Giovedì, 11 Agosto 2022
Maestri Contemporanei
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Maestri Contemporanei (118)

Giovedì 07 Luglio 2005 00:33

Il fuoco sacro della pace (Marcelo Barros)

Pubblicato da Fausto Ferrari

Il fuoco sacro della pace

di Marcelo Barros




Accesa da uno sciamano brasiliano quando cessano le piogge, o divampata in un braciere davanti al portale di una chiesa durante la veglia di pasqua, la fiamma dell'amore e della pace attende di essere appiccata ovunque. Per bruciare il vecchio e fare spazio al nuovo.

Nella parte centro-occidentale del Brasile, quando il tempo cambia, le piogge cessano e i venti d’autunno soffiano sulla folta foresta, in qualche luogo segreto della montagna qualcuno accende il fuoco sacro della pace. Si tratta di un antico rito indio, rivissuto da persone che si rifanno alla saggezza degli antichi maestri. Prima di accendere il fuoco, chi vuole ricevere l'energia degli antichi sciamani trascorre un intero giorno in meditazione e digiuno. La fiamma, attivata con pochi arbusti e una manciata di erba secca, divampa rapidamente, alimentandosi del legno degli alberi abbattuti dalle tempeste. Questo "sacrificio" del vecchio consentirà ai nuovi arbusti di germogliare e di crescere, preannunci di una pace totale che invaderà il mondo intero.

La notte del sabato 26 marzo scorso (o alle prime ore di domenica 27), due giorni dopo la prima luna piena della nuova stagione, tutte le comunità cattoliche del mondo si sono riunite nella Veglia pasquale ("la festa delle feste", "la madre di tutte le vigilie") per celebrare il centro della loro fede: la risurrezione di Gesù dalla morte e il dono a tutti della vita senza fine. Una liturgia suggestiva, ricca di simboli e gesti che coincidono con il mistero. Emozionante il momento del "lucernario", con l'accensione e la benedizione del fuoco nuovo, che la tradizione vorrebbe avviato da scintille sprigionate da due pietre focaie. Anche qui, il mistero è il significato del segno: questo fuoco è la somma espressione del trionfo della luce sulle tenebre, del calore sul freddo, della vita sulla morte; è l'inizio della nuova creazione; è il simbolo del rinnovamento, della purificazione, della trasformazione, del calore e della gioia. Giustamente, i cristiani collegano questo fuoco con il Cristo che esce vivo dalla pietra del sepolcro: luce per illuminare il mondo, amore per riscaldarlo, pace (shalom) per renderlo sempre più simile al Regno di Dio.

Sulla montagna brasiliana, lo sciamano chiede allo Spirito che il fuoco che egli ha acceso in quel piccolissimo punto del mondo si unisca a tutte le fiamme di amore e di pace che ardono in tutti gli angoli della terra, per indicare il senso di ogni sincera ricerca umana. E lo Spirito sussurra ai quattro venti che la persona è là dove c'è il suo cuore; che la fiamma intima che illumina il cuore non può essere attivata da nessuna pietra focaia percossa in questo o quel determinato rito; che la pace interiore si raggiunge solo attraverso il perseverante e arduo sforzo che ciascuno di noi è chiamato a compiere, per domare la fiera che è dentro di noi e per insegnare al cuore il linguaggio segreto dell’amore.

Cristo esclamò: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» (Luca 12:49). Il "fuoco" è interpretato come lo Spirito Santo purificatore, oppure la carità, l'amore. Dovremmo tutti lasciarci incendiare da questo fuoco-amore. E non sto parlando soltanto dell'amore interpersonale, ma anche di quell'amore che si fa scienza, arte della politica, per trasformare la società. Solo assumendo la solidarietà, non come atteggiamento di circostanza, ma come principio strutturante di tutta la vita, sapremo interiorizzare i bisogni degli altri come parte essenziale di noi stessi e sperimentare in famiglia, nel mondo del lavoro, per le strade... un nuovo mondo possibile.

Solo se resi "folli" da questo fuoco, sapremo unirci e sostenerci a vicenda nel difficile compito di bruciare le nostre bramosie consumistiche e le nostre spasmodiche ambizioni. Solo se animati da questo amore, sapremo riscaldare la vita contro il freddo mortale dell'indifferenza. Uno aiuterà l'altro a incenerire le palizzate che ci siamo costruite dentro di noi e ad abbattere i muri di separazione che abbiamo edificato attorno a noi, nell'insensato tentativo di proteggerci dalle nostre stesse maschere e di rifuggire dalla responsabilità di essere liberi. Poi, attraverso il dialogo e la reciproca attenzione, potremo edificare - mattone su mattone, cementati da sangue, sudore e lacrime - l'unità interiore di ogni essere umano. Esperimenteremo le doglie di un lungo parto, ma anche la gioia della nascita di un nuovo mondo.

Il fuoco sacro della pace acceso dallo sciamano e il fuoco nuovo della Pasqua cristiana sono un invito rivolto a tutti a riorganizzare radicalmente la propria vita, fondandola sulla condivisione, non sulla competizione; sulla gioia del convivio, non sull'ansia di dominare l'altro.

Il cero pasquale acceso in ogni chiesa e le fiamme ardenti nei luoghi di culto dei vari gruppi umani ci diano davvero la luce necessaria per vedere sul volto di ogni essere umano la sua dimensione sacra. E lo Spirito di Dio, che è la sorgente di ogni amore, ci incendi della sua vampa e ci inondi della sua compassione, così da poter scorgere la sua presenza in ogni goccia di pioggia (come la scorge lo sciamano), nella delicatezza del fiore (come la vede il poeta), in un bacio e in un abbraccio (come l'avvertono due innamorati). Solo così divamperà la fiamma della pace, unica energia in grado di rinnovare l'universo.

(da Nigrizia,aprile 2005)

Giovedì 09 Giugno 2005 00:23

La comunicazione dello Spirito (Giovanni Vannucci)

Pubblicato da Fausto Ferrari

La comunicazione dello Spirito
di Giovanni Vannucci




Comunicando ai discepoli lo Spirito Santo, il nuovo respiro, Gesù li rendeva uomini della coscienza nuova che con lui era nata. Un nuovo sangue nasceva in loro, una nuova mente, un nuovo cuore.

