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Domenica, 17 Maggio 2026 09:09

Ascensione del Signore - Anno A In evidenza

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Sesta Domenica di Pasqua - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura At 1,1-11

Dagli Atti degli Apostoli
 

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, «quella - disse - che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».

Salmo Responsoriale Sal 46 (47)

Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l'Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.
 
Seconda Lettura  Ef 1,17-23
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
 
Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.
 
Canto al Vangelo  (Mt 28,19a.20b)

 

Alleluia, alleluia.

Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.

Alleluia.

 

Vangelo Mt 28,16-20

Dal Vangelo secondo Matteo
 
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
 

OMELIA

La festa dell’Ascensione di Gesù, se liberata da letture ingenue o puramente mitologiche, custodisce una provocazione spirituale immensa. Forse due.

La prima riguarda il nostro modo di pensare Dio e il rapporto con il sacro.
Ogni civiltà religiosa ha immaginato il cielo come il luogo da cui discendeva l’autorità capace di legittimare il potere sulla terra. Per secoli si è creduto che alcuni uomini fossero più vicini a Dio di altri, autorizzati a parlare in suo nome, interpreti esclusivi della sua volontà. In nome di questo “Dio-lo-vuole”, la storia religiosa dell’umanità – compresa quella cristiana – ha conosciuto violenze, esclusioni, condanne, guerre (ovviamente sante).
L’istituzione religiosa ha spesso preteso di essere il ponte obbligato tra il cielo e la terra, tra l’umano e il divino. Ma il Vangelo introduce una frattura radicale dentro questa logica.
Con Gesù cade l’idea di una distanza da colmare tramite mediatori sacri. Il divino non abita più in luoghi separati, custoditi da pochi. Si lascia incontrare nell’intimo della coscienza, nella profondità viva dell’umano. Ernesto Balducci scriveva parole potentissime: «Fra la coscienza e Dio non c’è che il puro vuoto della responsabilità umana».
L’Ascensione racconta simbolicamente proprio questo: il condannato, il rifiutato dal potere religioso del suo tempo, entra nella “gloria di Dio” senza alcuna legittimazione ufficiale. Gesù, giudicato bestemmiatore dagli uomini religiosi, viene riconosciuto dalla Vita stessa. Ed essendo, come scrive Paolo, il “primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29), ciò che accade a lui riguarda ogni essere umano. Nessuno deve più chiedere permesso per sentirsi abitato dal Mistero. Nessuna autorità può sequestrare l’accesso a Dio.
Per questo il battesimo, nel linguaggio originario cristiano, non era una delega alla dipendenza, ma una consacrazione alla maturità: ogni donna e ogni uomo “sacerdote, re e profeta”, cioè responsabile della propria coscienza, della propria libertà, del proprio cammino.
La seconda provocazione dell’Ascensione è ancora più disarmante. Nel libro degli Atti, mentre i discepoli continuano a fissare il cielo, due uomini chiedono: «Perché state a guardare il cielo?» (At 1,11). È una domanda che attraversa i secoli.
Con Gesù il cielo si svuota come luogo di evasione. Non ci è più concesso usare Dio per fuggire dalla terra. Non possiamo più rifugiarci in spiritualità disincarnate mentre il mondo continua a sanguinare. L’Ascensione non invita ad alzare lo sguardo lontano dalla vita, ma a ritornare dentro la vita con occhi nuovi. Il cristianesimo, nel suo nucleo più profondo, non promette scorciatoie celesti per sopportare passivamente il dolore del mondo. Non benedice la fuga. Non consola dicendo semplicemente: “Un giorno andrà meglio altrove”.
Il messaggio evangelico sembra piuttosto suggerire questo: il “cielo” comincia quando l’umano diventa più umano. Quando una relazione viene guarita. Quando qualcuno restituisce dignità a un volto umiliato. Quando si sceglie di amare dentro la ferita della storia.
Per questo la scomparsa fisica di Gesù venne interpretata dalla prima comunità come un passaggio necessario: «È bene per voi che io me ne vada» (Gv 16,7). Come accade nella vita adulta, arriva un momento in cui la presenza esterna deve ritirarsi affinché possa nascere una presenza interiore. Non più qualcuno da seguire dipendentemente, ma uno Spirito da incarnare creativamente.
L’Ascensione allora non parla tanto di un uomo che vola via verso un altrove cosmico, ma piuttosto dell’umanità che finalmente cresce, della fine delle religioni della dipendenza. Parla di donne e uomini chiamati a smettere di aspettare miracoli dal cielo per diventare essi stessi mani che curano, sguardi che riconoscono, vite che rialzano.
E forse il Cristo continua ad “ascendere” ogni volta che qualcuno riesce a vedere il divino non sopra il mondo, ma dentro la sua carne fragile, nei senza volto, negli scartati, negli invisibili della storia.

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 1 volte Ultima modifica il Domenica, 17 Maggio 2026 09:18
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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