Esperienze Formative

Domenica, 21 Giugno 2026 09:11

Dodicesima domenica del tempo ordinario - Anno A In evidenza

Vota questo articolo
(0 Voti)
Dodicesima domenica del tempo ordinario  - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura Ger 20,10-13

Dal libro del profeta Geremia
 

ISentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.

Salmo Responsoriale Sal 68 (69)

Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.

Per te io sopporto l’insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli, 
uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore; 
volgiti a me nella tua grande tenerezza

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio, 
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri. 
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brùlica in essi.

Seconda Lettura  Rom 5,12-15
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
 
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.
 
Canto al Vangelo  (Gv 15,26b-27a)

 

Alleluia, alleluia.
 

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
dice il Signore,
e anche voi date testimonianza.

Alleluia.

 

Vangelo Mt 10,26-33

Dal Vangelo secondo Matteo
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
 

OMELIA

«Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure, nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro».
Questo passaggio del Vangelo di oggi è uno di quelli che meritano di essere liberati da secoli di equivoci. Letto superficialmente, potrebbe far pensare che persino la caduta di un passero sia decisa da Dio, come se ogni morte, ogni tragedia, ogni sofferenza fosse inscritta in un imperscrutabile decreto divino. E da qui il passo è breve: immaginare che Dio voglia la morte di un bambino, una malattia devastante, una guerra, un terremoto. È l’antica idea racchiusa nel proverbio: «Non cade foglia che Dio non voglia».
Eppure, quante ferite ha prodotto questa immagine di Dio! Quante volte, davanti a una bara troppo piccola, abbiamo sentito parole che vorrebbero consolare e invece rischiano di aumentare il dolore: «Dio l’ha voluto con sé», «ha raccolto il fiore più bello», «era il suo disegno». Ma quale padre potrebbe desiderare la morte di un figlio? Quale amore potrebbe nutrirsi della perdita di ciò che ama?
Il testo evangelico dice qualcosa di molto diverso. Letteralmente, Matteo scrive: «Uno di essi non cadrà a terra senza il Padre vostro». Non afferma che il Padre lo faccia cadere, né che lo voglia. Dice piuttosto che nessuna creatura cade nella solitudine dell’abbandono. Anche quando un passero precipita, anche quando una vita si spegne, anche quando il dolore sembra avere l’ultima parola, il Padre è lì. Presente. Coinvolto. Partecipe. Mai responsabile della caduta, ma sempre solidale con chi cade.
È una differenza immensa. Da una parte c’è un Dio che decide gli eventi; dall’altra un Amore che li attraversa con noi. Da una parte il sovrano che dispone; dall’altra la Presenza che accompagna.
Come scrive Carlo Molari: «Nel cosmo e nella storia degli uomini, Dio non fa nulla in più di ciò che operano le creature. La forza creatrice non agisce accanto o al posto delle cose o delle persone, ma le alimenta in modo che esse siano e possano operare». Dio non interviene dall’esterno come un burattinaio che tira i fili della storia. Egli opera dal di dentro, come energia di vita, come respiro che sostiene ogni essere nel suo divenire.
L’amore, infatti, non sostituisce mai l’amato. Non invade il suo spazio. Non annulla la libertà delle creature e nemmeno le leggi profonde dell’universo. L’amore accompagna, sostiene, ispira, consola, ma non manipola. Dio è la presenza silenziosa che abita ogni dolore e ogni gioia, ogni nascita e ogni tramonto. È il respiro che sostiene la vita nel suo incessante trasformarsi, la profondità che custodisce ciò che di più vero siamo. Là dove qualcosa sembra finire, egli continua a raccogliere, conservare e trasfigurare tutto ciò che è stato amore, relazione, tenerezza, bellezza. Nulla viene dimenticato, nulla si perde nel nulla. Forse la fede non consiste nel credere che tutto accada perché Dio lo vuole. Consiste piuttosto nel credere che nulla di ciò che accade possa separarci dalla profondità dell’Amore. Che nessuna lacrima vada perduta. Che nessuna esistenza sia inutile. Che nessuna ferita sia dimenticata.
Molte cose restano incomprensibili. La sofferenza innocente continua a sfidarci. La morte continua a sembrarci uno scandalo. Non possediamo la chiave della storia, né comprendiamo la trama nascosta degli eventi. Ma possiamo intuire che sotto l’apparente frammentazione del reale esiste una fedeltà più grande delle nostre paure.
Per questo risultano così luminose le parole di Oscar Milosz:
«Tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il cielo sia lodato!) non è la nostra».

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 1 volte Ultima modifica il Domenica, 21 Giugno 2026 09:24
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

Search