Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha disposto che i tesori della Sacra Scrittura fossero più abbondantemente aperti e messi a disposizione dei fedeli nella celebrazione della liturgia, e non solo eucaristica.
Da qualche anno mi vado facendo la domanda: perché si celebra? Credo che sia importante domandarselo, perché non ha senso, e non è umano, fare qualcosa senza sapere perché si fa.
Per comprendere il significato e il valore della celebrazione eucaristica e trarne alimento per la vita spirituale, è necessario conoscere a fondo la struttura della celebrazione e il significato delle varie parti e il loro nesso reciproco.
Abbiamo parlato della liturgia come di azioni che rendono presente la Pasqua di Gesù Cristo, perché tutti ne veniamo a contatto, e ne riceviamo il frutto salvifico. Ma come si rende presente?
Il cielo è ancora è reso presente, quando ci dichiariamo "in comunione con la Beata Vergine Maria, S. Giuseppe, gli Apostoli, i Martiri e tutti i Santi"…
Nel presentare la natura della Liturgia, la Costituzione conciliare la inserisce nella storia della salvezza. Essa ha tre grandi momenti:
Continuiamo a leggere nell’art. 10 della SC: A sua volta, la liturgia spinge i fedeli, nutriti dei " sacramenti pasquali, a vivere "in perfetta unione", prega affinché " esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede…".
L’art. 9 della Costituzione liturgica del Vaticano II inizia col dire che "la sacra liturgia non esaurisce tutta l’azione della Chiesa": ne abbiamo già parlato.
La Costituzione liturgica del Concilio Vaticano II, che il 4 dicembre pr. v. compie i suoi primi 40 anni, nell’art. 7 conclude un’esposizione della storia della salvezza, dando una definizione-descrizione della Liturgia, e affermando:
La Costituzione liturgica del Concilio Vaticano II, dopo aver presentato la liturgia come "ultimo momento" della storia della salvezza, o l’attuazione nell’oggi di questa storia salvifica, conclude dando una definizione-descrizione di ciò che è la liturgia cristiana: