Domenica,28Maggio2017
Giovedì 06 Ottobre 2016 09:01

Sondaggi e formazione della volontà popolare

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Sondaggi e formazione della volontà popolare

di Luca Ricolfi -

Questo articolo è una risposta alla domanda: perché le indagini d'opinione stanno sbagliando le previsioni?

Esso è stato pubblicato su "Dirigente d'Azienda" – periodico dell'associazione Federmanager Torino – n. 307 luglio-agosto-settembre 2016.

Con la freddezza e la terzietà dello studioso, l'autore astrae dal referendum inglese considerazioni di tipo assolutamente generale sui meccanismi di formazione della volontà popolare. Una riflessione assolutamente da non perdere.

L'esito del referendum sul cosiddetto Brexit (l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa) ha creato grande sconcerto fra politici, giornalisti, intellettuali. Due domande, soprattutto, hanno dominato il campo nei commenti del giorno dopo. La prima: perché i sondaggi hanno sbagliato le previsioni, sopravvalutando la forza del Remain e sottovalutando quella della Brexit? La seconda: perché i sudditi di Sua Maestà hanno scelto di abbandonare l'Unione Europea?

La risposta alla prima domanda è un po' tecnica, perché riguarda il funzionamento dei sondaggi di opinione, e suona più o meno così: da circa 25 anni gli studi sulle tecniche di intervista hanno appurato che i sondaggi funzionano (ovvero non sbagliano troppo) solo se le alternative fra cui gli intervistati sono chiamati a scegliere o a esprimere un'opinione hanno un livello di desiderabilità sociale simile. Se un'alternativa è imbarazzante, ad esempio perché i mass media la squalificano, o perché consiste nello scegliere una opzione che la maggior parte dei cittadini considera perdente, gli intervistati preferiscono nascondere la propria intenzione di sceglierla. Questo vale in tutti i campi, anche i più (apparentemente) neutrali (quante ore al giorno guardi la tv?), ma vale più che mai in campo politico (ti piace Trump?). La conseguenza è che l'alternativa imbarazzante, squalificata, o demonizzata dai media, viene nascosta nei sondaggi, e rivela il suo vero livello di gradimento solo al momento del voto.

E' esattamente quello che è successo con la Brexit. Tutti i principali mezzi di comunicazione di massa hanno per mesi e mesi dipinto come catastrofica l'eventualità di un'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, e la gente - per tutta riposta — ha dichiarato nelle interviste quello che i benpensanti e l'elite illuminata volevano sentirsi dire, salvo poi fare di testa propria nelle urne.

Questo ci riporta alla seconda questione, ossia alle ragioni della scelta dei cittadini britannici. La mia impressione è che ad essa abbia concorso non poco proprio la campagna pro-Remain e anti-Brexit. Il fatto che la classe dirigente e più in generale i "ricchi" fossero così apertamente, convintamente e compattamente favorevoli al Remain ha contribuito a convincere i ceti popolari che il Remain fosse nell'interesse dei ceti alti (e urbanizzati: abitanti di Londra), e che per i ceti bassi (e periferici: campagne e piccoli centri) l'opzione naturale non potesse che essere quella opposta, ossia la Brexit.

E' stato detto più volte che questa scelta dei ceti popolari a favore della Brexit sia stata irrazionale e autolesionista, e che la scelta ragionevole fosse il Remain. E tuttavia la storia si può raccontare anche in un modo diverso. Come ha fatto notare il politologo Marco Tarchi, la paura è stata un'arma politica di entrambi gli schieramenti, anche se si è trattato di paure diverse: i fautori della Brexit hanno puntato le loro carte sul pericolo (sociale) costituito dall'afflusso incontrollato di milioni di migranti, i nemici della Brexit hanno puntato le loro carte sulle conseguenze (economiche) catastrofiche di un'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

Ed è curioso che, alla luce dei fatti successivi e dei dati disponibili, non sia affatto evidente che la razionalità stesse dalla parte del Remain e l'irrazionalità da quella della Brexit. Ognuno di noi può avere ottime ragioni per desiderare che la Gran Bretagna esca o resti in Europa (io vorrei che restasse, ad esempio), ma colpisce il fatto che le previsioni dei "ragionevoli" fautori del Remain si siano rivelate piuttosto esagerate (nessuna catastrofe finanziaria si è abbattuta sull'Europa nel mese del dopo-Brexit), e che i timori degli irragionevoli fautori della Brexit abbiano recentemente ricevuto una imprevista patente di fondatezza: secondo vari studi empirici negli Stati europei il tasso medio di criminalità degli stranieri è il quadruplo di quello dei nativi (in Italia è il sestuplo).

 

Ultima modifica Martedì 11 Ottobre 2016 18:09
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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