Mercoledì, 12 Maggio 2021
Mercoledì 21 Aprile 2021 16:28

Gesù risorto: la nuova vita - Parte 2a In evidenza

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di Dario Vota

 

Qualche domanda di fronte all'annuncio della risurrezione


Risurrezione o risuscitamento?

Bisogna preliminarmente chiarire il significato dei termini usati dagli scritti del Nuovo Testamento, in cui, per riferirsi all'evento pasquale, si utilizzano vari concetti e varie formulazioni.

Oggi usiamo normalmente il termine "risurrezione" (quasi che si abbia in mente un'azione autonoma di Gesù); ma, volendo intendere l'evento secondo lo spirito del Nuovo Testamento, non si può che interpretarlo come risuscitamento da parte di Dio: un atto di Dio su Gesù crocifisso, morto e sepolto. Parlando di "risuscitamento" si pone al centro del discorso l'azione di Dio su Gesù: è solo per intervento di Dio che la passività mortale di Gesù si trasforma in attività rivivente. Solo in quanto risuscitato (da Dio) egli è (in sé) il Risorto [si veda, ad esempio, la formulazione di At 2,24 e 32: "Dio lo ha risuscitato, liberandolo dalle angosce della morte (...) Dio lo ha risuscitato"].

 

Un fatto storico?

Poiché secondo la fede neotestamentaria il "risuscitamento" consiste in un'azione di Dio nella dimensione di Dio, non può trattarsi di un avvenimento storico in senso stretto, cioè di un avvenimento verificabile con metodo storico da parte della scienza storica. Ciò che è storicamente accertabile è la morte di Gesù e successivamente la fede e il messaggio pasquali dei discepoli; né il risuscitamento né il Risuscitato si lasciano invece fissare con metodo storico, perché la scienza storica non può occuparsi di quella realtà che sola è in questione in quel caso, cioè la realtà di Dio.

Ma proprio perché la fede neotestamentaria vede nel risuscitamento l'azione di Dio, si tratta di evento non immaginario ma "reale" in senso più profondo: non si può dire che non sia accaduto nulla, ma ciò che è accaduto travalica i confini della storia, è un avvenimento che segna il trascendere della morte umana alla dimensione incommensurabile di Dio. "Risuscitamento" significa un modo di esistere totalmente nuovo nel modo di esistere del tutto diverso di Dio, descritto nei testi con un linguaggio immaginoso che richiede un'interpretazione. Non è un oggetto di conoscenza storica, ma un appello e un'offerta alla fede, che sola può accedere alla realtà del Risuscitato.

 

Immaginabile?

Si dimentica troppo facilmente che "risurrezione" e "risuscitamento" sono solo metafore, termini simbolici che evocano un "ridestare", per esprimere approssimativamente ciò che attende il defunto, non come ritorno alla precedente condizione terrena e mortale, ma come passaggio a una condizione del tutto diversa, a una vita nuova, definitiva, immortale. Ma una vita che non si può immaginare (cioè definire con immagini), perché riguardo ad essa non c'è nulla da descrivere o raffigurare: non sarebbe una vita completamente diversa se ce la potessimo rappresentare con immagini e concetti desunti dalla nostra esperienza. La realtà del "risuscitamento" è del tutto imperscrutabile e inimmaginabile. "Risuscitamento" e "risurrezione" sono espressioni del linguaggio figurato, metafore, simboli, che rispondono agli schemi mentali del tempo in cui sono stati scritti i racconti pasquali, per riferire qualcosa che in sé è inimmaginabile e di cui, come di Dio stesso, non abbiamo nessuna conoscenza diretta.

Certo, possiamo – se lo riteniamo utile per la nostra mente e il nostro cuore – tentare di descrivere questa nuova vita inimmaginabile non solo figurativamente ma anche concettualmente; ma bisogna essere consapevoli che il linguaggio incontra un limite preciso e che non si può fare altro che parlare per formule e paradossi; così come si fa nei racconti evangelici delle "apparizioni": non un fantasma e tuttavia qualcosa di inafferrabile, un conoscibile-inconoscibile, visibile-invisibile, palpabile-impalpabile, materiale-immateriale, immanente e trascendente rispetto a spazio e tempo.

 

Corporeo?

No, se per "corpo" si intende l'organismo umano dal punto di vista fisiologico. Sì, se "corpo" significa la realtà personale, l'io con tutta la sua storia. Non si deve supporre una continuità del corpo, ma un'identità della persona (di cui, dunque, è in gioco il significato permanente di tutta la vita); in ogni caso, non un essere menomato, ma un essere pienamente maturato.

 

Il Vivente

Il "risuscitamento" di Gesù non significa semplicemente che il suo messaggio continua, un messaggio che rimane storicamente legato al suo nome mentre egli non vive più; si tratta della persona di Gesù che vive, per questo il suo messaggio vive. Il messaggio di Gesù ha senso e continua perché Gesù stesso, dopo il suo umano fallimento, non è rimasto nella morte ma vive, pienamente legittimato da Dio. La Pasqua è un evento per Gesù, perché egli rivive grazie a Dio, ed è un evento per i discepoli, per la loro fede. Da ciò l'annuncio che Gesù è risorto: Gesù non vive perché è annunciato, ma è annunciato perché vive.

 

Elevazione?

Che Gesù è risuscitato, non vuol dire altro, nel Nuovo Testamento, se non che egli nel "risuscitamento" venne elevato fino a Dio: "elevazione" non è che un'espressione alternativa per designare il suo "risuscitamento" (o la sua "risurrezione"), "elevazione" come compimento della risurrezione.

Ma "elevazione" significa "assunzione in cielo", "ascensione al cielo"? Se si resta sul piano della metafora, del linguaggio simbolico, dei termini cioè che semplicemente alludono, suggeriscono (attraverso paragoni umanamente comprensibili), si possono anche usare queste immagini, tenendo però conto che sono espressioni legate a una certa mentalità antica e a una visione mitica del rapporto tra mondo umano e realtà divina (perché dovrebbe essere chiaro oggi che il "cielo" non è più biblicamente interpretabile come volta celeste che sta tra terra e mondo divino). "Cielo" in questo caso è parola-simbolo per indicare la dimensione di Dio. Dunque dire che Gesù è "asceso al cielo", "elevato al cielo", significa dire che è entrato nella gloria di Dio, è investito della dignità divina (questo è ciò che significa l'Ascensione: non lo staccarsi da terra della figura di Gesù e un suo salire in alto alla maniera del decollo di un velivolo spaziale). E ciò è importante per una corretta comprensione delle "apparizioni" pasquali, comunque le si debba intendere: da questa gloria divina Gesù "appare" a coloro che vuole fare suoi annunciatori. Le apparizioni pasquali sono manifestazioni di colui che è già "elevato".

 

 

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Ultima modifica Mercoledì 21 Aprile 2021 16:59
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini