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Domenica, 07 Giugno 2026 10:03

Domenica di Pentecoste - Anno A In evidenza

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Domenica di Pentecoste - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura At 2,1-11

Dagli Atti degli Apostoli
 

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Salmo Responsoriale Sal 103 (104)

Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

Seconda Lettura  1Cor 12,3b-7.12-13
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
 
Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il ​​corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
 
Canto al Vangelo  (Mt 28,19a.20b)

 

Alleluia, alleluia.

Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Alleluia.

 

Vangelo Gv 20,19-23

Dal Vangelo secondo Giovanni
 
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
 

OMELIA

Nella seconda lettera ai Corinzi, Paolo scrive: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno è Dio che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12, 4ss).
È una delle intuizioni più luminose del cristianesimo delle origini: L’Amore non cancella le differenze, le genera.
Sta qui il fondamento di ciò che chiamiamo ‘unità’. Se vi è unità – in una comunità civile o ecclesiale che sia – dev’essere tutt’altra cosa dall’uniformità. Se c’è uguaglianza, identità, omogeneità non si sta affermando l’unità ma forse solo la dittatura del bene.
Il vangelo di oggi ci dice che laddove l’ego teme la diversità, lo Spirito la custodisce. Dove la mente irrigidita vuole ridurre tutto a una sola forma, una sola idea, una sola lingua, il soffio del Vivente continua a disseminare pluralità.
Forse il vero contrario dell’amore non è l’odio, ma l’incapacità di lasciar esistere ciò che non coincide con noi. Ogni volta che pretendiamo di rendere l’altro una replica di ciò che siamo, smettiamo di incontrarlo davvero, avendolo già trasformato in un’estensione del nostro io.
La Bibbia racconta questa ferita fin dalle sue prime pagine. Caino non riesce a riconoscere Abele come altro da sé. Non sopporta una differenza che non sa controllare, una libertà che gli sfugge. E così la relazione si spezza. Il male, prima ancora di diventare violenza, nasce spesso come incapacità di accogliere l’alterità.
Per questo lo Spirito, nella visione paolina, non produce omologazione ma comunione.
La comunione autentica non chiede di pensare allo stesso modo, di sentire allo stesso modo, di credere allo stesso modo. Chiede qualcosa di più difficile e più maturo: restare uniti senza annullarci.
Ogni essere umano porta un frammento di verità che nessun altro possiede nello stesso modo; per questo ogni incontro autentico allarga il mondo e ogni differenza accolta rende più vasta la coscienza.
Quando invece viviamo nella paura, le differenze diventano minacce. Ci irrigidiamo. Costruiamo identità chiuse, tribù emotive, appartenenze difensive. E lentamente smarriamo la capacità di ascoltare.
Ma l’amore maturo compie un altro movimento. Non invade, non assimila, non conquista, piuttosto lascia spazio.
Forse anche per questo il Vangelo è scritto in molte lingue interiori. Perché il divino non si lascia rinchiudere in una sola forma definitiva. Esiste sempre un’eccedenza nell’altro che non comprenderemo fino in fondo. Ed è proprio lì che può nascere il sacro.
Credo che diventare umani significhi imparare lentamente questa difficile arte spirituale: accogliere che l’altro possa essere diverso da me senza per questo essere contro di me. E forse, un giorno, arrivare perfino ad amare quella “lingua straniera” che l’altro rappresenta, scoprendo che proprio ciò che ci sembrava distante può aprire regioni nuove della nostra anima.

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 1 volte Ultima modifica il Domenica, 07 Giugno 2026 10:11
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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