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Domenica, 07 Giugno 2026 10:28

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo - Anno A In evidenza

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Santissimo Corpo e Sangue di Cristo - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura Dt 8,2-3.14b-16a

Dal libro del Deuteronomio
 

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

 

Salmo Responsoriale Sal 147

Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, 
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento. 
Manda sulla terra il suo messaggio: 
la sua parola corre veloce

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. 
Così non ha fatto con nessun’altra nazione, 
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Seconda Lettura  1Cor 10,16-17
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
 
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane.
 
Canto al Vangelo  (Gv 6.51)

 

Alleluia, alleluia.
 

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

Alleluia.

 

Vangelo Gv 6,51-58

Dal Vangelo secondo Giovanni
 
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
 

OMELIA

La cena di Gesù non è un rito. È un’esistenza.
Quando Gesù pronuncia quelle parole — «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19) — non sta chiedendo di essere ricordato. Sta chiedendo di essere continuato. Nella mentalità biblica la memoria non è il ricordo nostalgico di ciò che non c’è più. È rendere presente ciò che sembra assente, permettere a un evento di accadere di nuovo nel qui ed ora.
Per questo Gesù non dice: «Pensate a me». Dice: «Fate questo».
Non conservate la mia immagine, non difendete la mia dottrina, non costruite monumenti alla mia memoria: vivete semplicemente come io ho vissuto.
L’eucaristia nasce qui. Non tanto in un pane consacrato, ma nel pane spezzato.
Perché il pane, per diventare nutrimento, deve cessare di appartenere a sé stesso. Deve lasciarsi ‘spezzare’, dividere, distribuire, perdere.
Così è stata la vita di Gesù: vita consumata per gli altri. Una vita che non ha trattenuto nulla, diventata solo dono.
Per questo il suo gesto rimanda al grande simbolo del chicco di grano: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24).
Lo sappiamo, questa è una delle leggi più profonde dell’esistenza: tutto ciò che vuole salvarsi si restringe, mentre tutto ciò che accetta di donarsi si espande.
Il seme che si protegge muore nella propria sicurezza, il seme che accetta di spezzarsi genera campi dorati.
Anche l’essere umano vive sotto questa stessa legge: ogni volta che tratteniamo la vita, la perdiamo e ogni qualvolta la doniamo, la ritroviamo.
Per questo Gesù può affermare: «Chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia la troverà» (Mt 16, 25). Attenzione: nessuna richiesta di sacrificio.
Piuttosto una rivelazione. La vita fiorisce soltanto quando smette di essere possesso.
L’eucaristia è allora il grande sacramento della trasformazione: il passaggio dall’io al dono, dall’accumulo alla condivisione, dalla paura all’amore.
Non è questione di adorare un pane ma diventare pane. Pane per chi ha fame di ascolto, per chi è ferito, per chi è solo. Pane per chi ha smarrito il senso del cammino.
Carlo Molari scrive: «Gesù è stato presentato da Dio nella storia umana con la sua attività e la sua esistenza. Per questo è stato chiamato sacramento di Dio, segno cioè della sua presenza nel mondo» (C. Molari).
Gesù non è stato semplicemente colui che parlava di Dio, e stato trasparenza, diafania di Dio. La sua vita è diventata il luogo in cui il Mistero ha potuto affacciarsi sul mondo.
E forse è proprio questo il significato ultimo dell’eucaristia: non ricevere Gesù nel proprio cuore, ma diventare ciò che si riceve: cristici.
Lasciare che la nostra esistenza diventi, come la sua, una finestra aperta sull’Invisibile.
Perché il mondo non ha bisogno di persone che parlino di Dio. Ha bisogno di donne e uomini che, spezzandosi nell’amore, lo rendano visibile.

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 1 volte Ultima modifica il Domenica, 07 Giugno 2026 10:34
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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