Anche il cristianesimo, per secoli, si è accanito contro il corpo, mentre vediamo che i vangeli ci presentano un Gesù attento ai sensi, alla corporeità, alla carne. Il peccato non viene necessariamente dalla carne, ma dall’intimo dell’uomo.
Ciascuno di noi ha una sua originalità e una sua vocazione: di qui nasce un contrasto insito in qualsiasi forma di vita associata. Ma se si assume radicalmente come senso etico della esistenza la relazione con il simile, allora il contrasto non può che cadere. Il totalitarismo politico va rifiutato, ma senza una tensione ideale che vede insieme socialità e moralità non è possibile affrontare le drammatiche questioni del mondo attuale.
Genetica umana. Due storie ci aiutano a capire cosa vuoi dire l'avanzamento della scienza genetica e cosa fare per affrontare i relativi problemi di carattere personale, familiare e sociale ed etico. Nello stesso tempo ci invitano a interrogarci sulla qualità dell'aiuto che possiamo offrire.
Rilettura dei dieci comandamenti. Il termine “invano” connota quotidianamente il senso e lo spessore del secondo comandamento; è porsi con leggerezza il nodo della crisi che oggi viviamo, rifiutarsi di discernere e progettare.
Se da una parte non si può non tener conto del gran numero di coppie con problemi di infertilità, dall’altra non si può assistere al clima da far-west in merito agli eccessi nell’applicazione di tecniche sempre più avanzate. E’ tutto giusto il dominio dei processi di procreazione?
Abbiamo superato le strutture della materia e del vivente; è necessario costruire un ponte che colleghi i due pilastri: progresso scientifico e progresso umano, il fare tecnico con il fare morale. Il principio-guida è il riferimento alla morale umana fondata sui valori comuni.
Nella vita in Cristo, nel percorso che ci riconduce per il Figlio e nello Spirito al Padre è il comandamento a fare la differenza? Come esso rende plausibile, come promuove il percorso che dall'immagine donata, costitutivamente donata, ci conduce alla somiglianza?
Nella Bibbia, il decalogo è indicato con l'espressione le "dieci parole". Il testo veterotestamentario, poi recepito dalla tradizione cristiana, è in duplice redazione. I due testi mostrano non poche differenze.
Il titolo potrebbe sembrare strano, ma non è così. Il Sole 24 ore del 29 maggio 2011 titolava un suo articolo: “Il disgusto non è un diritto”. Ma è proprio vero? Non abbiamo più il diritto di scandalizzarci?
Significativa la recente "pronuncia pregiudiziale" della Grande sezione della Corte di giustizia dell'Unione Europea in fatto di utilizzo di cellule staminali embrionali.
Oggi esiste una forte battaglia tra i sostenitori del bene primario della vita (e della persona) e quelli che reputano primario il bene della libertà. A volte, nella mediazione politica del bene, volere di più significa vanificare il possibile.
L'esortazione a sopportarsi gli uni gli altri, e dunque a usarsi reciprocamente pazienza, evoca il circolo ordinario della coesistenza nella comunità cristiana ed evoca altresì la capacità di resistere alla prova.
Ammonire significa evocare, richiamare, rendere presente il disegno di Dio. Se non c'è spazio per l'ammonire, non c'è spazio neanche per il consolare. Consolare e ammonire sono due opere di carità strettamente congiunte.
I politici e la vita morale. È ragionevole dare il potere a chi non è virtuoso? La morale insegna che una persona o possiede tutte le virtù o tutto il suo edificio morale è continuamente in pericolo. Ciò vale nella vita privata e in quella pubblica.
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