Esperienze Formative

Domenica, 25 Gennaio 2026 08:43

III Domenica del tempo ordinario - Anno A In evidenza

Vota questo articolo
(0 Voti)
III Domenica del tempo ordinario - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura Is 8,23b - 9,3

Dal libro del profeta Isaia
 

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.
Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Mádian.


Salmo Responsoriale Sal 26 (27)

Il Signore è mia luce e mia salvezza.

 

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

 
Seconda Lettura  1 Cor 1,10-13.17
 
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
 
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
 
Canto al Vangelo (Mt 4,23)


Alleluia, Alleluia

Gesù predicava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.

Alleluia, Alleluia

 

Vangelo Mt 4,12-23

Dal Vangelo secondo Matteo
 

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

 

OMELIA
 
«Non è per questo che brillate e sentite dentro di voi il calore e l’impulso a splendere? Sì, perché portate dentro di voi la potenza delle stelle» (Leonardo Boff).
La cosmologia contemporanea ci ricorda che siamo nati dalle stelle. Dodici miliardi di anni fa, le Giganti Rosse sono esplose, e gli elementi sprigionati da quelle deflagrazioni cosmiche, espandendosi nello spazio, li ritroviamo oggi in ciò che chiamiamo vita. Il calcio delle nostre ossa, il ferro del nostro sangue, il carbonio che struttura le nostre cellule: tutto proviene da antiche esplosioni stellari.
Siamo letteralmente fatti di polvere cosmica.
«Convertiti, perché il regno dei cieli è vicino», dice Gesù nel vangelo di oggi. Convertirsi significa cambiare mentalità, iniziare a pensare e a pensarci diversamente. Vuol dire entrare in contatto con l’eternità, la stessa luce cosmica che ci abita, senza restare prigionieri del male che scopriamo in noi.
Significa credere al bene che possiamo fare, di cui siamo capaci, significa lasciarsi incendiare dal fuoco che ci portiamo dentro, assecondando l’impulso a splendere, credere ai propri desideri, ossia alla nostra “mancanza di stelle”.
Per questo, «Non lasciarti cadere le braccia» (Sof 3,16), ma usale per “pescare” fuori dai gorghi della storia (cfr. v. 19) le donne e gli uomini che vi sono caduti dentro, vedendo così calpestata la loro dignità.
I primi collaboratori di Gesù non erano sapienti né dotti: erano semplici pescatori, con il volto bruciato dal sole e le mani segnate dalle reti. Gesù li chiama a sé non per proclamare dottrine o definire verità su Dio, ma per liberare le persone dal male. La salvezza, così, non coincide con l’ortodossia, bensì con l’ortoprassi: gesti concreti, atti segnati dal bene.
Essere cristiani significherà dunque portare avanti la creazione, custodire la nostra umanità, generare fraternità. Non è casuale che all’inizio Gesù chiami a sé coppie di fratelli — Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni — perché, in fondo, il cristianesimo è energia immessa nella storia, capace di richiamare in vita i Caino e gli Abele di sempre, trasformando così il fratricidio in fraternità.

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 4 volte Ultima modifica il Domenica, 25 Gennaio 2026 08:51
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

Altro in questa categoria: « Battesimo del Signore - Anno A

Search