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Sabato, 15 Giugno 2024 17:53

Undicesima domenica del tempo ordinario. Anno B In evidenza

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Undicesima domenica del Tempo Ordinario. Anno B

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura Ez 17,22-24

Dal libro del profeta Ezechiele

Così dice il Signore Dio:
«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,
dalle punte dei suoi rami lo coglierò
e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;
lo pianterò sul monte alto d’Israele.
Metterà rami e farà frutti
e diventerà un cedro magnifico.
Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,
ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.
Sapranno tutti gli alberi della foresta
che io sono il Signore,
che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,
faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 91 (92)

È bello rendere grazie al Signore.

È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità.

Seconda Lettura 2Cor 5,6-10

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore.
Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

Canto al Vangelo


Alleluia, alleluia.

Il seme è la parola di Dio,
il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.

Alleluia.

Vangelo Mc 4,26-34

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

OMELIA

“Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga” (vv. 26-28)

Esiste una realtà, in cui siamo immersi e che ci pervade, che fa sì che tutto emerga, cresca e si compia. E questo ‘spontaneamente’, senza forzature, senza il nostro intervento, o di qualcosa d’esterno. Anzi, meno ci si pone di traverso, più questa forza farà il suo corso, conducendo tutto in porto.

«Coloro che fluiscono come scorre la vita, sanno di non aver bisogno di altra forza» (Lao Tse).

Il non fare è ciò che di più grande e produttivo si possa compiere. Nella vita spirituale – come nell’arte – quanto meno si opera maggiormente si crea.
Compiremo l’opera più alta quando l’ego e i nostri sforzi consapevoli s’arrenderanno a questa forza che non è la nostra.
Non esiste ‘un noi’ a cui accadono le cose diverso da quanto sta accadendo, e di conseguenza le cose non accadono ‘a noi’. Noi siamo (nel)le cose che accadono. Le cose accadono e insieme ci accadono e basta.
Il ‘noi’ fa parte di ciò che accade, perché facciamo parte dell’universo. E l’Universo non ha parti. È Uno.

“Che cosa cerchi?
La sorpresa suprema”.

Ciò che cerchiamo alla fine è solo la ‘sorpresa suprema’, e nella misura in cui abbiamo dei preconcetti su di essa, la guasteremo.
Il principio che regola l’Universo è la sorpresa, e la spontaneità. Significa compiere un miracolo senza compiere miracoli, senza far nulla, senza programmarlo.
Quando smetti di desiderare il miracolo, il miracolo si compie.
 
Paolo Scquizzato
 
Letto 52 volte Ultima modifica il Sabato, 15 Giugno 2024 18:00
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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