Lo Spirito Santo chi è, dove lo troviamo, come identificarlo? L'evangelista Giovanni lo designa col nome di Consolatore, per il fatto che una sua prima illuminazione alla mente rivela l'inutilità di tutte le cose transitorie alle quali l'uomo si afferra per errore e, convincendolo a distaccarsene volontariamente, lo conduce su un'altissima balza dove gli mostra non le ricchezze della terra, ma le conquiste della mente e l'inizia al segreto della contemplazione in cui solamente e veramente l'anima si acquieta.

Essenzialmente lo Spirito Santo è l'Amore, è l'Eros del mondo. Nella creazione l'Amore costituisce una necessità, la ragione stessa della creazione e il tramite per cui la creazione si effettua. L'Amore è il modo d'essere dello Spirito per identificare se stesso fuori di sé. L'Amore è la realtà dell'immensa libertà dell'essere e, infine, è l'unico sostanziale modo di essere della mente dell'uomo. Così che possiamo affermare che dove non è amore non vi è mente, dove è mente ivi è sempre amore. La natura dello Spirito Santo è amore, lo spazio in cui possiamo collocarlo è la mente umana. Attraverso l'amore, l’uomo giunge alla conoscenza; attraverso la conoscenza egli identifica l'Amore, quindi lo Spirito Santo è intelletto. Attraverso l'intelletto, la mente dell'uomo giunge a individuare i massimi segreti dello Spirito, per cui lo Spirito Santo è Sapienza. La sapienza insegna all'uomo la necessità del distacco da tutto ciò che non è immutabile e eterno. Ecco, quindi lo Spirito Santo è semplicità e purezza.

La comunicazione dello Spirito Santo conduce i discepoli a scoprire in se stessi lo Spirito, la divina scintilla, il respiro divino dato al primo Adamo e rinnovato in loro da Cristo. Divina scintilla, latente in ogni uomo che viene all'esistenza, che si risveglia al contatto degli inviati rinnovati dal soffio creatore di Cristo. I primi discepoli al contatto del nuovo respiro divennero uomini nuovi. È questa la novità portata da Cristo sulla terra: la comunicazione di quella essenzialità spirituale cui tutti gli uomini possono e debbono accedere. L'uomo, nella novità di Cristo, si rinnova di continuo come sotto l'azione di un infuocato battesimo. La trasformazione interiore dei discepoli li rende atti a portare il grande annuncio della remissione dei peccati. Cristo comunica loro il mandato con due frasi: «Saranno rimessi i peccati a coloro cui li rimetterete; non saranno rimessi a coloro cui non li rimetterete». La nostra mentalità giuridica ci ha portato a intendere queste parole negli schemi del linguaggio della giurisprudenza romana.

Domandiamoci se lo Spirito Santo insufflato da Gesù Cristo sui suoi discepoli, è l'Amore limitato che discrimina i degni e gli indegni, i giusti e i peccatori oppure è l'Amore assoluto che feconda senza distinzione i campi dei figli dell'uomo? Nella prima accezione, le parole di Cristo conferiscono ai discepoli un potere di giudizio; nella seconda invece indicano insieme e una grandezza di anima sempre pronta a rimettere l'errore e il peccato, e un avvenimento che, qualora tale grandezza non venga raggiunta, il peccato rimarrà insoluto. Potremmo tentare questa traduzione: «Vivendo uniti dallo Spirito Santo con l'Amore illimitato del Padre, attraverserete l'esistenza diffondendo onde di amore e di riconciliazione; se non assurgerete alla grandezza dello Spirito Santo, e voi e chi avvicinerete, rimarrete legati al peccato».

Lo Spirito Santo è Amore; l'Amore che non si esprime nel perdono, nella pietà, nella misericordia, non è amore. L'Amore senza parzialità, separatività, inimicizia, è l'Amore perfetto, l'espressione più perfetta dello Spirito Santo, e-insieme la più elevata esplicazione della mente umana; essa è infatti lo spazio dello Spirito Santo. La mente umana può amare tutti i tre regni della natura e immergersi, sino all'oblio di sé, nel quarto regno che è l'umano.
I doni dello Spirito Santo raggiungono la loro perfetta manifestazione nella capacità che la mente umana possiede di scoprire sempre più oggetti di amore, di intuire sempre meglio le ragioni del cammino ascensionale della coscienza, fino a raggiungere quello stato di ebbrezza spirituale che scopre in modo misterioso la fratellanza di tutte le cose e di tutti gli esseri. In questo stato di ebbrezza, la mente fecondata dallo Spirito Santo perviene a comprendere l'eternità del proprio essere in Dio e in tutte le cose che Egli ha creato. A questo punto sarà sorgente di pacificazione e non di giudizio.


(da Adista, 30 aprile 2005)

La passione di Cristo,
storia, testimonianza e verità
di Marcelo Barros

Essere cristiani è seguire Gesù come discepoli nelle opzioni fondamentali della vita e ricevere dal Padre lo Spirito Santo, energia di amore divino che ci rende capaci di amare come Gesù e che ci "divinizza". Gli antichi pastori delle Chiese definivano questa fede come "cammino", itinerario spirituale, che può essere espresso in diverse forme. Ogni Chiesa o comunità privilegia di più l'uno o l'altro aspetto. Dire che il sole nasce alle 6 e tramonta alle 18 è tanto vero quanto parlare di movimento della terra intorno a se stessa mentre gira intorno al sole. Nessun linguaggio è assoluto. Non si deve assolutizzare un modo di parlare. Sarebbe confondere un'espressione della verità con la Verità che è al di là di tutte le nostre povere formulazioni. Nessuno possiede la verità totale. Ognuno può sempre apprendere qualcosa dall'altro, come altrettanto può insegnare all'altro.

Se è così, mi perdonino coloro che interpretano i testi biblici alla lettera, ma non credo che sia il sangue di Cristo che salva l'umanità. Non posso credere che Dio avesse bisogno che Gesù soffrisse a quel modo e morisse come un condannato per salvare il mondo. Quello che salva il mondo è l'amore. L'unica passione capace di salvare l'umanità è l'appassionarsi, che, secondo il Vangelo di Giovanni, è la chiave di lettura più appropriata per capire tutto quello che è successo a Gesù: "Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13,1). Questo amore radicale, che giunse fino a dove l'amore più estremo può giungere, prese la forma del dono di sé. Non perché non desse importanza alla vita, o godesse del soffrire. E meno ancora perché credeva che Dio è sadico o crudele e si dilettasse nel vedere il Figlio soffrire e morire, come prezzo per placare la sua ira nei confronti dell'umanità peccatrice.

