Lunedì, 26 Giugno 2017
Martedì 14 Marzo 2017 19:13

Traccia per una riflessione (sulle Beatitudini e) sul Padre Nostro

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Padre Nostro

elaborazione di Filippo Giovanelli

(in una traduzione effettuata direttamente dal testo greco)

Il Padre Nostro può essere recitato da tutti ma nella sua realtà può essere compreso appieno soltanto da coloro che già praticano le Beatitudini; all'inizio della vita della Chiesa poteva essere recitato solo da (insegnato solo a) quelli che avevano accolto il messaggio ed avevano ricevuto il battesimo.

Si può quasi dire che una idea centrale del Padre Nostro è che il Paradiso "non esiste", nel senso che la vita eterna inizia già qui, ora, come abbiamo visto anche nelle Beatitudini.

(-> NB: c'è sempre il plurale, cioè la preghiera riguarda la comunità, non i singoli; anche le beatitudini sono al plurale ...)

1) Padre nostro quello dei cieli:

- Padre, unica fonte della vita; siamo figli, quindi a sua immagine (dimensione "verticale", uomo verso Dio)

-> in Dio troviamo sia il padre che la madre, da una parte come padre tende e chiede che gli assomigliamo, ma dall'altra come madre ci accetta così come siamo;

- nostro , siamo fratelli, siamo una comunità (dimensione "orizzontale" , fratelli in quanto figli di Dio)

- dei cieli : qualità dell'azione: essere nei cieli nella cultura dell'epoca significava avere condizione divina, nessun altro si chiami Padre (lo riconosciamo come padre)

2-3-4) come in cielo così in terra: in tutto il creato

- in tutta l'umanità si realizzi questo progetto d'amore (secondo la cosmologia di quel tempo si pensava che i cieli fossero popolati ...)

- è un semitismo (modo di dire degli ebrei) per esprimere la totalità con l'impiego di termini contrapposti " cielo / terra "  vuol dire in tutto il creato

- vale per le petizioni 2, 3, 4

2) nome: per gli ebrei indica non tanto l'identità ma l'attività e la qualità della persona,

- il nome non è un'etichetta;

-> "che tutti ti riconoscano perché sei Dio padre" (attività di padre presente nel suo popolo e per il suo popolo, non indica lo status di padre)

- per gli ebrei la conoscenza del nome ha importanza per definire i rapporti uomo / Dio, quindi nel Nuovo Testamento non più Yahvè / timore (Vecchio Testamento), ma Padre / amore

- negli Atti di Apostoli (5,41) il "nome" diventa quello di Gesù, e c'è un gioco di parole in ebraico: "Yeshua / Gesù" è simile a : "Yoshua / Dio salva"

- Gv 17,6 : "ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato ..."

- Mt 5,16 : "risplenda la vostra luce davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli ..."

- "abbiate un comportamento corrispondente a santità: siate santi perché io sono santo ..."

3) si estenda la tua signoria: traduciamo "signoria" perché la forma verbale usata indica il regno in senso dinamico;

- questa petizione si trova al centro delle tre petizioni per tutta l'umanità ed è quindi  la più importante delle tre

- nella manifestazione di questo Regno si avrà la santificazione del nome, Dio verrà riconosciuto come Padre, e si realizzerà la sua Volontà; regalità e paternità di Dio sono legate tra loro; ricordiamo che il re nel senso biblico è colui che si prende cura del suo popolo

- quindi il Regno c'è già e non si chiede la sua venuta ma se ne chiede l'allargamento, l'estensione; San Paolo nelle lettere dirà che noi siamo già nel Regno di Dio: "in Cristo siete già risorti ..." Col 2,12

- Il Regno si ha con l'accettazione e con la pratica della prima Beatitudine se non c'è questo è inutile chiedere al Padre che venga il Regno

- Gesù dice che dove c'è un gruppo di persone che accoglie la prima Beatitudine, beati i poveri per lo spirito, di questi è il Regno di Dio: Mt 21,25-28 "i capi delle nazioni dominano su di esse ..., non così tra voi, chi vorrà diventare grande si faccia servo ..."

