Lunedì, 26 Luglio 2021
Visualizza articoli per tag: Spiritualità della Vita Religiosa

 Spiritualità Marista 
di Padre Franco Gioannetti 


   


Diciottesima parte


Una lettura staccata, condotta per compartimenti stagni, della rivelazione divina in ordine alle prodigiose opere salvifiche dì Dio, potrebbe facilmente indurre a considerare la stessa vita storica di Cristo come un susseguirsi di episodi privi di un filo conduttore, di una regia che, nell'assoluto rispetto della libertà dell'uomo, ne dirige infallibilmente il corso anche nei minimi particolari. Questo principio di unità di lettura della Storia biblica, si dimostra essenziale per la lettura della vita di Gesù di Nazareth, per la comprensione profonda dei tempi del suo nascondimento. L'attenzione va posta sull'unità intrinseca della rivelazione alla luce del supremo principio dell'unità del mistero di Cristo e dunque dell'unità dei due Testamenti. Quanto il Concilio Ecumenico Vaticano II enunzia sull'"economia di salvezza preannunziata, narrata e spiegata dai sacri autori", la quale "si trova in qualità di vera Parola di Dio nei libri dell'Antico Testamento; per ciò questi libri divinamente ispirati conservano valore perenne " (Dei Verbum Cost. Concil. 14) può essere legittimamente applicato anche all'interno dell’economia salvifica del Nuovo Testamento, inclusi gli "anni oscuri di Gesù", in rapporto a quell'adempimento definitivo che è la Pasqua.


Per quanto possa apparire come una forzatura, l'affermazione che gli anni oscuri dell'infanzia e della giovinezza, ossia il tempo della vita di Gesù a Nazareth, siano la sua preparazione alla missione pubblica, essa muove dal principio dell'unità intrinseca sia della stessa rivelazione che di tutta l'opera salvifica. Questa unità dipende dalla unità di tutta la storia sacra sotto il primato del Nuovo Testamento sull’Antico e delle realtà escatologiche su quelle dell’economia attuale.

 

Spiritualità Marista 
di Padre Franco Gioannetti





La famiglia di Nazaret una ispirazione e un modello
(Diciasettesima parte)


Abbiamo fin qui visto alcune linee portanti della spiritualità marista.


Ora rifletteremo su una icona molto cara al P. Colin: la famiglia di Nazareth



Iniziamo con una esposizione orientativa sul tema che è opera di don Carlo Morandin, monaco benedettino dell’abbazia di Subiaco.



IL "MISTERO DI NAZARETH"


Parte del grande mistero di Cristo



La vita della famiglia di Nazareth appartiene alle realtà della Bibbia. Il suo "interno " è comprensivo di ulteriori realtà bibliche: incarnazione, natività, epifania, vita nascosta. Il suo "contesto" sono la pienezza dei tempi: gli ultimi tempi in atto, cioè presenti nella storia. Sono i tempi della comunicazione e manifestazione plenaria e definitiva di Dio nella persona di Cristo.


Tali "realtà" altro non sono che le fasi di una realizzazione sempre più perfetta dell'unico mistero di Cristo, la cui concretizzazione storica si svolge come per abbozzi successivi. Il succedersi "storico" della realizzazione concreta indica che i fatti antecedenti sono preparazione, annunzio, prefigurazione dei susseguenti. Nessuna fase della rivelazione divina è separata dall'altra; il loro succedersi non è caotico ma ordinato. Si tratta di una economia, di un piano i cui diversi momenti storici appartengono all'unica opera salvifica di Dio perfettamente adempiuta nel mistero di Cristo. E poiché tutte le realtà di cui parla l'Antico Testamento si realizzarono nella vita storica di Cristo, ogni momento di quest'ultima appartiene all'unica e sempre presente economia di salvezza.


Così la rivelazione evangelica è stata preparata dal grande "Avvento" storico: la chiamata di Abramo da parte di Dio per farne il capostipite di un grande popolo, le vicende dei Patriarchi, la mediazione di Mosè e il grande Esodo storico, la predicazione dei profeti che prepara Israele a ricevere il Messia-Salvatore. I "tempi forti" della storia della salvezza si collocano nella storia dei secoli dell'"attesa", fino all’avvento di Cristo, i cui anni di vita nascosta appartengono allo stesso mistero della sua Pasqua e dono dello Spirito.


Spiritualità Marista

   

di Padre Franco Gioannetti


Sedicesima parte


Ed è proprio per questa via che P. Colin, accettando umilmente "l’abbassamento" ad imitazione del suo Signore, avrà coscienza che l’inserimento nella kenosis del Cristo è un elemento fondante della vita marista e proporrà perciò l’umile realtà nazaretana come modello di vita, insegnando come essere Chiesa, con discrezione, in un’epoca storica gelosa della sua autonomia. Egli indica perciò il nascondimento di Nazareth come punto focale in cui si incontrano le esperienze fatte, le proposte presentate, l’umile possibilità di servizio nella gratuità e precarietà.


Ci troviamo dunque di fronte ad un grande disegno concepito affinché uomini e donne, religiosi, religiose e laici, vivano nel mondo la "vita apostolica" con la fiducia e l’entusiasmo di chi si è lasciato plasmare dal Signore.


Siamo così giunti alla fine della prima parte del nostro cammino.


Proseguiremo per gradi, riflettendo su



  • "La famiglia di Nazareth, una ispirazione ed un modello"

  • "Il carisma marista"

  • "La spiritualità che ne deriva"

  • "La spiritualità della missione marista"

Un cammino dunque, in ogni caso pluriennale, che offrirà a te, visitatore o visitatrice di questo sito, una proposta ed un conseguente approfondimento di vita, perché tu possa, come Maria, camminare e crescere alla sequela di colui che è l’Unico.

Spiritualità Marista

   

di Padre Franco Gioannetti


Quindicesima parte


A questo punto del nostro cammino possiamo essere gioiosamente stupefatti perché ci troviamo di fronte ad un messaggio, ad una proposta di spiritualità, pieni dell’esperienza di Dio e cioè di fronte ad una vita attentamente e continuamente riletta a livello di fede. Ci troviamo di fronte al cuore di P. Colin, al cuore di un povero, ad un cuore che sapeva ascoltare.


Il messaggio è tale perché il padre, attraverso gli avvenimenti della sua vita, aveva appreso ad umiliarsi davanti a Dio, a non riporre in nessun altro la fiducia se non nel suo Signore, come Maria. Un messaggio recepito attraverso la preghiera, rileggendo la sua vita alla luce della fede e trasmesso poi ai suoi figli ed alle sue figlie di ieri, di oggi e di domani.


Non trionfalismi, non l’insinuarsi sia pure per buone ragioni nella società umana, non missioni roboanti, ma servizio umile, nascosto e, se necessario, gratuito; niente titoli o cariche, ma precarietà, disponibilità per situazioni di emergenza.


È uno spogliamento da ogni pseudo-sicurezza, vissuto, potremmo dire in termini biblici, avendo come sottofondo "deserto ed esodo".


Una proposta di spiritualità che è invito all’umiltà, all’abbassamento, alla povertà materiale e spirituale, alla modestia, alla vita nascosta, alla semplicità, all’abbandono a Dio.


Un abbandono che è esperienza nella pace, è dedizione alla volontà di Dio, dedizione che non annienta ma fortifica.


Teniamo allora presente che quando attraverso la porta della "povertà in spirito" si entra nella fede, la vita dell'uomo ne resta marcata, perché non siamo noi a possedere la fede, ma è la fede a possedere noi.

Spiritualità Marista

   

di Padre Franco Gioannetti


Quattordicesima parte


Ed è proprio su questo punto che emerge un aspetto spirituale e mistico che deve caratterizzare i maristi, lo spirito d’infanzia.

Dice infatti P. Colin:

"Siate come i bambini... (di fronte a Dio) essere come un bambino accanto a suo padre; a questo bambino è sufficiente sapere di essere accanto a suo padre".

Cosa è dunque lo spirito d’infanzia?

Se la legge della kenosis è: "salire discendendo", quello dello spirito d’infanzia è: "crescere nelle mani del Signore diventando piccoli".

È un’abdicazione a noi stessi, un atteggiamento umile dell’intelligenza.

Questo non vuol dire che non si debba avere buon senso; è piuttosto un adattarsi alla guida di Dio.

Questo atteggiamento è stato caratteristico di Maria: ha saputo seguire i segni di Dio ed obbedirgli anche nella notte della fede, quando le contraddizioni segnavano la sua vita, durante i periodi oscuri in cui non accadeva nulla.

Questo spirito di infanzia che P. Colin indica e che è tipico di Maria, deve caratterizzare la vita di coloro che in qualche modo fanno parte della famiglia marista, esso è fatto di umiltà di spirito, di diffidenza verso il proprio giudizio, di fiducia instancabile nella guida che Dio esercita su di noi, di prontezza nel saper rinunciare ai propri schemi mentali, di ricerca della volontà di Dio, di prontezza nel seguirla al di là dei nostri progetti personali.

Pagina 32 di 35

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito

news

per contattarci: 

info@dimensionesperanza.it