Lunedì, 26 Luglio 2021
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di Jean-François Salles

Gli Atti di Tommaso attribuiscono a questo apostolo l'evangelizzazione dell'India. Essi raccontano un evento che si suppone essersi svolto alla metà del I secolo d.C., ma si collocano senza equivoci nell'ambiente intellettuale e religioso dell'oriente dell'inizio del III secolo. L'originale degli Atti apocrifi era, con ogni probabilità, redatto in siriaco. Non si citeranno qui gli aneddoti che attribuiscono a san Bartolomeo (secondo Eusebio), o a Teofilo l'indiano la cristianizzazione dell'India.

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Martedì 10 Agosto 2004 21:42

Quei fedeli che parlano aramaico

La comunità cattolica-caldea è una chiesa uniate, che riconosce cioè l'autorità della sede pontificia romana, e il cui patriarca è monsignor Raphael Bidawid I.

Come chiesa cristiana orientale, il suo rito, chiamato caldeo o siriaco orientale, non è latino, e si rifà alla liturgia di Mar Mari e Mar Addai, due dei discepoli che continuarono l'evangelizzazione iniziata da San Tommaso. La lingua usata è, a fianco dell'arabo, l'aramaico, l'accezione moderna della lingua parlata da Gesù.

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Martedì 10 Agosto 2004 21:37

La Chiesa Maronita

di Lorenzo Lorusso

1. Cenni storici

I Maroniti costituiscono la comunità cristiana più numerosa del Libano. Alla loro origine vi è un santo anacoreta: Marone (+ 410). Calcedoniani (due nature in Cristo in una sola persona), si ricollegavano alla cattolicità ed erano fedeli all'unità cristiana:

- nel 517 la firma di Alessandro, archimandrita (superiore di monastero) maronita, compare a capo dei nominativi che sottoscrissero una lettera contro Severo di Antiochia, indirizzandola al Papa Ormisda;

- nel 536 la firma di Paolo, apocrisario (rappresentante) maronita, si coglie negli atti del sinodo costantinopolitano che ribadì la condanna del monofisismo (una sola natura in Cristo). Erano quindi già presenti prima della conquista islamica e s'insediarono in Siria, sulle rive del fiume Oronte.

Nel 694 Giustiniano II riusciva a raggiungere il monastero di San Marone, devastandolo e uccidendo cinquecento monaci. L'azione non fece che confermare l'esigenza maronita di provvedere alla creazione di un patriarcato, progetto che si rese esecutivo verso la metà del secolo VIII.

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di Christian Cannuyer

Man mano che la Chiesa, nel IV e soprattutto nel V secolo, diventa maggioritaria, accentra la sua organizzazione modellandola sulle strutture amministrative civili. Il processo in Asia avviene prima che altrove. A partire dal III secolo, il vescovo della capitale di una provincia imperiale acquisisce una certa giurisdizione sugli altri vescovi di questa stessa provincia, ne controlla l'elezione, presiede alla loro consacrazione, e convoca concili provinciali nascono così le sedi metropolitane o arcivescovili. A partire dal concilio di Nicea (325), diritti e dignità superiori vengono riconosciuti alle grandi sedi di Roma, di Alessandria e di Antiochia, cui si aggiunge nel 381 Costantinopoli, che sottrae il secondo posto ad Alessandria. Lo stesso statuto sarà riconosciuto a Gerusalemme nel 451 dal concilio di Calcedonia. La presenza di queste sedi dipende più dall'importanza economica, culturale e politica della città in cui si trovano che dalla loro fondazione apostolica, talora inventata di sana pianta, come nel caso di Costantinopoli, per le necessità del momento. Nel VI secolo si generalizza il titolo di "patriarca" attribuito ai titolari di queste sedi. Attraverso la loro comunione, i vescovi della "pentarchia patriarcale" esprimono l'unità della Chiesa nella diversità.

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Martedì 10 Agosto 2004 21:23

Domande frequenti sulla preghiera del cuore

di Tomàs Spidlìk

CHI E' CONTEMPLATIVO?

Il modo di vivere da contemplativi sembra essere riservato ad alcuni che hanno scelto questa via di perfezione negli ordini di clausura. Al contrario, nella spiritualità dei Padri greci ed orientali, contemplare è il modo genuino di vedere la realtà in maniera cristiana. Il termine greco theòria venne interpretato come se fosse composto da Theos (Dio) e horao (vedere). La contemplazione (theòria anche gnosis) viene definita quindi come lo sfòrzo continuo di vedere Dio in tutto ciò che esiste. In maniera perfetta fu contemplativo Adamo nel Paradiso. Contemplando, torniamo quindi allo stato dell'uomo innocente prima del peccato e pregustiamo la felicità futura.

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