È dagli inizi della Chiesa che la croce di Gesù provoca polemica. Ferisce l'immagine convenzionale di Dio e contesta qualsiasi religione che illuda le persone promettendo miracoli e buoni risultati economici. La croce di Gesù denuncia che Dio sembra non proteggere i suoi. Già al suo tempo Paolo scriveva: "Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani" (1Cor 1,23).

In questi giorni, la passione di Gesù è motivo di dibattito a causa del modo in cui è narrata nel film di Mel Gibson. Rispetto quanti l'hanno apprezzato, ma io continuo a preferire il vecchio "Vangelo secondo Matteo" di Pasolini. Mel Gibson, interpretando i Vangeli alla lettera, privilegiando alcuni passaggi e dimenticandone altri, attribuisce la condanna di Gesù agli ebrei e immagina il diavolo come un essere androgino. Facendo questo, depone contro lo stesso Dio, accusato di usare la sofferenza del giusto per salvare il mondo. Così dà ragione agli intellettuali che accusano la religione di essere causa di intolleranza e violenza nella storia e nel mondo attuale.

Amo molto i Vangeli, ma so che furono scritti almeno 50 anni dopo i fatti narrati. Non hanno mai avuto la pretesa di essere biografici. Furono redatti da gruppi diversi e in contesti culturali distinti. Ogni evangelista racconta la passione a partire da prismi tanto differenti l'uno dall'altro che non possono essere armonizzati artificiosamente. Matteo narra la passione come sofferenza di un profeta. Marco mostra Gesù preso dalla solitudine e dal dolore per essere stato abbandonato da tutti. Al contrario, Luca mostra Gesù, nella sua passione, accompagnato da discepoli e donne. Racconta che le donne piangevano e egli le consolava. Un ladrone chiede perdono nell'ora della morte e, sulla croce, Gesù prega: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Secondo Marco, Gesù fu crocifisso alle nove della mattina. Per Matteo e Luca, successe a mezzogiorno. Matteo e Marco dicono che l'ultima parola di Gesù fu: "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?". Luca dice che Gesù pregò: "Padre, alle tue mani affido il mio spirito". Senza dire che Giovanni segue una logica totalmente differente.

Come alcuni predicatori nei loro sermoni, il film di Gibson mescola i racconti evangelici senza nessuna preoccupazione storica o esegetica. Per questo, finisce coll'insistere su elementi che qualunque fondamentalista pensa di cogliere nei Vangeli: accusa agli ebrei, la giustificazione della violenza come necessaria a realizzare il progetto di Dio e a valorizzare la colpa come strumento della conversione dell'umanità.

Negli anni '80 del I secolo, i gruppi cristiani facevano parte della sinagoga e i capi degli ebrei li consideravano eretici e nemici. Sembra che, nelle comunità giudaiche dell'epoca, ci fossero preghiere che maledicevano i seguaci di Gesù. Molti cristiani di fede giudaica entravano in crisi, alcuni perfino lasciavano il gruppo cristiano. In questo contesto, i Vangeli entrano in polemica e dicono che quelli che perseguitano i cristiani sono gli stessi che perseguitarono Gesù. Raccontano la passione di Gesù in modo che sia diminuita la responsabilità dei romani nella condanna di Cristo e accentuano una presunta colpa dei cari religiosi di Gerusalemme. Il quarto Vangelo chiama "giudei" solo i dirigenti del tempio, alleati strategici dei governanti romani nello sfruttamento del popolo. A questo, al popolo, il Vangelo dà il nome di "israelita". Natanael è un vero israelita nel quale non c'è falsità. Chiama Gesù il "re di Israele", Maria e i discepoli sono israeliti (cfr. Gv 1,47-49). Mi sembra disonesto citare questo Vangelo e parlare dei giudei come di coloro che hanno insistito per condannare Gesù senza fare questa distinzione, soprattutto in un contesto politico internazionale nel quale, al contrario di come era anticamente, lo Stato che perseguita i palestinesi si chiama "Israele", mentre il popolo civile e i gruppi religiosi si chiamano ebrei.

In realtà, la passione di Gesù fu un assassinio, perpetrato dal potere politico romano con la complicità dei vertici del potere religioso ebraico dell'epoca. Non conosciamo i dettagli. Tutto quello che i Vangeli raccontano della passione certamente si basa sui fatti, ma ha più che altro valore simbolico e di parabola. Non è una cronaca o un réportage giornalistico.

Chi è cristiano crede che Dio ci salva attraverso Gesù. Questa salvezza non è il liberarci dall'inferno, parabola superata di un castigo contrario alla misericordia divina. Gesù ci salva con la pienezza della vita e della felicità. Gesù ci salva rivelandoci Dio, insegnandoci a metterci in relazione intima con Dio. Ci salva perché possiamo scoprire un modo di vivere più umano e felice, basato sull'amore-solidarietà, sulla giustizia, sulla pace e sulla comunione con l'universo.

(da Adista, n°34 8.5.2004)


Sabato 07 Maggio 2005 19:50

Il nuovo respiro (Giovanni Vannucci)

Pubblicato da Fausto Ferrari

Il nuovo respiro
di Giovanni Vannucci




Potremmo definire il brano di Gv 14,15-21, insieme ad altri brani naturalmente, la genesi, la nascita dell'uomo nuovo nella nuova realtà coscienziale di Cristo. "Se mi amate, custodite le mie parole-germi". Amare Cristo significa rispondere attivamente all'Amore infinito che ci avvolge e ci feconda; custodire le parole di Cristo, vuol dire preparare loro la matrice adatta ad accoglierle, farle germinare e nascere, riceverle nella loro originaria forza, con forte umiltà che ci aiuti ad allontanare qualunque altra energia germinativa che nasca dalle zone egoistiche del nostro essere personale.

L'opera di ascesi, di purificazione, di offerta totale di se stessi alle forze santificatrici della grazia, richiesta ai fedeli di ogni verbo religioso, risponde alla necessità di proteggere, in una matrice incontaminata e adatta, le parole-seme di ogni rivelazione; solo quando esse trovano una terra gentile, pura, nasce l'uomo generato da Dio. Quando la matrice è pronta, allora Cristo nasce e l'uomo nasce, la parola si fa carne, la carne si fa luce e l'uomo impara ad amare.

In questo abbraccio fecondo, luminoso, senza ombre, la suprema invocazione di Cristo: "Pregherò il Padre che mandi il Consolatore", si rivela energia trasformatrice che dinamizza la terra, la carne, il sangue e li fa fiorire in uno spazio nuovo: lo Spirito; lo Spirito si fa carne, la carne diviene Spirito. E respiro dell'uomo è unito a quello di Dio, il respiro di Dio è unito a quello dell'uomo, nasce il nuovo soffio, il nuovo alito divino-umano. Il fango sale verso la luce, la luce si riveste di materia. Questo è lo Spirito di verità, il vero respiro di Dio e dell'uomo.

L'uomo che non si apre al nuovo ritmo gioioso, non può vedere, conoscere la novità: rimanendo chiuso nelle vecchie mura, non può aprirsi alla luminosa vita del nuovo respiro. L'uomo non è più orfano, il nuovo respiro lo rende fecondo, la sua fioritura e crescente fruttificazione sono il perenne ritorno di Cristo. Cristo torna quando il tempo umano cessa, quando lo spazio umano si infrange nell'infinito divino; quando il tempo si spoglia della sua caducità, la terra perde i suoi pesanti limiti e l'uomo comprende che non c'è più la morte, la risurrezione ha trasformato la mortte in una provocazione assoluta alla vita.

Nel nuovo respiro la terra dona i frutti attesi da millenni, luce visibile, luce che tutto compenetra, amore per la terra e per il cielo, per ogni essere esistente, amore che disvela l'universo nel suo vero significato di gloriosa manifestazione dell'Invisibile: il cielo è ormai sulla terra fino alla consumazione delle ere.

Nel nuovo respiro l’uomo potrà vivere la vita, quella vita che si apre il varco attraverso tutte le morti, e avanza, potente e gioiosa, finchè rimarrà una morte da oltrepassare. Allora sapremo che Cristo, il Vivente, è nel Padre, che gli uomini viventi sono nel Figlio e il Figlio è in loro nella sconfinata gioia di aver ritrovato la loro vera natura di figli dell’unico Padre. I viventi, fecondati dalle parole-seme del Figlio, ameranno, il loro amore illimitato come l’amore del Padre. Vivranno; non parleranno della vita, vivranno. Le vecchie gloriose istituzioni crolleranno tarlate, rimarranno un esercizio per i dotti cultori del passato, trionferà la vita che dal Padre trabocca nel Figlio, dal Figlio al figli, dai figli risale gioiosa alla sua prima sorgente. I figli, che respireranno il nuovo respiro divino, andranno incontro all'uomo, a ogni uomo di qualunque colore sia la sua pelle, l'inviteranno a costruire la novità, ove ciascuno è se stesso e tutti si sentiranno destinati a vivere l'amore per l'amore, saranno una nuova stirpe di uomini animati dalla fede fino all'abbandono, alla totale rinuncia della propria volontà, stirpe chiamata a edificare, in un impeto travolgente di amore, il nuovo tempio.

Il nuovo soffio divino, energia essenziale e totalizzante, coinvolgendo tutto l'uomo, rivelerà la verità delle cose create, l'eterno nella caducità delle cose e degli eventi, il permanente nelle forme illusorie ed effimere, manifesterà le conquiste della mente nel doloroso svolgersi delle vicende umane, inizierà le coscienze alla vita di contemplazione e il cuore inquieto vi troverà la pace. [...] Il nuovo respiro si rivelerà come vita, non arida e lontana dottrina; le sue impulsioni vitali appariranno non astratte parole ma modi possibili di essere, tendenti a rendere spirituale la mente che vive di essi.

La Sapienza rivestirà le coscienze, attuandosi in una viva comunione con il Padre, unione con noi da parte di Dio, unione con Dio da parte nostra. L'intelletto sarà l'apertura del fiore mentale, la mente concreta sarà fecondata dal nuovo respiro, la Verità ci offrirà le sue preziose perle. La mente dischiusa dall'amore, libera dalle leggi degli istinti e degli impulsi egoistici, sarà dotata del dono del Consiglio e avrà pace in una conoscenza illimitata. [...] Una nuova qualità colmerà l'uomo interiore, la Pietà, guida sicura verso il segreto cuore delle creature, risposta instancabile a tutte le domande d'amore. Il Timore verso l'Assoluto silenzioso perderà il suo terrificante aspetto, si libererà da ogni forma di paura, e manifesterà il suo vero volto di umile amore verso il Padre e le sue creature.

Il nuovo respiro, rinnovando l'uomo intero, sarà l'inizio di un canto nuovo, il canto che nasce dal cuore che crede soltanto nella vita, il canto del cuore che ha ritrovato la figliolanza divina. Non ci sarà più morte, ma vita; non più dolore, ma gioia; non più disperazione: ogni uomo saprà di essere una viva pietra del nuovo tempio che lo Spirito innalza nell'uomo e con l'uomo.


Da: Giovanni Vannucci, Il Risveglio della coscienza, già Edizioni Cens, ora Servitium Città aperta edizioni srl.
Domenica 17 Aprile 2005 19:37

Convertirsi alla pace (Marcelo Barros)

Pubblicato da Fausto Ferrari

Convertirsi alla pace
di Marcelo Barros


«Dobbiamo noi essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo» (Gandhi). Classico momento forte di metanoia, o cambiamento interiore, il quaresimale cammino verso la pasqua è per molti cristiani un'occasione di riflessione e di nuovi proponimenti.
Deve, però, anche essere l'occasione per verificare fino a che punto i vari messaggi di solidarietà e di pace che essi oseranno lanciare in pubblico sapranno influenzare il loro processo di conversione, sia personale che sociale.



Le succitate parole di Gandhi mi sono tornate alla mente, quando i vescovi brasiliani hanno lanciato la Campagna di fraternità 2005 che inizierà il prossimo mercoledì delle Ceneri. Quest'anno, la tradizionale iniziativa quaresimale cattolica sarà, per la seconda volta, "ecumenica", perché promossa anche da altre 7 denominazioni cristiane che fanno parte del Consiglio nazionale delle chiese cristiane del Brasile. Il tema sarà "Solidarietà e Pace". Mi domando: trascorreremo 40 giorni gridando "Viva la pace e la solidarietà", oppure trasformandoci in facitori di pace e creatori di solidarietà? La differenza è abissale.

