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Domenica, 15 Febbraio 2026 08:58

V Domenica del tempo ordinario - Anno A In evidenza

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V Domenica del tempo ordinario - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura Is 58,7-10

Dal libro del profeta Isaia
 

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».


Salmo Responsoriale Sal 111 (112)

Il giusto risplende come luce.

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.
 
Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
 
Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria.

 
Seconda Lettura  1 Cor 2,1-5
 
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
 
Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
 
Canto al Vangelo (Cf. Gv 8,12)


Alleluia, Alleluia

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.

Alleluia, Alleluia

 

Vangelo Mt 5,13-16

Dal Vangelo secondo Matteo
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». 

OMELIA
 
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Nell’antichità il sale veniva applicato sulle ferite come antisettico e antidolorifico: bruciava, sì, ma proprio quel bruciore impediva alla ferita di infettarsi e ne favoriva la guarigione. Non è un dettaglio secondario. Il profeta Isaia lo traduce in linguaggio spirituale quando scrive:
«Se tu dividerai il pane con l’affamato, introdurrai in casa i miseri, i senza tetto, vestirai uno che vedi nudo, allora la tua ferita si rimarginerà presto» (Is 58,8).
È un passaggio sorprendente. La cura dell’altro, il gesto che solleva chi è precipitato nel fango e nel non-senso, diventa cura delle nostre stesse ferite. Come se la guarigione non fosse mai un fatto privato, intimistico, ma un movimento che passa attraverso l’altro.
E in fondo, chi di noi non porta dentro piaghe esistenziali? Ferite antiche, magari inferte nell’infanzia, oppure prodotte da amori storti, attese tradite, parole che hanno scavato più di quanto ammettiamo. Ferite causate dal dolore subìto, ma anche da quello arrecato. Il vangelo di oggi non propone scorciatoie: indica una strada che passa attraverso il sale.
Il sale – il balsamo dell’amore – versato sulle ferite dell’altro, è ciò che lentamente rimargina le nostre.
Se non diamo sapore alla vita altrui, finiamo col perdere il gusto della nostra. La vita diventa allora insipida, scialba, priva di densità, come una storia che scorre senza lasciare traccia. Senza ingenuità però: perché sappiamo bene che amare non è indolore. L’amore, prima o poi, brucia. Brucia come il sale sul vivo di una ferita. Ma proprio lì avviene la guarigione.
«Voi siete la luce del mondo» (v. 14). Anche qui è Isaia a offrirci la traduzione concreta di cosa significhi essere luce:
«Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio» (vv. 9-10).
La luce non è un possesso, ma un effetto. Saremo luminosi solo nella misura in cui cominceremo a illuminare gli altri. Se non lo facciamo, lentamente ci spegniamo anche noi. Il bene compiuto verso l’altro alimenta la nostra lampada; senza questo olio, la fiamma si affievolisce.
Non a caso, nella Chiesa primitiva i battezzati venivano chiamati “gli illuminati”: non perché superiori, ma perché impregnati di Gesù, la luce. Eppure, questa illuminazione non è mai per sé. Siamo stati illuminati per far uscire dal buio i fratelli. Una luce trattenuta, ripiegata su sé stessa, è una contraddizione.
Una vita vissuta nell’oscurità dell’egoismo, coperta da un secchio – il moggio del vangelo – è una vita destinata a spegnersi. Anche una vita apparentemente tranquilla, consumata nell’ombra, nel nascondimento del proprio quieto vivere centrato su di sé, finisce per spegnersi nell’insignificanza.
Gesù mostra che la vita capace di illuminare il mondo e di dare sapore alla storia è quella che ama sino alla fine, quella che ha il coraggio di salire su quel candelabro che è la croce (v. 15).
Una vita che è “venuta alla luce”, ma che non si alimenta dell’olio dell’amore – facendo così luce a tutti coloro che le stanno intorno – si spegne presto. Rimane biologicamente in vita, forse religiosamente attiva, ma interiormente morta, anche se detta vivente.

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 1 volte Ultima modifica il Domenica, 15 Febbraio 2026 09:14
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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