Papa lo nomina suo "delegato speciale" presso la Commissione pontificia per le migrazioni e il turismo. Ma la sua attività teologica e terapeutica, portata avanti attraverso le celebrazioni eucaristiche che organizza presso comunità carismatiche in Europa e America del nord, è ormai guardata con sospetto da alcuni vescovi italiani e da taluni teologi occidentali, sia gli uni che gli altri incapaci di comprendere dal di dentro e con il dovuto discernimento le logiche culturali, metafisiche e religiose del mondo degli spiriti nelle società nero-africane.

Per conoscere il travagliato cammino ecclesiale di Milingo si consulti il libro-intervista con il giornalista Michele Zanzucchi, Il pesce ripescato dal fango (Città Nuova, 2002).

di Benoît Awazi Mbambi Kungua
Dossier Nigrizia

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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