Una campagna in favore della pace è oggi più che urgente in Brasile. L’Onu ha posto la nostra nazione al quarto posto per numero di omicidi per arma da fuoco. Nel dicembre del 2005, il parlamento ha approvato lo Statuto del disarmo, firmato dal presidente Lula: una legge che rende più difficile comperare e possedere un’arma. Dal luglio scorso, inoltre, il Governo ha lanciato una campagna nazionale di disarmo, con l'intento di togliere le armi dalle mani dei cittadini, i quali ricevono un compenso in denaro per ogni arma consegnata. L'iniziativa ha avuto un sorprendente successo: si parla di una riduzione di omicidi (30%) e di incidenti per arma da fuoco (50%) in tutto il paese. Tra qualche mese, i brasiliani dovranno pronunciarsi, attraverso un referendum, sul divieto di commercio delle armi e munizioni. Potenti lobby - sostenute dai fabbricanti e commercianti di armi - si sono mobilitare contro l'approvazione definitiva della legge. Il loro argomento è il seguente: «Il governo dovrebbe disarmare i banditi, non i cittadini che hanno armi solo per difendersi». Una sorta di ideologia della "violenza preventiva ": mi armo, sì, ma soltanto per prevenire la violenza. Intanto, però, i sondaggi rivelano che moltissime delle armi acquistate o possedute legalmente finiscono nelle mani di gang di spacciatori di droga.

Questo bisogno di armarsi per prevenire la violenza è allarmante... e avvilente. Davanti al rischio di essere una vittima, la persona si arroga il diritto di fare vittime. È la versione – un po’ ridotta, quasi a dimensione familiare – della "guerra preventiva" del presidente americano George W. Bush, dove la giustizia veniva risolta a suon di sparatorie.


 



Nella divisione del mondo in gente per bene e di buona famiglia, da una parte, e banditi reali o potenziali, dall'altra, è ovvio che gli unici ad avere il diritto (e il merito) di vivere sono i primi. Questa logica mortale viene seguita in varie parti del mondo. In Honduras, ad esempio. in un rapporto su questa nazione, il quotidiano francese Le Monde del 14 dicembre scorso riportava che, negli ultimi cinque anni, con il beneplacito di molti benpensanti, sono stati «eliminati come banditi ben 2.725 minori, alcuni tra i 3 e i 5 anni». Ma come si può guardare a un bimbo come a un "potenziale bandito"?

Nel messaggio del Papa per la celebrazione della Giornata mondiale della pace (10 gennaio 2005) è affermato:

«Per conseguire il bene della pace bisogna, con lucida consapevolezza, affermare che la violenza è un male inaccettabile e che mai risolve i problemi. La violenza è una menzogna, poiché è contraria alla verità della nostra fede, alla verità della nostra umanità. La violenza distrugge ciò che sostiene di difendere: la dignità, la vita, la libertà degli esseri umani. È pertanto indispensabile promuovere una grande opera educativa delle coscienze, che formi tutti, soprattutto le nuove generazioni, al bene».

Mi auguro che il cammino quaresimale verso la celebrazione pasquale della vittoria della vita sulla morte ci immerga tutti in una "campagna mondiale di disarmo", per fare emergere dalla tomba una cultura di pace e di non violenza attiva. Solo così ognuno di noi potrà pronunciare per il suo vicino questa antica benedizione irlandese:

Che il cammino sia lieve ai tuoi piedi
E la brezza soave alle tue spalle.
Che il sole illumini il tuo volto
E le piogge cadano serene sui tuoi campi.
Fino a quando ti rivedrò di nuovo,
Dio ti protegga
nel palmo della sua mano.



(da Nigrizia, febbraio 2005)

Venerdì 01 Aprile 2005 21:15

Il battesimo del fuoco (Giovanni Vannucci)

Pubblicato da Fausto Ferrari

Il battesimo del fuoco
di Giovanni Vannucci






Le autorità religiose di Gerusalemme gli mandarono degli inviati a chiedergli chi egli fosse, e in nome di chi battezzava. Giovanni risponde di non essere il Messia atteso, né un profeta, ma uno che grida: "Raddrizzate le vie del Signore". Il suo battesimo è la preparazione al battesimo dello Spirito Santo che verrà amministrato da uno che è già in mezzo al popolo. Il giorno dopo Gesù andò da Giovanni, che ancora non lo conosceva, e gli si rivelò come "l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo", il peccato che insidia radicalmente l'uomo: la ricaduta nel nulla. Lo riconobbe come l'Atteso perché Colui che l'aveva inviato a battezzare gli aveva detto: "Tu va' a battezzare con l'acqua, quegli su cui vedrai discendere lo Spirito e rimanere su di lui è Colui che libera dal peccato non più simbolicamente con l'acqua, ma realmente con lo Spirito Santo". Giovanni vide plasticamente, come colomba, discendere e posarsi su Gesù lo Spirito Santo, e lo riconobbe e lo annunciò come "il Figlio di Dio".

Nelle narrazioni dell'incontro riportate dagli altri evangelisti ci sono dei particolari che mostrano gli avvenimenti sotto una luce differente, quasi delle contraddizioni; mi soffermo su di essi perché dal contrasto appare, così mi sembra, che Giovanni ha colto il significato soprastorico dell'incontro del Battista con Gesù, significato che diventa emblematico di quella interiorizzazione del mistero di Gesù Cristo che caratterizza il quarto Vangelo, sì da renderlo il Vangelo che indica le tappe da percorrere per il nostro personale incontro e la nostra personale unione con la Parola che vuole incarnarsi in noi, per renderci figli di Dio. Nelle narrazioni dell'incontro riportate dagli altri evangelisti ci sono dei particolari che mostrano gli avvenimenti sotto una luce differente, quasi delle contraddizioni; mi soffermo su di essi perché dal contrasto appare, così mi sembra, che Giovanni ha colto il significato soprastorico dell'incontro del Battista con Gesù, significato che diventa emblematico di quella interiorizzazione del mistero di Gesù Cristo che caratterizza il quarto Vangelo, sì da renderlo il Vangelo che indica le tappe da percorrere per il nostro personale incontro e la nostra personale unione con la Parola che vuole incarnarsi in noi, per renderci figli di Dio.

Negli altri evangelisti, lo Spirito Santo scende su Gesù dopo che è stato battezzato. Matteo e Marco dicono che fu a Gesù che i cieli si aprirono e che fu Lui a vedere lo Spirito Santo che scendeva. Nel Vangelo di Giovanni, non è negato, ma neppure affermato che la discesa dello Spirito Santo abbia fatto seguito al battesimo di Gesù, di cui l'evangelista non fa parola. Il punto in cui concordano è il fatto che il Battista inizia la sua predicazione di penitenza che precede la manifestazione di Gesù come portatore dell'immersione nello Spirito Santo; nella prospettiva dell'evangelista l'episodio costituisce la rivelazione dell'uomo che dopo il suo ritorno alle sue origini divine, il battesimo nell'acqua, scopre che il suo compito, unico e inalienabile, è quello di divenire come Gesù, uomo dello Spirito Santo.

Soffermiamoci sulla predicazione del Battista, quale è riportata dagli altri evangelisti; ai Farisei e Sadducei, chiusi e sicuri nei loro sistemi dottrinali e rituali, vengono rivolte delle dure parole: "Razza di vipere, cambiate la direzione dei vostri pensieri. Cessate di dire: abbiamo Abramo per padre. Dio può suscitare da queste pietre i figli di Abramo" (Mt 3, 7-9); alla folla, agli esattori del fisco, ai soldati vengono date queste indicazioni: "Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, non esigete niente di più del dovuto, non fate violenza a nessuno" (Lc 3, 10-14). Il battesimo del Battista è un vigoroso richiamo a Dio, sorgente dei valori che informano l'attività umana. Ai dotti viene detto di rivedere nella verità divina le loro teorie, agli altri di regolare i loro rapporti con il prossimo non seguendo le proprie aspirazioni egoistiche, ma l'apertura di coscienza che solo Dio può dare.

Il battesimo nell'acqua è nella chiara presa di coscienza delle origini divine dell'uomo, è il fermo distacco da tutte le forze istintive e passionali. È la nascita all'io cosciente e responsabile. Quando questo battesimo è portato a compimento, l'uomo può accedere al secondo battesimo, quello dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo scende come forza distruttrice e rinnovatrice di tutto l'uomo che, in questo bagno purificatore e trasfigurante, comprende con stupore gioioso di essere il figlio prediletto di Dio. È la nascita dell'io spirituale, dell'io consapevole del proprio destino sovrumano, la più alta coscienza personale.

Il passaggio dall'io cosciente, quello che nasce nel battesimo dell'acqua, all'io spirituale, quello che nasce dalla discesa dello Spirito Santo, è compiuto dal battesimo del fuoco. Quello in cui l'uomo deve sperimentare la passione, la morte, la totale purificazione della carne e del sangue, la rinunzia a tutto ciò che viene dal basso per ritrovare l'unità nell'Origine divina. Questo battesimo è indicato da Cristo: "Il Figlio dell'Uomo dovrà soffrire, essere rinnegato e disprezzato dagli uomini prima di morire e risorgere". La nostra risurrezione nella vita divina deve essere preceduta, come quella di Cristo, dalla passione e dalla morte.

Questo è il battesimo nel fuoco che media il superamento dell'io cosciente allo stato dell'io spirituale. L'io spirituale, ultima tappa della realizzazione cristiana, richiede il superamento dell'umano con l'eliminazione di ogni particolarismo, di ogni separazione attraverso l'identificazione con il mistero divino, la "volontà del Padre". Allora il cristiano, come Gesù Cristo, potrà salire "alla destra del Padre". Questo ritorno alla destra del Padre, nell'esperienza religiosa cristiana, a differenza di altre esperienze religiose, non è un annientamento nell'Assoluto, ma uno stato attivo di coscienza universale, la coscienza dei figli di Dio, arricchito dalla coscienza acquisita dall'io cosciente unita e fusa nell'io spirituale.
Domenica 20 Marzo 2005 17:20

Oltre il testo (Marcelo Barros)

Pubblicato da Fausto Ferrari

Oltre il testo
di Marcelo Barros


Più di 30 anni or sono, in America Latina in particolare nelle comunità cristiane più povere, si è dato vita ad un nuovo modo di leggere la Parola di Dio Compiuta in seno alla comunità, in un contesto di preghiera e con gli occhi rivolti alla trasformazione del mondo, questa lettura della Bibbia ha aiutato le comunità a partecipare attivamente al processo di liberazione dei popoli indios, dei gruppi di origine africana e dei senza-terra.

Le lotte popolari dei popoli latinoamericani non avrebbero conseguito le molte loro significative vittorie senza l'operosa partecipazione dei cristiani, che sono entrati in questo cammino di liberazione forti della luce che veniva loro dalla Bibbia letta in questo nuovo modo comunitario.

Da quando, negli anni 1970, Carlos Mesters in Brasile, Javier Saravia in Messico, José Luis Caravias in Paraguay e molti altri hanno dato inizio a gruppi biblici, la realtà latinoamericana ha conosciuto profonde trasformazioni. Oggi, i problemi sociali e politici si sono aggravati e - ahimè! - tutto sembra suggerire che i cristiani abbiano in parte rinunciato ad essere presenti con la loro usuale determinazione ad affrontare ogni nuova sfida. Se è vero che la credibilità di una religione dipende dalla sua capacità di aiutare gli uomini e le donne a vivere nella pace e nelle giustizia, allora ci si deve chiedere dove sia finita quella capacità profetica che caratterizzò in passato le comunità cristiane di base. Un cristianesimo senza profezia è un corpo senza anima.

La Bibbia continua ad essere il libro più venduto nel mondo. La lettura che se ne fa, però, non può più essere "patriarcale" e connivente con l'esclusione delle donne. Le chiese dovrebbero essere portatrici della rivelazione che tutti siamo uguali, al di là delle differenze di sesso e nella complementarietà delle funzioni, e non complici di una alienazione più di quanto non lo siano le società civili.

Per troppo tempo, inoltre, la nostra lettura della Parola di Dio ha voluto vedere quasi una spaccatura tra creazione e storia. Oggi non è più lecito fare ciò. Il Dio che si è rivelato nella storia di salvezza è lo stesso Dio che ha creato il mondo. E se è vero che l'Esodo è stato la rivelazione della capacità che gli occhi di Dio hanno di vedere le sofferenze umane, è altrettanto vero che «i cieli narrano la gloria di Dio, e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento» (Salmo 19). Molti sono giunti ad accusare la Bibbia - e l'etica giudaico-cristiana che ne è derivata - di un antropocentrismo che ha sminuito il valore della natura e si è reso responsabile dell'odierno degrado ecologico. La verità è che l'autore sacro, scrivendo che Dio diede all'essere umano l'ordine di moltiplicarsi, di riempire la terra e di dominarla (Gen 1,28), mai avrebbe immaginato che le sue parole sarebbero servite a legittimane una cultura priva di rispetto per la natura e distruttrice del pianeta.

Infine, non è più possibile leggere la Bibbia convinti che Dio si sia rivelato solo agli ebrei ed ai cristiani, e considerando le altre culture e religioni come idolatre, se non addirittura demoniache. I grandi flussi emigratori della storia hanno portato l'umanità a mescolarsi e le grandi culture ad incontrarsi. Ne è nato un pluralismo culturale e religioso che va visto oggi come un aspetto della realtà che ci interpella e ci obbliga a scoprire nuovi modi di movimento popolare e chiesa. In questo periodo, mi sto interessando in particolare delle relazioni tra teologia latinoamericana della liberazione e la teologia del pluralismo religioso, ed ho scoperto che una delle sfide che attendono le comunità cristiane di base è proprio l'urgenza di leggere la Bibbia in un contesto di pluralismo culturale e religioso.

Vorrei condividere con voi questa mia ricerca. (...) Pertanto, mi soffermerò su questo o quell'altro aspetto di una lettura della Bibbia che definirei "macro-ecumenica", pur utilizzando sempre il metodo latinoamericano e partendo dalle realtà e dalle culture indie e afro.
Si tratterà di una lettura meditativa, basata cioè sulla fede e sulla preghiera, mirante ad una continua conversione personale. Costante sarà anche il dialogo con l'esperienza dei vari gruppi che cercano nella Parola di Dio luci che possano illuminare le nuove realtà in cui vivono.

Nelle sue Letture Talmudiche, il filosofo ebreo Emmanuel Lévinas ritiene che ogni versetto del Libro sacro urli al lettore il seguente ordine: «Interpretami!». Da solo, il versetto è incapace di significato. Leggeremo la Parola con la nostra attenzione puntata sui fratelli e le sorelle che ci vivono accanto, e questo ci aiuterà a scoprire sempre nuovi appelli che Dio ci rivolge. Cercheremo di non lasciar cadere tali appelli nel vuoto. Lo diceva già Sant'Agostino: «Se ascolti o leggi la Parola senza lasciarti impregnare da essa, non arriverai mai ad accoglierla».


(da Nigrizia, gennaio 2004)
Martedì 22 Febbraio 2005 01:52

La generazione dei Figli di Dio (Giovanni Vannucci)

Pubblicato da Fausto Ferrari

La generazione dei figli di Dio
di Giovanni Vannucci





Il primo capitolo dell'evangelista Giovanni (Gv 1, 18) potrebbe essere definito: la generazione eterna dei figli di Dio. Leggendo attentamente possiamo vedere che in esso l'evangelista, dopo aver parlato del Verbo, della Parola di Dio: "Il Verbo era in Dio", indica la sua discesa nel tenebroso caos di tutte le esistenze possibili.

Le creature originariamente sono tenebra, in esse la discesa del Verbo risveglia la vita, vita che nella coscienza umana diventa luce: "la vita era la luce degli uomini". L'umana coscienza è, in se stessa, tenebra, accogliendo la luce diviene luce: "la luce vera che, venendo nel mondo, illumina ogni uomo". Ma quando respinge la luce e sostituisce se stessa alla luce, oscura maggiormente la propria tenebra. L'umanità si divide così in due schiere: quella che accoglie e quella che respinge la luce. L'accoglienza della luce del Verbo è il concepimento dei figli di Dio: "la Parola è fatta carne" e la carne è divenuta il tabernacolo che l'accoglie e in essa si trasfigura.

L'esistenza concreta è un velame intessuto attorno a una particella di luce divina, essa si rivela in ogni coscienza come qualità, possibilità, archetipo di un'idea divina. La coscienza singola ha l'unico ed essenziale compito di sprigionare in sé tutto lo splendore della scintilla divina; allora, e allora solamente, diventa capace di deporre i velami esistenziali per ascendere alla natura dei figli di Dio. Unificandoci col Verbo incarnato, Dio ci genera nella qualità di figli suoi: generando in noi l'unico suo figlio eterno, incarnandosi in noi come si è incarnato in Gesù. Allora l'essenza della coscienza individuale, che è un niente esistenziale, si accorda con l'archetipo divino di cui essa è un riflesso.

Agli inizi è un unico sole che si riflette in un unico specchio; nell'istante successivo lo specchio viene frantumato e l'immagine del sole si moltiplica nei frammenti, un unico sole e miriadi di sue immagini. Un unico sole, la Parola eterna creatrice, il Nome che è al di sopra di tutti gli altri nomi, un'unica sorgente di luce e uno sterminato stuolo di frammenti che ne contengono le particelle. Quando il frammento prende coscienza che la luce che ha in sé è il riverbero del sole unico ed eterno, inizia il cammino della sua nascita di figlio di Dio.

La coscienza umana sente se stessa come espressione della Parola eterna, scopre la sua incarnazione come iniziazione alla conoscenza del Verbo, affronta le sue vicende come una necessaria via di ascesa, e di spogliazione dalle densificazioni tenebrose. Il mistero dell'esistenza si rivelerà come la continua ripetizione della passione del Verbo incarnato, che agonizza nella materia perché nasca allo Spirito. Nasce una differente visione della vicenda umana; a tutte le dotte ipotesi sulle origini della creazione, della vita, della coscienza, essa aggiunge la verità che il Pensiero divino ha assunto la carne, rivelando il senso del nascere e del morire, del soffrire e del gioire di noi uomini: l'ascesa dei figli del sangue e della carne alla grandezza dei figli di Dio.

Ascesa indipendente dalle contingenze storiche in cui l'uomo vive, e che è una realtà vitale inerente al destino sovrumano dell'umanità, e per chiunque riesca a saldare l'uomo terrestre all'uomo luminoso che è in lui, l'ascesa diventa una realtà vivente, come la spiga matura è la realtà vivente del chicco di grano seminato nella zolla. L'errore dell'uomo è di credersi compiuto quando ha raggiunto la sua maturità fisica e mentale, in realtà ha portato a compimento il supporto perituro dell'Essere imperituro che in lui vuole maturare.

La Parola Incarnata si esprime in noi con quanto in noi c'è di più puro, distrugge in noi quanto da lei non può essere informato, e quanto di se stessa informa rende onnipotente. Quando in noi matura, ci dona la fede vera, quella fede che muove le montagne, che di nulla ha paura. Quella fede che osa tutto, perché certezza che in ogni cosa la Parola è presente e che la sua presenza sorregge e spinge ogni cosa verso il bene supremo.

Quando questa fede si accende, allora in noi è come una primavera di spirito, viviamo della Parola che in noi s'incarna ed essa vive di noi. Allora ci è dolce ogni rinuncia a quanto in noi non è Parola e Luce. Perché abbiamo bisogno di credere nel destino sovrumano dell'uomo per cessare la schiavitù dell'esistere, abbiamo bisogno di sentirci strumenti di un regno sovrumano, di sentire che la luce che portiamo riflessa, nel breve frammento del nostro specchio, è pur sempre quella che vi ha impresso il Sole eterno, e ad essa vogliamo assomigliare!


(Da: Giovanni Vannucci, Il Risveglio della coscienza, già Edizioni CENS, ora reperibile nel catalogo Servitium Città aperta edizioni srl / Associazione Emmaus via Conte Ruggero, 73 - 94018 Troina (En) Tel. 0935.653530 - Fax 0935.650234 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - www.servitium.it)



Giovedì 27 Gennaio 2005 01:24

Il sangue della terra (Marcelo Barros)

Pubblicato da Fausto Ferrari

Il sangue della terra
di Marcelo Barros





Agli elementi del cosmo come la terra, l'aria, l'acqua e il fuoco, l'umanità ha aggiunto altre come la pietra, il vento e gli alberi. Anche in essi ha scoperto segni forti della presenza divina. Nel mondo moderno, uno dei fattori più determinanti per lo sviluppo è stato il petrolio.

Qualcuno si meraviglierà che nel parlare di spiritualità cosmica dedichiamo una puntata al petrolio, un liquido che, fin dalla sua comparsa, ha provocato tanti conflitti e guerre, oltre a spingere all'estremo l'umana cupidigia.

Tuttavia la sfida del credente sta nel mettere in connessione tutti gli aspetti della vita con la spiritualità, e scoprire una parola di Dio in ogni elemento che ci circonda.

Il petrolio è un liquido oleoso, normalmente di densità minore di quella dell'acqua. Il suo aspetto varia dall'incolore al nero, passando per il verde e il marrone. Lo si trova in mare o in regioni che un tempo furono marittime. Trae origine dalla materia organica sepolta (principalmente alghe), assieme a sedimenti lacustri o marini. Questo agglomerato è composto di carbonio più altri componenti come idrogeno e zolfo; quest'ultimo deve essere eliminato in quanto, durante la combustione, produce una sostanza altamente corrosiva e inquinante.

Gli elementi basilari del petrolio si formarono almeno tre miliardi di anni fa, ben prima che apparisse la vita sulla terra. In ere successive, che coprono non meno di 600 milioni di anni, questo miscuglio originale andò arricchendosi di sostanze organiche fino a diventare petrolio. Per questo è considerato una risorsa naturale non rinnovabile.

Il petrolio è conosciuto fin dai tempi antichi. A Babilonia, l'attuale Iraq, il re Nabucodonosor se ne serviva per pavimentare le strade; gli egizi lo impiegavano come impermeabilizzante. La tecnica della perforazione di pozzi profondi era padroneggiata da duecento anni prima di Cristo, ma l'obiettivo dei popoli antichi quando scavavano, era trovare l'acqua potabile. La Bibbia fa allusione a laghi di bitume, asfalto o petrolio. Quei pozzi di materia infiammabile e maleodoranti erano visti come luoghi del castigo divino. «La valle di Siddim era piena di pozzi di bitume. Il re di Sodoma e il re di Gomorra vi caddero dentro» (Genesi 14, 10). L'Apocalisse (19, 20 e 20, 10) prende come simbolo della città dell'oppressione Babilonia, regione dove il petrolio è abbondante da sempre. Il testo biblico assicura che la Bestia e il Falso profeta saranno gettati nel lago di zolfo e fuoco ardente.

A motivo del rischio di combustione e incendio, come pure per la loro parvenza e odore misteriosi, i pozzi di petrolio furono sempre associati dalla Bibbia e da alcune mitologie antiche al giudizio e castigo finale. In certe tradizioni di matrice africana, il bitume o petrolio allo stato naturale è associato a Exu. L'orixà (spirito) delle relazioni commerciali e della comunicazione.

Nella cultura moderna il petrolio è ancora la principale fonte di energia che l'essere umano possiede. Trasformato, fornisce materiali - utilizzati praticamente in tutti i settori delle attività umane dai trasporti alla medicina. Il petrolio è la materia prima della plastica e di tanti prodotti nelle nostre case. Poiché la paraffina con la quale si fanno, per l'uso di diverse religioni, le candele, proviene dal petrolio, ecco che questo si è ritagliato uno spazio persino nelle attività religiose e liturgiche.

Malgrado l'esistenza di pozzi petroliferi nel mondo intero, la maggiore abbondanza di petrolio si trova non nella parte ricca del mondo, ma nell'emisfero meridionale. Il fatto che tanti paesi dell'America latina, Africa e Medio Oriente siano traboccanti di oro nero, non ha apportato ricchezza ai rispettivi popoli, ma al primo mondo, che continua a sfruttarli come all'epoca del colonizzazione. Agli inizi di questo 2003, l'umanità ha assistito all'invasione nordamericana in Iraq. Autorità stesse del governo statunitense, come il vicesegretario alla difesa Paul Wolfowitz, hanno dichiarato: «In realtà la ragione principale dell'azione militare è stata il fatto che l'Iraq nuota nel petrolio» (Jornal do Commercio di Recife, 5/7/03). Il colonialismo non è cambiato: per mettete le mani sulla ricchezza dei poveri, i conquistatori assassinano intere comunità, danno pozzi alle fiamme, inquinano mari e distruggono l'ecosistema di immense regioni del pianeta.

In Brasile, un capo indigeno visitò un giorno un'area nella quale, per praticare delle trivellazioni per il petrolio, un'impresa aveva tagliato a metà una montagna e deviato il corso di un fiume. Nel vedere quello scempio, il cacique commentò: «Voi non siete dei. Chi vi ha dato il diritto di fare una cosa simile a Madre Terra?».

È davvero urgente la crescita di una spiritualità ecologica ed ecumenica che aiuti persone e comunità a vivere una relazione di rispetto e di uso equilibrato delle ricchezze della terra e del sottosuolo. La nostra proposta non è di sacralizzare le forze del cosmo, né di demonizzare gli elementi del sottosuolo. Possiamo disporre delle ricchezze di superficie e sottosuolo senza distruggere la natura, né ridurla a una semplice merce di più da saper sfruttare.

(da Nigrizia, 4, 2003)

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