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Domenica, 12 Aprile 2026 09:53

Domenica di Pasqua - Resurrezione del Signore - Anno A In evidenza

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Domenica di Pasqua - Resurrezione del Signore - Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima Lettura At 10,34a.37-43

Dagli Atti degli Apostoli
 

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».


Salmo Responsoriale Sal 117 (118)

Alleluia, alleluia, alleluia.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d'angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

 
Seconda Lettura  Col 3,1-4
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
 
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
 
Canto al Vangelo  (Cf. 1Cor 5,7-8)

 

Alleluia, alleluia.

Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato:
facciamo festa nel Signore.

Alleluia.

 

Vangelo Gv 20,1-9

Dal Vangelo secondo Giovanni
 
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

OMELIA

Alcune donne e alcuni uomini, per un breve tratto di tempo, hanno camminato accanto a Gesù di Nazareth, lungo strade aride e polverose. Eppure, ciò che accadde in quel tratto di vita non appartiene alla polvere, ma al fuoco.
Dev’essere stata un’esperienza capace di scardinare l’esistenza dalle sue abitudini, di spezzare l’inerzia del vivere. Non un insegnamento tra altri, non una morale più alta, ma qualcosa di più radicale, paragonabile ad un risveglio.
«Deve aver avuto l’effetto di un ridestarsi dopo un lungo sonno, come un appello ad abbandonare la non-vita per entrare nella realtà, come un lacerare sogni angosciosi, come un aprire gli occhi alla luce. Con Gesù accanto quelle donne e quegli uomini percepirono che la vita merita d’essere vissuta, perché colma di promessa di infinito, perché finalmente amate, accolte, ridestate alla dignità, perché oggetto di amore da sempre» (Eugen Drewermann).
Chi l’ha incontrato davvero, non ha semplicemente cambiato idea: ha cambiato stato dell’essere. Ha compiuto un passaggio di soglia. Il tempo ha cessato di essere una linea che scorre, lo spazio ha smesso di essere distanza. Tutto si è raccolto in un presente vivo, vibrante, senza margini. Un presente che non passa.
E qualcosa di questo, in fondo, lo conosciamo anche noi. Accade quando, anche solo per un istante, ci sentiamo interi. Quando l’amore ci raggiunge senza condizioni. Quando smettiamo di difenderci e, senza sforzo, siamo. In quei momenti non siamo più separati: né dagli altri, né da noi stessi, né dal tutto.
È come se per un attimo cadessero le distinzioni che ci tengono frammentati: dentro e fuori, sopra e sotto, io e altro. E ciò che resta è una semplice, luminosa evidenza: partecipiamo della stessa essenza che tutto genera e tutto attraversa.
Forse è questo che chiamiamo risurrezione. Non un evento da collocare altrove, ma uno stato di coscienza. Un aprirsi alla consapevolezza di essere immersi – e costituiti – da ciò che è senza confini: l’Uno, il Tutto.
La morte, allora, non è prima di tutto un fatto biologico. È dimenticanza, sonno. È vivere senza ricordare chi siamo.
Vivere da risorti significherà dunque abitare il quotidiano con questa memoria viva.
Significa attraversare i giorni da desti, non più identificati con le nostre paure, i nostri ruoli, le nostre storie e illusioni, ma radicati in una profondità che non può essere ferita.
È lasciar emergere, nel gesto più semplice, quella qualità dell’essere che chiamiamo divina.
In fondo, si tratta di rispondere a ciò che continuamente ci chiama: «il divino che chiama e dona potere alla vita umana per infrangere le barriere che ci imprigionano in una percezione distorta di ciò che significa essere umani, mettere da parte i confini che abbiamo creato nella nostra ricerca umana di sicurezza, andare oltre questi confini ed entrare nel significato di Dio» (John Shelby Spong).
E allora la domanda non è più se la risurrezione sia avvenuta o meno duemila anni fa. Ma se siamo disposti, oggi, a vivere da risvegliati, ossia da risorti.

 
Paolo Scquizzato
 
Letto 0 volte Ultima modifica il Domenica, 12 Aprile 2026 10:13
Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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