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Domenica, 10 Maggio 2026 09:00

Quinta Domenica di Pasqua - Anno A In evidenza

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Quinta Domenica di Pasqua - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura At 6,1-7

Dagli Atti degli Apostoli
 

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

Salmo Responsoriale Sal 32 (33)

Alleluia, alleluia, alleluia.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate.

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell'amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
 
Seconda Lettura  1Pt 2,4-9
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
 
Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d'angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo e sasso d'inciampo, pietra di scandalo.
Essi v'inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
 
Canto al Vangelo  (Gv 14,6)

 

Alleluia, alleluia.

Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Alleluia.

 

Vangelo Gv 14,1-12

Dal Vangelo secondo Giovanni
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

OMELIA

Deve esistere una via. Una soglia attraversabile. Un sentiero capace di ricondurci alla nostra verità più profonda. Lo intuiamo da sempre, come si intuisce l’acqua attraverso la sete. Se dentro di noi arde questo desiderio, è perché da qualche parte vi è una sorgente che lo attende.
Portiamo nel cuore una domanda che nessun successo riesce a placare: che la vita non possa consumarsi in una manciata d’anni, che l’amore non sia consegnato al nulla, che i volti amati non vengano cancellati dal tempo, che la malattia e la morte non pronuncino l’ultima parola sull’esistenza. In noi abita questa invincibile nostalgia d’eterno. In noi dimora la speranza di vivere per sempre.
Per questo Gesù può dire: «Non sia turbato il vostro cuore». Come a dire: non tradite ciò che nel profondo sapete già. Non rinnegate l’intuizione più vera che vi attraversa. Custodite quella voce segreta che vi abita, perché «il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce» (Pascal).
E Gesù aggiunge che un cammino esiste davvero. Una strada concreta per giungere alla verità di sé e, in fondo, alla felicità. Non una teoria, non un sistema, non un’ideologia: una forma di vita. È la via che egli stesso ha percorso e reso visibile: la via del bene, della cura, della compassione. Ogni volta che si ama, si spalancano spazi d’infinito. Ogni gesto d’amore ricrea il mondo, lo trasfigura, lo riconsegna alla sua origine luminosa.
Chi ama, lentamente, giunge a “indiarsi” (Dante, Paradiso, IV, 28): a lasciarsi permeare dal divino, a riconoscere che la propria sostanza più intima non è separata dalla Sorgente. ‘Indiarsi’, divinizzarsi significa divenire finalmente ciò che si è sempre stati, togliendo i veli che nascondono il nucleo sacro dell’essere.
Ancora una volta è Gesù a mostrare la strada perché questo accada: la piena umanità. Egli è stato così profondamente umano da rendersi trasparente al divino, diafano; fino a poter dire: «Chi vede me vede il Padre». Quando l’umano giunge alla sua maturità, il cielo appare nella carne, l’eterno respira nel tempo, l’invisibile prende volto.
E allora anche noi, nel lento lavoro dell’umanizzarci, scopriremo che il diamante custodito in noi attende soltanto di lasciarsi attraversare dalla Luce. Finché ciò che siamo divenga luminoso. Finché, attraversati dalla Luce, impariamo a essere Luce.

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 15 volte Ultima modifica il Domenica, 10 Maggio 2026 09:11
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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