Non sempre si riesce a spiegare perché ci si comporti in un determinato modo. Gli psicologi hanno dimostrato nei comportamenti umani l'esistenza di meccanismi inconsci, per cui pensiamo di aver scelto noi di fare ciò che abbiamo fatto. E ciò può essere vero, ma può anche essere una comoda ricostruzione dei fatti...
Nel libro: A tua insaputa, John Bargh, psicologo sociale, dimostra che spesso noi facciamo cose a nostra insaputa. E lo spiega, in particolare, nel capitolo Camaleonti a due zampe. I camaleonti sono animali che cambiano colore, qualcuno afferma per mimetizzarsi nell'ambiente, altri dicono per comunicare il loro "stato d'animo". E sono diventati il simbolo di quelle persone che cambiano comportamento a seconda del contesto, indossando abiti diversi nelle diverse situazioni, pronti a smetterli al cambio di stagione.
L'effetto camaleonte, psicologicamente provato, ci mostra che ciò che vediamo e ascoltiamo ha il fine di farci fare le stesse cose, ci spinge all'imitazione inconsapevole, fuori dal nostro controllo. Spesso, ad esempio, la paura del contagio si trasforma in contagio della paura. La nostra volontà può fare da filtro, ma non sempre questo avviene. «Il comportamento e le emozioni degli altri ci contagiano, - sintetizza il nostro autore - non solo quando ne siamo testimoni diretti, ma anche quando ne leggiamo la descrizione o ne vediamo i segni a cose avvenute», sia per le azioni virtuose che per quelle immorali.
C'è uno stretto legame tra percezione e azione. Le persone si imitano a vicenda inconsapevolmente, senza avere l'intenzione e senza sforzarsi di farlo. L'imitazione degli altri è una tendenza innata, molto utile nel corso dell'evoluzione per la sopravvivenza della specie. E la mettiamo in atto fin da bambini.
L'effetto camaleonte dimostra che vedere può condurre ad agire anche senza passare attraverso il sapere. Favorisce i legami tra le persone, crea simpatia, collaborazione e amicizia. Anche negli interrogatori della polizia: cercare di identificarsi con il "presunto colpevole" porta a migliori risultati e ad avere informazioni più attendibili.
Io guardo molti gialli e, almeno nei film, vedo che funziona. Funziona anche in altri contesti sociali.
Il "mimetismo empatico"
In uno studio olandese è stato chiesto ad alcune cameriere di ripetere ai clienti l'ordine appena ricevuto (una forma di imitazione), oppure di non farlo, senza spiegare loro perché dovessero agire in questo modo. Quelle che avevano ripetuto l'ordine del cliente ricevettero mance molto più generose rispetto a quelle che non l'avevano fatto. Attraverso questo "mimetismo empatico" si era creato tra la cameriera e il cliente una simpatia che aveva portato a una mancia più generosa.
Questo vale anche per la vita sentimentale. Nelle coppie in cui c'è accordo, dopo anni di vita in comune, a forza di condividere emozioni e comportamenti i due finiscono per assomigliarsi sempre di più. Per cui si può dare un consiglio: «Attenti a chi sposate, perché finirete per assomigliargli».
E chiaro che nell'imitare gli altri dovremmo fare un po' più di attenzione perché non tutti sono affidabili. E finiamo per pentircene quando è troppo tardi. L'effetto camaleonte è meno probabile se imitare gli altri costa troppo. Funziona di più se pensiamo che ce ne venga qualche buon vantaggio. Ed è per questo che molta gente sale sul carro del vincitore, salvo scendere appena si profila all'orizzonte un altro carro con un altro vincitore.
Comportamenti contagiosi
La gentilezza come la maleducazione, l'amore come l'invidia, sono comportamenti fortemente contagiosi e tutto questo avviene "a nostra insaputa", specialmente quando li vediamo nei nostri capi, o nelle persone per noi importanti.
L'effetto camaleonte funziona anche nei social network: le emozioni espresse online sono contagiose come i comportamenti offline, quelli vissuti di persona nel mondo reale. E gli esperti di pubblicità lo sanno molto bene.
Non dobbiamo mai dimenticare che l'effetto del nostro comportamento sugli altri e quello degli altri su di noi, dipende in ultima istanza da noi: «Ciascuno di noi - conclude il nostro autore - è solo un individuo in un mondo di miliardi di persone, una goccia d'acqua in un vasto oceano. Ma l'impatto di un singolo individuo e l'effetto di una singola azione si moltiplicano e si diffondono fino a influenzare molte altre persone. Una goccia diventa un'onda. Le ripercussioni di un singolo atto possono farsi sentire per giorni».
Perché allora non mettere in moto quest'onda ogni volta che ne abbiamo l'occasione?
Luciano Sandrin
(tratto da Missione Salute N. 5/2020, p. 66)
