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Domenica, 07 Giugno 2026 10:11

Santissima Trinità - Anno A In evidenza

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Santissima Trinità - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura Es 34,4b-6.8-9

Dal libro dell'Esodo
 

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervíce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».

 

Salmo Responsoriale Dn 3,52-56

A te la lode e la gloria nei secoli.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
 
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.
 
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

 

Seconda Lettura  2Cor 13,11-13
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
 
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
 
Canto al Vangelo  (cf Ap 1,8)

 

Alleluia, alleluia.
 
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo
a Dio che è, che era e che viene.

Alleluia.

 

Vangelo Gv 3,16-18

Dal Vangelo secondo Giovanni
 
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».
 

OMELIA

«Se si chiede che cosa sono questi Tre, dobbiamo riconoscere l’insufficienza estrema dell’umano linguaggio. Certo si risponde: “tre persone”, ma più per non restare senza dir nulla, che per esprimere quella realtà». (Agostino, De Trinitate, V, 9, 10).
Forse Wittgenstein, molti secoli dopo, avrebbe sorriso amaramente davanti a ogni pretesa di definire il Mistero: «Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere» (Tractatus Logico-Philosophicus). Eppure, l’essere umano non tace mai del tutto. Anche quando non sa nominare, continua a intuire, a percepire, a lasciarsi attraversare.
Del Mistero, di Dio, dell’Essere, non possediamo definizioni: ne facciamo esperienza. Come accade davanti ai colori del tramonto, alla musica che spalanca l’interiorità, alla carezza inattesa della bellezza. Vi sono realtà che non possono essere afferrate concettualmente, ma soltanto abitate.
Forse Dio è questo Fondo invisibile dell’esistenza. La sorgente silenziosa da cui tutto emerge. La creatività inesauribile dell’universo. La Bellezza che ferisce e consola. La Vita che incessantemente genera vita. L’intelligenza nascosta del cosmo. L’anima profonda del mondo. La coscienza che lentamente prende forma nell’umano. La tenerezza degli amanti. Il lievito nascosto nella materia. L’Amore che, senza clamore, continua a sostenere ogni cosa.
Per questo motivo, “credere in Dio” — o se vogliamo nella Trinità — non può ridursi a un semplice assenso mentale. Non è aderire a una formula. Non è sottoscrivere una definizione teologica. Del Mistero si può solo fare esperienza s’è detto: nello strappo immenso della natura, nello stupore della bellezza, nel volto umano incontrato senza difese.
Forse la domanda decisiva non è: “Credi in Dio?”, ma: “In che modo vivi?”. Perché, come intuiva la tradizione biblica, l’unico luogo concreto in cui il divino può diventare visibile è l’umano stesso.
Allora “credere” nel Dio-Trinità significherà forse credere profondamente nella possibilità dell’uomo. Nella sua bontà originaria. Nella sua irriducibile dignità. Nella luce che continua a sopravvivere anche nelle sue ferite. Significa credere — direbbe la Bibbia — che l’essere umano sia “a immagine e somiglianza di Dio”.
Conoscere Dio, in fondo, coincide con il diventare pienamente umani. E vivere fino in fondo l’umano, forse, è già sfiorare il divino. Come scrive P. Ganne, conoscere Dio e vivere autenticamente la propria umanità finiscono per coincidere.

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 1 volte Ultima modifica il Domenica, 07 Giugno 2026 10:27
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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