Lunedì, 26 Luglio 2021
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Spiritualità Marista

   

di Padre Franco Gioannetti


Ottava parte


Ma è particolarmente nel libro dei Salmi che i "poveri" hanno espresso sentimenti e speranze.


Le loro domande esprimono il desiderio della benevolenza di Jahvé e questa loro richiesta è fatta con umiltà, disinteresse e confidenza sinceri.


Molti salmi sono delle autentiche preghiere di umiltà.


Vediamone qualche esempio:


Salmo 149/4
"Il Signore ama il suo popolo,
incorona gli umili di vittoria".


Salmo 25/9
"Guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie".


Salmo 99/33
"Vedano gli umili e si rallegrino,
si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,
poiché il Signore ascolta i poveri".


Salmo 113/7-8
"Solleva l’indigente dalla polvere
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i principi
tra i principi del suo popolo".


Gli anawim, i "poveri" sono il vero popolo di Dio e sembrano avere coscienza di essere il "Resto d’Israele", di cui abbiamo parlato precedentemente.


Una delle espressioni più pure di questa preghiera di umiltà è il salmo 131 in cui appare lo spirito d’infanzia su cui torneremo più avanti.


Spirito d’infanzia, caratteristica importante per l’esperienza di fede e fondamentale perciò per la vita spirituale e per la spiritualità marista in particolare:


"Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno
Come un bimbo svezzato in braccio a sua madre.
Come un bimbo svezzato è l’anima mia.
Speri Israele nel Signore,
ora e sempre."


L’esilio, la dominazione straniera, il malcostume politico, l’idolatria, una ricchezza male acquisita e coniugata con l’orgoglio, il disordine, l’ingiustizia, la violenza, hanno prodotto molteplici reazioni ma hanno portato gli spiriti migliori di Israele a scoprire il valore vero della "povertà".


Profeti e salmisti hanno aiutato questa riflessione affinché si giungesse da parte di coloro, che erano spiritualmente aperti, alla convinzione che è fondamentale mettersi nelle mani di Dio, pienamente e fiduciosamente, con la speranza e la certezza che Dio salverà.

Spiritualità Marista

   

di Padre Franco Gioannetti


Settima parte


Gradualmente gli ebrei più sensibili vengono così guidati a riflettere che la strada della salvezza può passare anche per quella dell’umiliazione e delle sconfitte.


Anche Geremia, liberato da Dio dalle mani dei suoi nemici, si qualificherà povero:
"Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori"
(Ger. 20/13).


Al termine dell’esilio anche il grande continuatore di Isaia (detto Deutero-Isaia) guarderà a Sion come ad una città "povera" e chiamerà "povero" il popolo a cui annuncia la salvezza.
"Giubilate, cieli, rallegrati, o terra,
gridate di gioia, o monti,
perché il Signore consola il suo popolo
ed ha pietà dei suoi poveri"
(Is. 49/13)


Anche il successivo continuatore di Isaia, il cosiddetto Trito-Isaia, scriverà:
"…Su chi volgerò lo sguardo?
Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito
E su chi teme la mia parola"
(Is. 66/2)


L’Israele dei "poveri", degli umili tende essenzialmente all’incontro con Dio, attende di divenire il popolo messianico.
Si tratta di un sogno, di un’attesa, della speranza di tornare dall’esilio nella Terra promessa, tutte cose che finiscono per maturare in una visione umile e caratteristica: il messia-profeta sarà il grande "povero", il "servo di Jahvé" (Is. 50/6-9; Is. 53/4-7).


Un messia-"povero" dunque che rappresenta un ideale di pietà, fatta di confidenza in Dio, pronta alla sofferenza ed alla morte. Questa povertà, espressa in una tendenza spirituale si manifesta come un’attesa, un’apertura totale a Dio, una umiltà profonda, un’obbedienza filiale. Un aspetto caratteristico del messia, è espresso dal profeta Zaccaria con le parole:
"Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio di asina"

(Zacc. 9/9).


In questa frase del profeta, Gesù stesso si riconoscerà:
"……
Essi condussero l’asinello da Gesù, e
Vi gettarono sopra i loro mantelli…
……
Quelli gridavano: Osanna! Benedetto Colui
Che viene nel nome del Signore!"

(Mc. 11/10)

Spiritualità Marista

   

di Padre Franco Gioannetti


Sesta parte


Per questi profeti Dio è l’avvocato dei poveri, il sostegno degli oppressi, i quali, a loro volta, testimoniano, con la vita, la piena confidenza in Jahvé, nelle cui mani rimettono la loro sorte.


Sarà nel VII secolo a. C. che umiliazioni, privazioni e povertà porteranno i profeti ad intuire che la "povertà" come esperienza religiosa può costituire un arricchimento.


Sarà il profeta Sofonia ad usare la parola "povero" per designare un atteggiamento religioso ed a presentare la "povertà" come un’attitudine religiosa.


Egli scrive:
"Cercate il Signore,
voi tutti, umili (poveri) della terra,
che eseguite i suoi ordini;
Cercate la giustizia,
cercate l’umiltà,
per trovarvi al riparo
nel giorno dell’ira del Signore"

(Sof. 2,3).


Ed aggiunge parlando al suo popolo:
"Farò restare in mezzo a te
un popolo umile e povero;
confiderà nel nome del Signore
il resto di Israele"

(Sof. 3/12).


Povertà è allora praticamente la fede, caratterizzata dall’abbandono in Dio, dall’umiltà, dalla confidenza.


Il profeta Sofonia ha avuto una intuizione decisiva; questa povertà è per lui il tratto caratteristico del "Resto" messianico (la parte del popolo umile e religiosamente viva e fiduciosa); perciò i "poveri" saranno appartenenti ad una tendenza spirituale che gradualmente raccoglierà tutti i disorientati dai disastri che il paese attraversa, coloro che calamità pubbliche e private hanno distaccato da precauzioni e preoccupazioni terrene.


Alcune situazioni sociali, politiche, religiose, morali che si manifestano con la disobbedienza a Dio, con l’oppressione dei deboli, con la corruzione, con la prepotenza, generano sofferenza.


Di fronte a queste realtà i "poveri di Jahvé" reagiscono con una fede più salda e con una sete di giustizia profondamente fondata sulla fiducia in Dio.

Spiritualità Marista

   

di Padre Franco Gioannetti


Quinta parte


Cercheremo, nei prossimi articoli, di porre le basi bibliche della nostra ricerca, nel tentativo di esplicitare, almeno parzialmente, il carisma marista.


P. Colin era solito dire:


"La Società (di Maria) è un piccolo albero che è cresciuto nell’ombra, nel piccolo campo della Vergine".


Un piccolo albero che ha sviluppato una spiritualità fatta di modestia, di umiltà, di semplicità, di povertà interiore, di fede, così da imitare lo spirito di Maria, umile e nascosto, raggiungendo così lo spogliamento di sé di fronte alla grandezza di Dio e sostituendo ogni proprio progetto con la ricerca, il confronto e l’attuazione del progetto di Dio.


P. Colin era solito dire:


"…bisogna che noi siamo morti a noi stessi, morti ai nostri desideri, morti alle nostre comodità…"


ed aggiungeva:


"(occorre)…anche, un grande sentimento di fiducia. Bisogna dire: mio Dio, Voi potete fare per mio mezzo delle grandi cose".


Secondo le sue intuizioni ed il suo vissuto spirituale è dalla fede e dai sentimenti di umiltà e di abnegazione che deriva tutta la forza della Società di Maria, la forza di superare gli ostacoli, di andare avanti per crescere interiormente come congregazione e come singoli religiosi.


Diceva ancora:


"Noi dobbiamo avere lo Spirito di Maria, umile e nascosta… uniamo dunque il silenzio, la preghiera all’azione. Noi dobbiamo essere missionari sia di azione che di preghiera".


Una spiritualità interessante permea il pensiero e l’azione del P. Colin. Una spiritualità che rifugge dal fare affidamento sulle sole proprie forze per riporre invece la propria fiducia in Dio.


Cerchiamo, per comprendere questo, un contatto con l’insegnamento della Parola. Lasciamo che la Scrittura stessa ci introduca nella povertà come umiltà, nell’esperienza dei "poveri di Israele", nel mistero di Maria e di Gesù.


Cosa dice la Bibbia della "povertà", chi sono i "poveri di Israele"?


Tre sono le correnti di pensiero nella Bibbia riguardo alla povertà.


Cercheremo di riflettere sulla terza corrente che intende la povertà come un atteggiamento religioso: il "povero" è un "umile". Nel senso che la povertà è umile apertura verso Dio.


Per raggiungere questo stadio di comprensione del concetto di "povertà" in senso spirituale il popolo di Israele dovrà percorrere una strada lunga e faticosa e sarà nel secolo VIII a. C. che la parola "povero" comincerà nella predicazione dei profeti a tingersi di un significato religioso.

Spiritualità Marista

   

di Padre Franco Gioannetti


Quarta parte

Parliamo qui concretamente di un determinato valore dell’esistenza che deve caratterizzare la forma di vita dei maristi.
Un loro modo caratteristico e proprio di imitare la santità inesauribile del Signore Gesù.


Infatti secondo la grazia data a ciascuno si manifesta la santità di Cristo nell’edificazione del Corpo di Lui.


"Ignoti e come nascosti" inviano perciò la nostra vita, la nostra spiritualità all’ideale di "vita nascosta" che si ricollega con lo stato di abbassamento (Kenosis) di Gesù nella sua Incarnazione e nella sua vita di Nazareth. Secondo il p. Colin chi accetta la spiritualità marista deve vivere in funzione di Cristo, il cui "abbassamento" si è manifestato a Betlemme, a Nazareth, al Calvario.


Come Gesù si è "abbassato", prendendo forma di servo, così chi aderisce alla spiritualità marista deve rinunciare a qualsiasi potere, ad ogni forma di autoritarismo, ad ogni forma di autosufficienza per darsi a Gesù. Questi sarà la vita del cristiano, del marista, a condizione che questo si spogli di tutto ciò che non è Gesù per "rivestirsi" di Lui e per lasciar agire Lui.


La vita "ignota e come nascosta" del cristiano-marista, che si spoglia di tutto per darsi a Gesù, è dunque il modo di imitare, nell’interiorità e nello stile di vita, le disposizioni di Cristo nei suoi "anni oscuri", nozione descritta da Paolo, quando dice nella lettera ai Colossesi "La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio".

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