L'evento dell' effusione dello Spirito è posto da Luca al termine di una lunga e significativa fase preparatoria. Esso era stato preannunciato all'inizio del vangelo quando il Battista aveva contrapposto al proprio battesimo con acqua, il battesimo in Spirito Santo e fuoco, opera del «più forte» che stava per venire.
L'antico Giudaismo possedeva due luoghi per la preghiera pubblica: il tempio di Gerusalemme e le sinagoghe. Le sinagoghe erano molte e servivano al culto festivo, all'insegnamento, ai servizi fraterni e anche al ruolo giudiziale. Il tempio era invece unico per tutto Israele.
L'episodio di cui ci dobbiamo occupare appare come la prima iniziativa del gruppo dei discepoli, dopo la dipartita del loro Signore. Esso infatti si inserisce tra l'avvenimento dell' Ascensione e quello della Pentecoste, cioè nel momento di passaggio dal tempo di Gesù a quello della Chiesa.
La comunità di Gerusalemme fa come da sfondo a tutta la prima sezione del libro degli Atti. Questa comunità non è un gruppo di persone che si mettono assieme per la prima volta. È una comunità che si raduna di nuovo: hanno già avuto una esperienza comunitaria prima della Pasqua.
La teologia dell’ispirazione quindi non appartiene alla teologia dell’A.T. se non per la parte che concerne l’ispirazione del profeta. Appartiene invece alla teologia del N.T.
Fin dalle prime righe degli Atti degli Apostoli Luca rimanda al terzo Vangelo, il quale pertanto va considerato come la prima parte – indivisibile e integrante – di un’unica opera letteraria: «Nel mio primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece ed insegnò» (1,1).
La sua morte diviene esemplare. Tanto che Luca mostrerà negli Atti degli Apostoli che Stefano morirà come Gesù. Come si può seguire Gesù nella vita, così lo si può seguire nella morte. La morte di Gesù è esempio delle morti dei martiri.
La vita di Gesù, come la vita di ogni uomo, ha conosciuto una fase finale. I vangeli, pur con differenze rilevanti, testimoniano che questa vita ha conosciuto un finale tragico e scandaloso culminato nella infamante morte di croce.
Gesù, in quanto profeta e sulla scia dei profeti veterotestamentari, ha rivolto il suo messaggio e la sua predicazione ai figli d’Israele in vista della loro conversione, ma ha anche annunciato la raccolta finale delle genti e il loro inserimento escatologico nella salvezza. Gesù non nega né minimizza le differenze degli stranieri, ma le accoglie mettendone in luce la positività. E non fa dello straniero un nemico.
La confessione di Pietro è certo uno dei testi più conosciuti del Nuovo Testamento soprattutto nella versione di Matteo. Così si ricordano facilmente le parole di Gesù al discepolo che lo ha appena riconosciuto come il Messia: “Beato te, Simone, figlio di Giona…” e: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”.