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Domenica, 08 Marzo 2026 09:31

III Domenica di Quaresima - Anno A In evidenza

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III Domenica di Quaresima - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura Es 17,3-7

Dal libro dell'Esodoi
 

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall'Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d'Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va'! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d'Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».


Salmo Responsoriale Sal 94 (95)

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

 
Seconda Lettura  Rom 5,1-2.5-8
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
 
Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
 
Canto al Vangelo (Cf. Gv 4,42.15)

 

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo;
dammi dell’acqua viva, perché io non abbia più sete.

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

 

Vangelo Gv 4,5-42

Dal Vangelo secondo Giovanni
 

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

OMELIA
 
Siamo tutti un poco rabdomanti dell’invisibile, pellegrini della sete. Camminiamo sulla terra con una bacchetta fragile tra le mani, cercando una sorgente che possa finalmente dissetarci. Perché sì, siamo assetati. Assetati d’Infinito.
E così, continuamente, siamo tentati di credere che quell’acqua si trovi qui o là: in una relazione, in una professione, in un oggetto, in una religione; nell’io o perfino in un dio fatto a nostra immagine e somiglianza. Ma accade spesso che, dopo aver bevuto, ci si risvegli dal sogno. E allora resta solo l’arsura in gola e l’amaro in bocca, perché ci accorgiamo di aver confuso il miraggio con la sorgente. Camminiamo verso molte pozze d’acqua per poi scoprire che non erano che riflessi tremolanti nel deserto.
È in questo contesto che risuonano le parole sorprendenti di Gesù alla donna samaritana: «Credimi, donna: viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre» (Gv 4,21).
L’acqua che disseta davvero non sta né a Gerusalemme né sul monte Garizim.
Fuori di metafora: ciò che chiamiamo Dio non abita in un luogo determinato, non è confinabile in uno spazio, né catturabile da un concetto. Come recita la tradizione orientale, Dio è ‘neti-neti’, non questo né quello. Non è un oggetto tra gli oggetti, né un sostantivo da pronunciare, tanto meno un nome proprio di persona. Forse, più che un sostantivo, potremmo parlarne come di un verbo. Un’azione. Un movimento. Ciò che anima, ciò che fa vivere.
Per questo Gesù parla di «spirito e verità» (Gv 4,24). Il Mistero si lascia intuire come vita che germina, come fecondità che attraversa il cosmo, come forza silenziosa che sospinge il mondo in avanti, come energia che fa evolvere l’universo.
Ed è in questa corrente invisibile che si fa esperienza del divino.
La nostra sete non si placherà inseguendo miraggi esterni, ma scendendo verso la propria sorgente interiore, là dove la vita continua a sgorgare.
E anche aiutando il mondo a venire alla luce, in questa sua drammatica gestazione di senso.
Perché è vivendo pienamente che ci si disseta.
L’Assoluto — parola che etimologicamente significa ciò che è sciolto da ogni legame — rimarrà sempre oltre ogni forma religiosa storica e oltre ogni tentativo umano di possederlo. Come quando Paolo nell’Areopago dice: «In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28).
Noi esseri umani ci muoviamo dentro una sorta di campo divino, un oceano di realtà vivente di cui siamo solo una tra le infinite manifestazioni possibili.
Le religioni passano. Passano i loro linguaggi, i loro riti, i loro sistemi dottrinali.
Ma ciò che rimane è lo Spirito, quell’acqua viva di cui parla Gesù: «Se tu conoscessi il dono di Dio… egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4,10).
Un’acqua che sgorga dalla profondità dell’essere, una sorgente che è da sempre e che per sempre sarà. Perché la Vita non nasce e non muore: si trasforma.
E questa verità, dice il Vangelo, è inseparabile dalla libertà: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32).
Una libertà — scrive Eugen Drewermann — «sempre pronta a prendere per mano ciascuno di noi affinché diventi come Dio: una persona che vive in libertà, fondata nell’amore, dipendente in quanto creatura, ma chiamata all’infinità».
Forse allora il nostro cammino non consiste nel trovare Dio da qualche parte,
ma nello scoprire che la sorgente era già qui, silenziosa e nascosta, nel luogo più vicino e più dimenticato: il fondo della nostra stessa vita.

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 2 volte Ultima modifica il Domenica, 08 Marzo 2026 09:38
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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