Lunedì, 26 Luglio 2021
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Spiritualità Marista 
di Padre Franco Gioannetti 


   



Ventitreesima parte


Le intuizioni, la spiritualità, i progetti del P. Colin, così incentrati sul ruolo di Maria, guidano la Società da lui fondata guardando alla famiglia di Nazareth perché questa è il modello della Società stessa. Il motivo è evidente: li è possibile scoprire la pienezza dell'ideale della Società: essere, nel nascondimento, fermento come la Chiesa primitiva.


Quando infatti P. Colin preparava le Costituzioni non aveva con sé altro che il Vangelo, si poneva così, come se fosse nella casa di Nazareth e vi vedeva Maria lontana dal mondo, nel periodo più oscuro della sua vita ma già all'opera con suo Figlio, per la salvezza della umanità.


Nazareth è dunque l'inizio della Chiesa o è la Chiesa nascente e lo Spirito della Società, per P. Colin, è da ricercarsi soprattutto a Nazareth.


La Società di Maria infatti è pensata agli inizi come una microchiesa avente in sé tutte le componenti del Popolo di Dio, con uno spiritualità caratterizzata dalle due componenti della Chiesa (contemplazione e azione); essa ha cominciato come la Chiesa e questa è il suo modello, comunque la si veda, sia per quanto riguarda la vita degli apostoli di cui gli Atti raccontano i viaggi, sia per la vita della comunità locale di cui gli Atti danno un'immagine ideale (Atti 2, 42-47; Atti 4, 32-35).


Questo progetto, pensato ma in pratica mai realizzato, non si discosta certo molto dalla tendenza attuale della Chiesa; quella di andare verso nuove forme ecclesiali di testimonianza su cui lo Spirito Santo non ha detto indubbiamente l'ultima parola. Molto di ciò che si muove ecclesialmente intorno a noi ci dà l'impressione che lo Spirito ci porti attualmente verso un tipo di micro-chiese, indubbiamente più conformi del passato alla condizione laicale del cristiano, ma che in ogni caso saranno una nuova manifestazione delle "meraviglie di Dio".


Una intuizione quella coliniana di estrema attualità, che richiede da parte dei religiosi e delle religiose che si rifanno a P. Colin un forte impegno per uscire dagli schemi delle tradizioni che sono state sovrapposte e che non hanno un vero riferimento a quanto pensato dal fondatore.


Che sia questo un momento propizio per iniziare la realizzazione del progetto originario?

Spiritualità Marista 
di Padre Franco Gioannetti 


   



Ventiduesima parte


Ma perché l’attenzione a Nazareth? Il pensiero del P. Colin va a ritroso dalla Pentecoste, egli ritorna ai momenti fontali e li scopre nella "vita nascosta" di Nazareth: lì accanto a Gesù ci sono i primi due credenti del "nuovo" popolo di Dio: Maria e Giuseppe. Superando il pensiero dei teologi soui contemporanei, P. Colin scopre che nel villaggio di Nazareth, anzi nella piccola casa di due tra i maggiori protagonisti della storia della salvezza, ha effettivo inizio la realizzazione del mistero di Cristo attraverso le fasi dell’incarnazione e dell'infanzia di Gesù. In questa piccola casa è presente la prima "cellula" di quel popolo che avrebbe creduto e sperato nel mistero della salvezza.


Belley (un petit trou) era, per il P. Colin, come Nazareth e i primi maristi, con la loro scarsa istruzione, come gli apostoli. Ancora una volta "nascondimento" e "missione" si accompagnano nella manifestazione del mistero di Cristo al mondo.


Indubbiamente le realtà "Nazareth e Chiesa apostolica" non erano, né sono, intercambiabili, ma ognuna, con una speciale valenza esprime le stesse virtù nascoste che assicurano coesione e durata ad una comunità Cristiana. Resta comunque il fatto che, in ambedue entrano in gioco la piccolezza materiale, la povertà dell'ambiente e quella dei mezzi. La caratteristica di fondo della Società di Maria sarà giusta: comunque, nel nascondimento o nell'apostolato, essa dovrà praticare le virtù di Nazareth: umiltà, obbedienza, carità e distacco, che sono come il preludio di quelle della Chiesa nascente.

Spiritualità Marista 
di Padre Franco Gioannetti 


   



Ventunesima parte


Riprendiamo, dopo lo scritto di Don Morandin, la conoscenza e nostro approfondimento della spiritualità marista.


LA FAMIGLIA DI NAZARETH


Gli anni della vita di Gesù di Nazareth hanno un solo riscontro nei testi neotestamentari: il capitolo 2° di Luca. I Padri lo hanno ripetutamente commentato e le loro osservazioni mettono in rilievo quelle che sono state le prime reazioni cristiane alla "vita nascosta" del Salvatore da lui condotta per oltre trent'anni. L'attenzione del Padri è riposta principalmente nell'"abbassamento" - "Kénosis" del Verbo di Dio. Essi sono preoccupati dalle controversie teologiche del tempo, quelle trinitario-cristologiche. Dal un punto di vista spirituale, la teologia dell'"abbassamento" conduce ovviamente ad una lezione di obbedienza e di sottomissione ai genitori. Questa visione è l’esplicito riferimento a quale deve essere la condotta di vita del cristiano ed è parziale conseguenza delle grandi dispute teologiche allora in pieno corso. Il mistero della "Kénosis" attira la nostra attenzione per l'importanza che esso riveste all'interno della vita marista e di esso si è già parlato negli articoli precedenti.


Qual è il pensiero di P. Colin in relazione alla Famiglia di Nazareth?


Il suo modo di immaginare la vita della S. Famiglia a Nazareth presenta una evoluzione progressiva; P. Colin passa dal silenzio dei suoi primi testi (1816-1836) a formulare, sul tema negli anni più tardi, una riflessione esplicitamente indirizzata ai fratelli dell’Hermitage (1838).


È l'epoca nella quale fratelli coadiutori e fratelli maristi conducono vita comune ed all'Hermitage, in particolare , molti fratelli erano occupati in lavori manuali; questo ruolo umile, tipico delle famiglie povere, in cui il sostentamento proveniva dal proprio lavoro, suggerì al P. Colin il paragone con la vita di Gesù e di Maria nel piccolo villaggio di Nazareth. Ma questo paragone non rimase chiuso in se stesso; la spinta missionaria di P. Colin non può chiudere il suo spirito e quello dei suoi confratelli nella umiltà del solo lavoro manuale. A distanza di pochi mesi, in un ulteriore scritto, frutto delle sue successive riflessioni sulla vita nazaretana della S. Famiglia, egli compierà un'unione tra il ruolo di Maria a Nazareth e la sua posizione all'interno della Chiesa nascente, dopo l'Ascensione. Più avanti la crescita interiore del Padre subirà una nuova evoluzione: Gesù a Nazareth, Gesù "nascosto" sarà il modello dei maristi in formazione; la Chiesa nascente (la realtà di fede e di carità, il comportamento degli apostoli, il ruolo di Maria) costituirà il modello fondamentale per la Società.

Spiritualità Marista 
di Padre Franco Gioannetti 


   



Ventesima parte


Se è legittima la scelta, nella imitazione del Modello, di un aspetto della sua vita è, d'altra parte, pericoloso renderlo esclusivo. La partecipazione personale e comunitaria, nello stile di vita assunto, vale a dire in quello che è il carisma proprio di un Istituto religioso, ad un momento particolare della vita di Cristo, non può separarsi dall'unità del suo mistero. Un tipo di visione esclusivamente particolare della totalità di esso può essere la causa di una certa carenza nella spiritualità del passato, fino al punto da condurre i diversi Istituti religiosi a contendersi le specializzazioni.


I movimenti biblico e liturgico di questo secolo e, particolarmente oggi quello sacramentario, offrono alla vita religiosa maggiori possibilità di un'impostazione più armonica ed unitaria per l'espletamento del loro carisma sotto l'aspetto specifico dell'imitazione di Cristo, le cui "fasi" storiche, cioè della sua vita in questo mondo, sono governate dal principio basilare dell'unica rivelazione divina e dell'unità di tutta l'economia della salvezza.


(fine della riflessione di Don Morandin)

Spiritualità Marista 
di Padre Franco Gioannetti 


   



Diciannovesima parte


Senza forzare il principio allegorico di ombra-verità, prefigurazione-realizzazione, è pur sempre possibile, proprio per il principio di unità che presiede tutta l'economia salvifica, penetrare la relazione di dipendenza reciproca tra i diversi "momenti" della vita di Cristo.


Dal punto di vista imitativo è pur sempre legittimo riferirsi con particolare preferenza ad uno o all'altro aspetto di chi ha realizzato in sé, e quindi ha manifestato agli uomini, la pienezza della santità. È questo il principio che legittima il "carisma" dei diversi Istituti religiosi, nella vita dei quali viene espressa la ricchezza e la varietà del doni spirituali (cfr. PC 1).


La loro stessa diversità caratterizza in concreto la multiforme sapienza e l'infinita santità di Dio racchiuse in Cristo e che nessun Istituto, da solo, è in grado di esplicare in modo compiuto. Cristo, modello di vita consacrata al Padre nel dono di sé, è fonte inesauribile per chi intende imitarlo. Lo è in tutti i diversi momenti della sua esistenza storica, da Nazareth alla croce. I suoi anni di vita nascosta non sono diversi da quelli della missione pubblica: il culmine di tutti è il Getsemani, che esplicita, in modo fortemente sofferto, la sua piena obbedienza al Padre, che vuole la "sua vita in riscatto per molti" (Mc. 10, 45; Mt. 20, 28). Nascondimento e missione appartengono, allo stesso titolo, all'unico mistero di Cristo e sono strettamente collegati anche nella vita della Società di Maria.

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