- il Regno di Dio è predicato da Gesù per tutte le nazioni

4) si compia la tua volontà (altro caso in cui lo stesso vocabolo compare nel vangelo due sole volte: questa parola è usata anche nell'orto di Getsemani ...)

- anche l'uomo dia il suo contributo al compiersi della volontà del padre, non solo obbedienza cieca alla volontà, ma partecipazione; non è il verbo "fare"

- con si compia, si realizzi, che riguarda una azione di Dio, non siamo invitati a fare questa volontà di Dio ma a permettere che questa volontà, che Dio ha sull'umanità, si realizzi e si compia, a partecipare al compimento di questa volontà

- accettazione da parte degli uomini della volontà di Dio, e compimento da parte del Padre del suo progetto (S. Tommaso: cooperazione tra grazia divina e libero arbitrio )

- la volontà di Dio è che noi diventiamo suoi figli adottivi mediante la pratica dell'amore, le modalità di vivere e praticare questa volontà ognuno di noi se le sceglie

Queste tre petizioni sono riprese poi da Matteo in 7,21-23, che commenta e approfondisce il senso di queste tre richieste: bisogna agire in nome di Gesù, e non col nome.

- in nome : operare secondo la volontà della persona nominata, adesione alla persona

- col nome : adoperare il nome come formula "automatica" (magica?) per ottenere qualcosa

5) il pane nostro quello "epiousion" donacelo oggi: il vocabolo usato è praticamente assente in greco, è presente solo in due vangeli, Matteo e Luca (e nella Didaché, oltre che in un documento di spesa al mercato, che indica generi vari di sostentamento ...):

- nota: il versetto inizia con il nome, e non con il verbo; viene messa enfasi su questa parola e sull'aggettivo che la segue

- il pane è un alimento indispensabile alla vita, già nel Vecchio testamento, e già qui assume alle volte anche un significato anche spirituale

- per gli ebrei c'è la benedizione del pane all'inizio del pasto (benedetto sei tu signore nostro Dio ...), e questa benedizione è stata ripresa nella Messa

- ricordiamo anche la Genesi: " ... pane con il sudore della fronte ..." ; la prima tentazione di Gesù (non di solo pane ...); il pane è concreto e simbolico in tutta la Bibbia.

- il pane materiale: è il frutto del lavoro dell'uomo, è già una trasformazione di quello che la natura offre, comporta il lavoro di molte persone (comunità ?), il pane si mangia insieme, si condivide con gli ospiti, con gli affamati: è quindi anche un simbolo di una realtà che non è solo materiale; per di più si dice il "nostro" pane

- Padre / pane : la richiesta si accorda con il primo versetto, il padre è colui che procura il pane ai figli

-> è il versetto centrale delle 7 petizioni, vuol significare una cosa molto importante, il pane materiale ce lo possiamo procurare noi ...

- se noi lo domandiamo a Dio Padre, chiediamo qualcosa che ci può dare solo Lui, mentre il pane materiale ce lo procuriamo con il nostro lavoro, anche se sicuramente c'è l'aspetto materiale; comporta anche l'accontentarsi del pane per l'oggi (vedasi la manna nel deserto ...)

- questo pane sostiene noi nelle tre "tentazioni" oggetto delle successive tre petizioni

- si può dire / tradurre: pane del domani, il pane necessario alla vita, o il pane venuto da Dio, Gesù; è la presenza di Gesù all'interno della comunità, presenza che viene garantita unicamente dalla pratica dell'insegnamento di Gesù

- Gesù si è presentato più volte nel Vangelo come "io sono il pane..."

6) e rimetti a noi : alla fine del Padre Nostro dopo "liberaci dal maligno" (che vediamo tra poco) c'è un'aggiunta: se avrete rimesso agli uomini le loro mancanze, rimetterà anche a voi il Padre Vostro che è nei cieli.

