Lunedì,20Febbraio2017
Mercoledì 28 Ottobre 2015 10:45

Vivere l’ecumenismo nel martirio (Andrea Pacini)

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Vivere l’ecumenismo nel martirio (Andrea Pacini)

La distruzione del monastero di Mar Elian ha avuto un altro significato, evidente per chi conosce i luoghi e la storia recente: il monastero era diventato un centro di dialogo, di accoglienza e di aiuto, frequentato da tutti, cristiani e musulmani del luogo.

La guerra e le violenze collegate all'espansione armata del Califfato islamico (Isis) continuano a mettere a ferro e fuoco ampie zone della Siria colpendo certo l'insieme della popolazione, ma in modo particolare i cristiani. È del mese di agosto la conquista da parte dell'Isis della cittadina siriana di Al-Qaryatayn, a metà strada tra Palmira e Homs, la cui popolazione è prevalentemente musulmana sunnita, ma con una significativa componente cristiana, appartenente alla Chiesa siro-ortodossa e alla Chiesa siro-cattolica.
L'atteggiamento distruttivo nei confronti dei cristiani si è subito manifestato con la demolizione radicale del monastero di Mar Elian restaurato da padre Paolo Dall'Oglio e abitato da uno dei suoi monaci - padre Jacques Murad, siriano - che vi svolgeva funzioni di parroco per la comunità siro-cattolica locale, e che era stato rapito già nel mese di maggio. Alla demolizione del monastero attuata con bulldozer si è accompagnata la profanazione e dispersione delle reliquie del santo, venerato dalla popolazione.
Stupisce a questo proposito la lettura dell'evento proposta in qualche ambiente cattolico, che vi riconosce una motivazione di ordine politico anti-occidentale: i miliziani dell'Isis avrebbero cioè distrutto il monastero, perché lo consideravano espressione dell'Occidente che essi vogliono colpire. Una tale lettura, che vuole evitare di prendere in considerazione la motivazione religiosa islamica, è a mio parere errata e mondante. È errata perché l'Isis ha distrutto anche nel Nord dell'Iraq i santuari musulmani costruiti sulle tombe dei loro santi e meta di pellegrinaggi, ritenendo tali pratiche religiose in contraddizione con l'ortodossia musulmana. A Mossul i militanti dell'Isis hanno persino "rasato" con le ruspe le lapidi tombali dei cimiteri musulmani - rendendo per altro irriconoscibili le tombe - ritenendole "monumenti" di tipo idolatrico.

In questo clima il monastero di Sant'Elian è stato distrutto per estirpare da quella che l'Isis considera "terra islamica" un centro di culto di una fede - quella cristiana - considerata corrotta rispetto alla purezza dell'islam. La lettura è poi fuorviante perché, orientando le motivazioni verso l'Occidente, non si concentra sul problema specifico che la popolazione siriana sta vivendo, ovvero la cancellazione da parte dell'Isis di una convivenza multiconfessionale secolare. È una cancellazione che per un verso discrimina e colpisce i cristiani, per l'altro verso colpisce i musulmani, in parte obbligandoli alla fuga - vedi la massa di profughi siriani che sta fuggendo - in parte obbligandoli a un ritorno a modelli di vissuto arcaico condivisi solo da piccole minoranze tra loro. Tutto questo avviene per la precisa volontà di realizzare con il terrore un modello di società islamicamente pura e corretta, che non lascia spazio né al pluralismo interno all'islam né al pluralismo esterno, cioè alla convivenza con altre confessioni. I media italiani non hanno dato sufficiente visibilità all'editto pubblicato dal Califfato a Al-Qaryatayn, che riguarda il comportamento che i cristiani devono tenere nella città, e che si traduce in un contratto di sottomissione che essi devono sottoscrivere: divieto di esibire in pubblico segni religiosi, divieto di parlare della loro fede ai musulmani, divieto di suonare le campane e di organizzare qualsiasi attività pastorale esterna, divieto di costruire chiese, impegno alla delazione se vengono a conoscenza di iniziative contro l'Isis, obbligo al pagamento della jyzia (la tassa personale annuale che grava sui cristiani prevista dalla sharì'a) che è così stabilita: l'equivalente in dinari d'oro o d'argento (la moneta battuta nel Califfato) di euro 420,00 per i benestanti, la metà per i meno abbienti, circa euro 105,00 per i poveri.

Aggiungo che la distruzione del monastero di Mar Elian ha avuto un altro significato, evidente per chi conosce i luoghi e la storia recente: il monastero era diventato un centro di dialogo, di accoglienza e di aiuto, frequentato da tutti, cristiani e musulmani del luogo. Con il rapimento del parroco padre Jacques e la distruzione del monastero i militanti dell'Isis hanno voluto cancellare materialmente un luogo "frequentabile" aperto alle relazioni ecumeniche e interreligiose, che offriva speranza e aiuto, piccolo modello di una società condivisa e in dialogo nella diversità, che è proprio quello che l'Isis combatte e cancella. Il monastero di Mar Elian non è stato distrutto perché simbolo dell'Occidente, ma perché simbolo "concreto", sperimentabile, di un luogo in cui la fede in Cristo apriva al dialogo e all'aiuto verso musulmani e cristiani di ogni confessione, in cui il parroco e la comunità cristiana locale vivevano il Vangelo dell'amore. Ad Al-Qaryatayn e in tanti altri luoghi della Siria i cristiani stanno vivendo l'ecumenismo nel martirio, perché è per la loro fede che vengono colpiti e discriminati.

Andrea Pacini

(tratto da Vita pastorale, n. 9, 2015, p. 65)

 

Ultima modifica Mercoledì 28 Ottobre 2015 10:53
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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