- come mai c'è un doppione, come mai ci ha invitato prima a perdonare e poi lo ri-aggiunge?

- cancella a noi i nostri debiti : significa condonare, non c'è più neanche la memoria del debito; perdonare invece vuole la riparazione da parte dell'uomo ...

- Matteo evita il termine peccato (usato però da Luca) che è un termine religioso ed usa il termine debito, non usa il termine perdonare ma usa cancellare o condonare - il verbo condonare significa che questa azione non è una conseguenza di meriti o dell'impegno dell'uomo, ma parte esclusivamente da Dio come il debitore della parabola non ottiene il condono dei suoi debiti per le promesse di pagamento che ha fatto, ma per la generosità del creditore

- il termine "debito" è raro nel V.T., nel Nuovo si trova solo qui e in Rm 4, riferito al salario, che è un debito verso il lavoratore; il termine si estende non solo agli aspetti economici, ma anche a quelli spirituali

- Origene: "chiunque non fa quello che deve nei confronti dei fratelli, resta loro debitore per quello che non ha fatto"

- può comprendere questo testo soltanto quella comunità che ha già accettato e praticato le Beatitudini. ricordiamo che non si tratta di azioni individuali del singolo, ma di una comunità

- l'espressione che adopera l'evangelista è ripresa alla lettera dal libro del Deuteronomio cap 15 dove si parla della legge del settimo anno e che dice così ogni creditore condonerà il debito per il prestito fatto al suo prossimo quando sarà proclamata la remissione; compare qui il termine condono; però poi nessuno negli ultimi anni dei 7 prestava più ...

- San Paolo dirà non abbiate alcun debito con nessuno se non quello di un amore vicendevole: mentre il servizio arricchisce la comunità, l'egoismo la impoverisce e una comunità impoverita è una comunità debitrice nei confronti di Dio.

- come noi li rimettiamo: il come si può intendere.

  • paragone: ma non è così, non possiamo paragonarci a Dio

  • motivo: poiché la comunità lo fa già adesso

  • modalità: anche l'uomo imita la modalità di Dio nel cancellare i debiti

7) e non ci indurre (o: immettere) ... : altra traduzione difficilissima, c'è un termine greco che può significare sia prova che tentazione.

- come si fa ha sapere quale è il giusto significato ? dipende da chi è l'autore dell'azione. In tutto l'Antico Testamento si vede che quando è usato per una azione fatta da Dio è una prova, quando è fatta dagli uomini è una tentazione. Siccome qui si richiede al Padre non può essere il termine tentazione ma il termine prova.

- la prova è ben definita e precisa. Questi testi sono stati scritti dopo la morte e la resurrezione di Gesù, la comunità è reduce da un gran fallimento: Gesù aveva chiesto vigilate e pregate per essere con me nel momento della prova, il suo arresto, e invece la comunità su questo è fallita, fuggirono tutti quanti, avevano detto siamo pronti a morire per te, a dare la vita, ma appena hanno arrestato Gesù se la sono squagliata tutti.

- la prova, la prova della persecuzione, la prova della tribolazione, per la comunità è stata devastante e la comunità in quel momento è distrutta, annientata, tanto che Gesù li ha dovuti "recuperare"

- la comunità che è conscia delle proprie debolezze, sa di non essere composta da eroi e da forti, dice non metterci alla prova, non fare che rimaniamo intrappolati al momento della persecuzione che inevitabilmente si scatenerà sulla comunità

- possiamo vedere un richiamo al brano di Luca nella parabola del seminatore dove dice che "una parte andò a finire sulla pietra e appena germogliata inaridì", non hanno radici, crescono per un certo tempo ma nell'ora della prova vengono meno

- la prova è la persecuzione, è la tribolazione a cui è sottoposta la comunità dei credenti, persecuzione che vedremo nel corso della storia che non è solo esterna al gruppo, ma alle volte è anche interna

8) ma liberaci dal male : Il termine può significare sia male che maligno, (grammaticalmente senz'altro maligno, purtroppo nella traduzione latina non c'era questa sottigliezza e allora tutti i traduttori latini della chiesa occidentale tradussero con male). Ma in questo caso non può essere male perché il termine tecnico usato nei Vangeli quando si chiede di essere liberati dal male è "liberaci da ogni male"

- qui la comunità chiede di essere liberata dal maligno. Chi è questo maligno? è il satana, è il diavolo, o sono anche elementi interni ed esterni alla comunità che manifestano le azioni di questo satana e di questo diavolo

- si noti come la preghiera inizia con Padre e termina con maligno, sono due termini che si contrastano, si contrappongono tra di loro, però se si da adesione al Padre non c'è più la paura della presenza del maligno

- questo maligno dal quale la comunità chiede di essere liberata è la presenza all'interno della stessa di situazioni e di personaggi che pongono ostacolo al programma delle Beatitudini

- liberaci da chi? da chi fra di noi pretende di dominare gli altri anziché mettere al servizio la propria vita, da chi si serve degli altri, da chi pretende di essere il luminare della volontà di Dio, da chi attenta alla vita della comunità

- anche in questa petizione la richiesta non viene formulata da un singolo individuo che prega per la sua protezione ma da una comunità che teme per la propria esistenza. Questo è molto importante, per comprendere il Padre Nostro bisogna pensare sempre al plurale, non sono io che ho bisogno di essere liberato da chi sa quali tentazioni, ma è una comunità che accettando la pratica delle Beatitudini chiede al Padre di essere protetta da tutto quello che può attentare alla sua esistenza.

- da sempre nella Chiesa c'è un Satana, un diavolo che vuole portare il cammino di Gesù attraverso il trionfalismo, il successo, attraverso il potere, attraverso i soldi.

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Riassumendo e concludendo:

A conclusione di queste riflessioni potremmo recitare ora insieme il PN, ma c'è ancora da considerare l'ultimo parallelo che Matteo fa tra Gesù e Mosè.

Mosé, sul monte, muore e lascia come erede Giosuè; Gesù sul monte non muore e abbiamo visto che non lascia eredi, non ha bisogno di successori, quando ascende al cielo dice "sarò con voi fino alla fine dei tempi" (e questo non indica una scadenza, ma la qualità della sua presenza, sempre presente), è la scena di una vita più forte della morte.

-> Ma in che luogo ascende al cielo Gesù?

Alla resurrezione, l'angelo dice alle donne: "... vi precede in Galilea, là lo vedrete (**)" e Gesù ripete "... vadano in Galilea" (non dice "restate a Gerusalemme" ...) .

Ed essi andarono sul monte che Gesù aveva loro fissato: ma nel racconto evangelico non c'è da nessuna parte su quale monte dovevano recarsi: ... e allora?

E poi ancora: perché recarsi in Galilea, a 150 chilometri, e non restare invece a Gerusalemme dove c'erano già gli apostoli?!?!

Perché ... ->

 Il monte non è una indicazione geografica, ma teologica, ed è quello delle beatitudini: il cristiano, che non ha l'esperienza fisica di Gesù risorto come l'hanno avuta i discepoli, ha l'esperienza di Gesù risorto se vive le beatitudini

E qui riprendiamo il verbo "vedere" (**) che abbiamo incontrato nelle Beatitudini: è un verbo che in greco indica visione interiore e non vista solo fisica, è lo stesso verbo usato nella beatitudine dei puri di cuore che vedranno Dio, e cioè faranno esperienza di Dio.

(I due brani sono messi in relazione anche da questa parola vedere usata due sole volte in Matteo.)

Dal N.T.:

- Gv 1,18 : Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

- 1 Gv 4,12 : Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi.

 

 

 

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Ultima modifica Martedì 14 Marzo 2017 21:55
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini